martedì, 31 luglio 2007
LA STIRPE DELLA SIRENA
Autore: Satoshi Kon
Anno: 1990
Casa editrice: Star comics
Formato: manga (1 volume)

La piccola ma meravigliosa cittadina costiera di Tsunate viene totalmente privatizzata da Yozo Yashiro, sindaco e 23esimo sacerdote scintoista del tempio Hirazu: manca poco ormai all'arrivo delle diverse compagnie che ci costruiranno sopra alberghi e strutture trasformandola in un centro turistico industriale. Il figlio di Yozo, Yosuke, assiste impotente alla distruzione delle bellezze naturali del posto assieme alla sua amica d'infanzia Natsumi (appena tornata nella sua città natia per dimenticare una storia sentimentale), ma quasi a voler combattere il "progresso capitalista" ci penserà una leggenda. Quella dell'uovo di sirena tramandato dalla famiglia di Yosuke da generazioni: se l'uovo non verrà riconsegnato al mare ogni 6 anni, l'ira della sirena si risolverà in un cataclisma che farà totalmente sparire i pesci dall'isola...
Giù il cappello davanti a Satoshi Kon, che oltre ad essere uno dei più originali registi degli ultimi tempi s'è sempre rivelato anche un signor mangaka. La Stirpe della Sirena non fa eccezione, riconfermando il suo talento nello scrivere belle e suggestive storie iniettate di critica sociale contro il cosidetto "progresso industriale". Evitando di farne una semplice questione di disegni (il tratto di Kon è sempre uno spettacolo per gli occhi: fantastico e ultra-dettagliato nei disegni e sopratutto negli sfondi) analizziamo subito questo suo vecchio lavoro uscito nel 1990. La Stirpe della Sirena è un suggestivo racconto marittimo di grande realismo ed umanità, una storia sulla maturazione e sulla cresciuta (del protagonista Yosuke), e sopratutto una bella favola ecologica accostabile al Princess Mononoke di Miyazaki quanto ad atmosfere. Attraverso dialoghi ben scritti, una caratterizzazione ottimale dei personaggi messi in scena ed una sapiente sceneggiatura scevra da lungaggini, in sole 200 pagine Kon ci regala un piccolo capolavoro appassionante e poetico, che gode di numerosi momenti di incredibile suggestione (uno per tutti il primo incontro notturno con la sirena, la cui sagoma viene illuminata da una torcia caduta in acqua) e che sopratutto in ogni pagina fa trasparire un efficace messaggio ecologista di amore per la natura. Un gran bel manga consigliabile a qualsiasi appassionato di buon fumetto, che nella storia imbastita da Kon troverà poesia e contenuti. Peccato per l'edizione Star Comics, appena sufficiente per colpa di una mediocre rilegatura (sarebbe bello avere un'opera simile in un'edizione degna che non si distrugga dopo qualche anno, ma all'epoca la Star e la collana "storie di kappa" ancora non avevano conosciuto i buoni standard qualitativi odierni).
martedì, 31 luglio 2007
Incredibile, proprio il giorno dopo la morte di Bergman un altro grandissimo ci lascia: Michelangelo Antonioni, regista di quel fenomenale "Blow Up". Sono sconvolto.
Rest in peace.
lunedì, 30 luglio 2007
In attesa di aggiornamenti (che arriveranno a breve) un saluto ad uno dei più grandi registi della nostra epoca, che proprio oggi ci ha lasciato: Ingmar Bergman.
Questi ultimi anni hanno purtropo visto sparire dalla circolazione un sacco di registi ed attori che hanno fatto la storia del cinema: dopo Altman, anche Bergman adesso.
Rest in peace.
sabato, 28 luglio 2007
ICHI THE KILLER
Autore: Hideo Yamamoto
Anno: 1998
Casa editrice: (scans)
Formato: manga (10 volumi)

Uno spaventoso boss mafioso sadomasochista chiamato Kakihara; un giovane e timido ragazzo chiamato Ichi che all'occorrenza diventa un killer mostruoso che si masturba dopo aver fatto a pezzi le sue vittime; un vecchietto che, dopo aver riunito i rinnegati di diversi clan mafiosi del quartiere a luci rosse di Kabukichou (a Tokyo) orchestra i giochi. Le strade dei tre si incroceranno, ed il sangue scorrerà copioso...
Da quell'Hideo Yamamoto che già in Italia ha scioccato col crudo e rivoltante Homunculus, la sua miglior opera in assoluto: Ichi the Killer. In molti conoscono l'omonimo film tratto da esso e diretto dal geniale Miike, ma in ben pochi hanno avuto la possibilità di leggere il manga originale che, manco a dirlo, è davvero su un altro pianeta. Vietato in diversi paesi giapponesi a causa dei suoi contenuti estremi, Ichi the Killer è un autentico capolavoro: un fumetto crudissimo, estremo, per certi versi insostenibile a causa della violenza pazzesca che vi viene rappresentata, dal gusto per i dettagli rivoltanti (droga, necrofilia, piercing sanguinosi...) e per il sesso più spinto, ma incredibilmente ben scritto e disegnato (con il solito stile realistico e al contempo stravagante), dotato di un'eccezionale sceneggiatura e di una caratterizzazione dei personaggi superba. Eh già, a cominciare dal timidissimo e complessato Ichi fino allo spaventoso sadomasochista Kakihara, tutti i protagonisti della vicenda ed i loro comprimari, seppur volontariamente esagerati, eccessivi e sopra le righe riescono ad essere profondi e, nella loro pazzia, pure realistici e addirittura simpatici. A condire il tutto, un humor nerissimo e grottesco che riesce a far mandar giù anche le situazioni più vomitevoli e diverse sequenze di impressionante tortura psicologica capace di ipnotizzare il lettore. Un'opera sicuramente non per tutti, consigliata esclusivamente a chi ha un buon stomaco e non è troppo impressionabile, ma che merita di essere letta da qualsiasi amante del buon fumetto e che vi terrà col fiato sospeso fino alla sua eccezionale e grottesca conclusione. Il film di Miike è buono, ma ovviamente la violenza e la caratterizzazione dei protagonisti non riesce a competere con gli eccessi del fumetto precursore. Mai giunto in Italia (e l'impressione è che mai ci arriverà), il fumetto si può leggerlo grazie ai ragazzi di italymanga che hanno completamente tradotto i 10 volumi in italiano.
venerdì, 27 luglio 2007
SAMURAI TROOPERS - MESSAGE
Studio: Sunrise
Regia: Mamoru Hamatsu
Anno: 1991
Formato: oav (5 episodi)

E' passato molto tempo dalla distruzione delle cinque armature (narrata nella Leggenda dell'Imperatore Splendente), e le strade dei cinque samurai, di Nasty e Jun si sono completamente divise. A far riunire i cinque samurai ci penserà un inquietante manoscritto ritrovato da Toma: sembra che le loro avventure, le loro battaglie, le loro sofferenze ed i loro sacrifici fossero già stati scritti dal destino, visto che il documento attesta di come le loro gesta venivano già rappresentate teatralmente secoli prima. I cinque sono dilaniati dall'angoscia e dai dubbi esistenziali, e le loro strade si dividono ulteriormente: tutto ciò per cui hanno lottato e la loro amicizia non dipendeva dalla loro volontà? Nella penombra un nemico: una bellissima e triste donna chiamata Suzunagi, che nella sua lunghissima vita ha conosciuto il dolore e la solitudine più di qualsiasi altra persona. Il suo obiettivo è di riportare in vita le cinque armature in modo da poter così risvegliare l'armatura dell'Imperatore Splendente, che finalmente distruggerà il mondo degli uomini cancellando in modo radicale ed eterno la malvagità che si annida nel cuore umano. Inizia quindi ad incontrare singolarmente ogni samurai, in modo da approfittare dei suoi dubbi esistenziali per far risvegliare la sua armatura...
Ultima avventura dei cinque samurai, che chiude definitivamente le loro vicende attraverso un affascinante finale. Si tratta dell'opera più artistica e notevole mai girata su di loro, ma la valutazione è decisamente indecisa. Se da un lato la bellezza struggente della storia e la poesia che vi scorre creano insieme sequenze liriche di grande impatto (tendente in diversi casi addirittura al commovente), dall'altra parte abbiamo (come sempre) momenti di grande confusione che rendono particolarmente criptica la storia nel suo complesso: sovente sembra di assistere ad un film di David Lynch visto il gran numero di scene oniriche, confuse o lentissime che rendono a tratti la visione dell'opera pesante come un macigno. Non c'è neanche un buon equilibrio in questa miniserie di 5 lunghi episodi (per un totale di 133 minuti), dove per ben 4 episodi e mezzo assistiamo a ben 5 lunghissimi flashback che raccontano per immagini l'intera serie televisiva e gli oav precedenti, raccontati da ciascuno dei 4 samurai secondo il proprio punto di vista (più uno da Suzunagi). Indubbiamente una soluzione antipatica che rende quasi tutta la serie per certi versi interminabile, senza nulla togliere ai già citati momenti di grande poesia che risollevano in buon modo il giudizio. Come se non bastasse i toni dei dialoghi di questo oav sono incredibilmente aulici e forbitissimi (quasi ai livelli di un esteta!), e la cosa stona in maniera incredibile in una serie che è sempre stata dedicata ad un pubblico giovane, e riesce a rendere ulteriormente pesante la visione. La bellezza e l'intensità del seppur confuso finale portano a far gradire quello che a conti fatti è un oav lungo e per molti tratti inutile e pesante, ed il fatto che proprio questo atto
conclusivo delle avventure dei cinque samurai così tipicamente low budget sia forse il più riuscito dell'intera produzione a loro dedicata la dice davvero lunga. Tecnicamente un ottimo prodotto, per carità (anche se il 75% sono pur sempre animazioni riciclate dal passato!), ben girato, con un chara design più adulto e serio del passato, con un bel mecha design delle nuove armature, un'ottima caratterizzazione dei personaggi, buone musiche ed una sigla finale eccezionalmente bella, poetica e struggente ("Tsukamaete Ite", cantata da Kaori Honma), ma se in definitiva non fosse per i momenti di grande poesia e per il bel commovente finale (che pur aperto è incredibilmente migliore delle affrettatissime e deludenti conclusioni delle altre opere), avremmo un oav decisamente stucchevole, interminabile e pesantissimo da digerire.
giovedì, 26 luglio 2007
SAMURAI TROOPERS - LA LEGGENDA DELL'IMPERATORE SPLENDENTE
Produttore: Sunrise
Regia: Mamoru Hamatsu
Anno: 1990
Formato: oav (4 episodi)

Tokyo, quartiere Shinjuku: misteriosi fenomeni atmosferici fanno crescere un'incredibile vegetazione tropicale nella città, costringendo la popolazione all'evacuzione. Dirigendosi lì per indagare, i cinque samurai affronteranno un misterioso africano chiamato Mukala, dotato di una forza mostruosa (capace di tenere loro testa), e sopratutto padrone di un'altra armatura dell'Imperatore Splendente, uguale a quella bianca di Ryo ma di colore nero. Durante lo scontro Mukala creerà un buco temporale che inghiottirà lui, Ryo e Seiji, trasportandoli nella Tanzania dove lui e la sua tribù di tauraki abitano. Nasty, Jun, Fiamma Bianca, Shu e Toma scenderanno in Africa per raggiungerli, mentre Shin rimarrà in Giappone perchè stanco di lottare e in disputa con gli altri samurai. Mukala è posseduto dalla sua armatura malvagia, ed anche i samurai dovranno presto fare i conti con le loro, anch'esse animate da una propria violenta volontà. Nel mezzo il monito di Nalia, promessa sposa di Mukala: le due armature dell'Imperatore Splendente non dovranno mai affrontarsi....
Seconda avventura dei cinque samurai riservata al mercato home video, e risultato similare alla prima: delusione. Sensazione iniziale molto positiva, con una puntata introduttiva spettacolare ed intrigante che fa respirare un'aria di mistero. Chi sarà mai Mukala? Come mai non c'è modo di sconfiggerlo? E' un essere umano o no? Tanti quesiti che si sussegueranno fino al finale, aggiungendo poi dei retroscena inediti che dovrebbero interessare un pò tutti i fan dei Samurai Troopers, come l'origine dell'armatura dell'Imperatore Splendente o il ruolo di Fiamma Nera. Peccato che, per chissà quale ragione, sia tutto incomprensibile e confusionario e fino alla fine tantissimi quesiti rimangono irrisolti o spiegati talmente in malo modo che la valutazione sulla sceneggiatura non può che essere bassa. Eppure, al di là di queste brutte magagne, il risultato non è orribile come nel passato. Ci troviamo probabilmente di fronte all'unica opera sui cinque samurai che dà un buon spazio alla caratterizzazione di quasi tutti i personaggi, ed a questo proposito è decisamente da notare come per la prima e probabilmente ultima volta Shin riesce addirittura da uomo insignificante e noioso (come s'è sempre visto in passato) ad ottenere una parte di una notevole importanza, dimostrando carattere e personalità che rendono il samurai dall'armatura del Torrente verosimile. Questo almeno fino al terzo episodio. Poi, ovviamente, tutto viene rovinato dal quarto e conclusivo atto, dove nel solito crescendo di inverosimiglianza tutto quello che era stato decentemente costruito finisce polverizzato dai soliti sviluppi e scene prevedibili, che culminano nell'altrettanto prevedibile (ormai anche questo un marchio di fabbrica), affrettatissimo e deludente finale. La Leggenda dell'Imperatore splendente è tecnicamente un buon prodotto, sicuramente superiore alla serie oav precedente, ma non si riesce ugualmente a capire come da una sequenza all'altra sia possibile assistere ad un cambiamento di chara design (a volte semplicistico come nella serie tv, a volte dettagliato come quello in Incubo a New York) e di regia così netti. Sceneggiatura traballante, personaggi stranamente ben caratterizzati ed una buonissima costruzione tecnica sono i marchi di fabbrica di questa seconda serie oav che, come al solito, è consigliabile unicamente ai fan dei cinque samurai. Riguardo all'edizione italiana della Yamato valgono le stesse identiche considerazioni della recensione di Incubo a New York.
mercoledì, 25 luglio 2007
SAMURAI TROOPERS: INCUBO A NEW YORK
Produttore: Sunrise
Regia: Mamoru Hamatsu & Kazuki Akane
Anno: 1989
Formato: oav (2 episodi)

A New York si sono perse le tracce di Seiji, e proprio durante il compleanno di Ryo gli altri 4 samurai vedono sul notiziario alcune riprese che mostrano l'armatura dell'amico uccidere delle persone inermi: chi è che utilizza l'armatura del Nimbo? Per che ragione? Che fine ha fatto Seiji? I 4 samurai, Jun e Nasty scendono quindi a New York per indagare, e assieme alla giovane e bella Luna (sorella di una delle vittime dell'armatura, in cerca di vendetta) scopriranno la verità che si annida nella Chinatown: Seiji è prigioniero di Shikaisen, un malvagio mago esperto di necromanzia che, con l'ausilio di uno scienziato pazzo, utilizza i poteri dell'armatura del giovane per accrescere la sua forza...
Prima delle tre serie oav dedicate ai Samurai Troopers, questo Incubo a New York (originariamente "Gaiden": chissà perchè la Yamato avrà voluto ribattezzarlo in modo così banale per il mercato italiano) è essenzialmente un'opera molto, molto mediocre oltre che inutile. Se tecnicamente ci troviamo di fronte ad un prodotto ben più dignitoso della serie tv, che gode di una chara più dettagliato e dinamico (al contrario di quello estremamente semplicistico del passato: prima ci sorbivamo Shioyama e Nakayama, adesso abbiamo Shioyama ed il nuovo Murase, e la differenza si vede) e di una regia più spettacolare e meno annoiata (al posto di Masashi Ikeda subentrano Hamatsu ed Hakane), per quel che concerne trama, sceneggiatura e personaggi facciamo addirittura dei passi indietro rispetto al passato. La serie tv non si è mai contraddistinta più di tanto per colpi di scena o grandi plot, ma qui siamo davvero di fronte ad un regresso pazzesco: tanti combattimenti gratuiti che non hanno alcuna ripercussione sulla vicenda, due cattivi inutili che neanche si capisce cosa vogliono fare e perchè lo fanno, persone che vengono uccise senza una ragione, diversi personaggi con delle buone potenzialità che finiscono per essere sfruttati malamente (Luna e lo zio di Shu), ed infine uno scontro finale affrettatissimo e sbrigativo seguito da un epilogo veramente bruttissimo che chiude questa miniserie in modo più che orribile (quasi al livello del terribile episodio 39 della serie tv). Si poteva sfruttare questa serie oav nata evidentemente male anche solo per dare un briciolo di caratterizzazione ai cinque samurai (mancante addirittura fin dal passato!), ma anche questa volta troviamo come unici protagonisti vagamente attivi Ryo e Shun: Seiji appare nel finale e dice due parole in croce, mentre Shin e Toma continuano ad essere imprigionati in un anonimato imbarazzante. Nulla da fare, questa prima miniserie oav è da bocciare praticamente in toto e solo gli amanti dei cinque samurai potranno trovare qualche minima ragione per vederla (ma bisogna dire che in ogni caso questa ristretta nicchia di persone sarà l'unica che saprà apprezzare un pò tutto il materiale concernente le gesta dei Samurai Troopers, vista la mediocrità dilagante un pò ovunque nelle produzioni a loro dedicate). Incubo a New York rimane in ogni caso un'avventura brutta che non aggiunge assolutamente nulla, quindi inutile: tutto già visto e rivisto. Nota a parte per l'adattamento italiano, nel complesso più che buono e dotato di un buon doppiaggio con nomi finalmente originali (altro che Ryo, Sami, Kimo etc.), ma non si capisce perchè usare ancora la parola "vestizione" quando i samurai indossano l'armatura (assente in origine ed inventata nel pessimo adattamento dell'originaria serie tv) e sopratutto perchè i nomi dei colpi devono per forza essere tradotti e non lasciati in originale...
mercoledì, 25 luglio 2007
THE NECRO FILES
Regia: Matt Jaissle
Attori: Isaac Cooper, Steve Sheppard, Gary Browning
Anno: 1997
Produzione: USA

Seattle: Rod Logan, un pazzo assassino necrofilo (?) finisce ucciso da una coppia di poliziotti svitati (Sloane e Manners). Nove mesi dopo (!!!) una congrega di satanisti va a fare una messa nera in pieno giorno in un cimitero (in piena città, con le auto che scorazzano a 10 metri da loro), e qui macella un innocente neonato (una bambola di plastica) come sacrificio a Satana davanti alla tomba di Logan. Questi tornerà quindi in vita come zombi, e con il suo abnorme pene inizierà a stuprare, macellare e divorare tutte le belle ragazze che gli capitano a tiro, fino ad innamorarsi di una bambola gonfiabile (?!) appartenuta ad una lesbica (?!). Dovrà fare i conti prima col neonato, anch'essi ritornato in vita sottoforma di zombi volante (??) e poi nuovamente con Sloane e Manners, che lo uccisero quando era in vita....
Leggendo la trama, avrete capito di che pasta è questo film. Non distogliete gli occhi disgustati però: è un trash, è un amatoriale, ma è anche un bel film! Splatterissimo, divertente, buffonesco, inverosimile: tanti aggettivi che calzano alla perfezione per questa simpatica opera, che trova nella realizzazione i suoi più grandi pregi. E' un film ben diretto, ben recitato (strano, eh?), con tante scene splatter incredibilmente realistiche e sanguinose, e con un un gran bel tema sonoro, sempre ad opera del regista Matt Jaissle. Tutto questo al servizio del trash più divertente ed irriverente, dove regna la misoginia (tutte le ragazze sono qui viste come ninfomani, depravate o pure lesbiche), il maschilismo e l'assurdo più totale e divertente (il detective Martin che ha spesso strani ed esilaranti scatti omicidi che gli fanno massacrare chiunque è nelle vicinanze). Uno splatter-trash (condito da un certo gusto per le scene di nudo ed il soft-core) consigliato agli amanti del genere, che certamente non ne rimarranno delusi: le risate si sprecheranno, in questo piccolo gioiello del cinema amatoriale. Purtroppo inedito in Italia, si può reperire solamente in lingua originale. Gode addirittura di un sequel, girato nel 2003 da Ron Carlo e sempre prodotto da Tjersland, molto più focalizzato sulla parte puramente erotica.
Curiosità: dedicato al nostrano Joe D'Amato.
mercoledì, 25 luglio 2007
SLAM DUNK
Autore: Takehiko Inoue
Serializzazione: 1990 - 1996
Casa editrice: Planet Manga
Formato: manga (31 volumi)
Hanamichi Sakuragi è un giovane teppista dai capelli rossi appena iscrittosi al liceo Shohoku. Scaricato da ben 50 ragazze, odia a morte il basket. Prenderà una sbandata mostruosa per la giovane Haruko Akagi, sorella del capitano della squadra di basket del liceo (Takenori Akagi, detto "Il gorilla"), anch'essa come il fratello appassionata della pallacanestro. Per amore di lei quindi Hanamichi entrerà nella squadra, e dopo immensi sacrifici, umiliazioni e perdite di testa inizierà finalmente a maturare, a crescere come persona e a dimostrare il suo immenso talento per lo sport. Gli obiettivi di "testa calda" Hanamichi saranno quindi sia conquistare Haruko (che a sua volta lo vede con simpatia, ma è invece cotta di Kaede Rukawa, asso della squadra, per il quale ovviamente Hanamichi prova repulsione), sia realizzare il sogno del capitano Akagi di vincere il campionato nazionale...
Straordinaria opera cult di Takehiko Inoue, Slam Dunk è sicuramente uno tra i più grandi fumetti sportivi di sempre: conosciuto in tutto il mondo, ha sopratutto avuto il grande merito di far riscoprire al Giappone il gusto per la pallacanestro, contribuendo così a far ripartire lo sport (stesso effetto fece Capitan Tsubasa sul calcio, sempre in terra nipponica). Quella che parte come un'opera a tratti comica con il basket di sottofondo (con frequentissime concessioni al super deformed), diventa via via una storia incredibilmente seria, realistica e mai prevedibile, che nelle scene drammatiche offre una grandissima caratterizzazione di tutti i personaggi (sembra che Inoue si sia ispirato a persone vere), e che nella parte puramente sportiva si rivela incredibilmente coinvolgente ed accattivante, grazie a un tratto dettagliato, realistico e spettacolare. La regia delle tavole di Inoue è difatti estremamente dinamica, e segue in modo perfetto le fasi della partita: primi piani giganteschi sui movimenti dei giocatori quando si liberano dalla marcatura dell'avversario, e doppie pagine anche solo per mostrare un canestro importante o possente. Il tutto rende le partite estremamente spettacolari, e dettagli anche secondari come le esplosioni di sudore dei giocatori, i loro muscoli caldi e possenti o anche semplicemente il rumore delle scarpe da ginnastica che stridono sul pavimento, riescono a far letteralmente rivivere l'impressione di assistere ad un'estenuante partita di pallacanestro dove tutti si impegnano al limite delle loro possibilità. Campione d'incassi (non si contano le milioni di copie vendute in Giappone) e creatore di un massiccio merchandising, Slam Dunk riesce anche nell'ardua impresa di non essere mai troppo eccessivamente commerciale, evitando quindi di allungarsi troppo e riuscendo sempre a mantenere un'ottimo ritmo complessivo. Mischiando poi nelle serissime e lunghissime partite (anche 5 volumi a volte!) un sempre inimitabile humor (vedere le spassose vignette circolari che disegna alle fine di ogni capitolo), Inoue riesce a non renderle mai pesanti, ma sempre più intriganti ed avvincenti: il lettore sovente si ritroverà così a divorare avidamente ogni volume col cuore in gola, per poi attendere spazientito il prossimo. Slam Dunk è un manga che potrebbe davvero essere così definito un capolavoro, se non fosse per la sua terribile conclusione. Proprio così: il manga termina in modo improvviso e brutale con un imprevedibile finale, che riesce nell'ardua impresa di segare via tutti i sviluppi lasciati in sospeso ed i pluriannunciati grandi match dello Shohoku, tutti presentati poco prima del campionato nazionale (il mediocre anime terminerà invece molto prima, lasciando anch'egli aperti molti questiti irrisolti). Un finale decisamente tronco ed irritante, messo lì per chissà quale ragione (probabilmente il manga non tirava più come prima), che però rende di fatto inutili gli ultimi 10 volumi di campionato nazionale, tutti vertenti a fare suspance sulle future partite che in questo modo neanche si vedranno. Un vero peccato davvero, per quello che poteva essere un signor capolavoro. Funeste divagazioni a parte, il manga merita in ogni caso la spesa per acquistarlo, quindi vi esorto a farlo: evitate però la prima edizione Planet Manga in 62 volumi, e rivolgetevi alla successiva Collection in 31, più fedele al formato originale. Lasciate anche perdere la nuova ristampa in grande formato con le pagine a colori reintegrate: in teoria sarebbe la migliore, ma purtroppo per il prezzo di 7 euro offre carta inguardabile e trasparente.
mercoledì, 25 luglio 2007
GUNDAM - THE REVIVAL OF ZEON
Autore: Kazuhisa Kondo
Anno: 1996
Casa editrice: Planet Manga
Formato: manga (2 volumi)

Universal Century, anno 0092. Con la rinascita di Zeon ad opera di Char Aznable, ricomincia la guerra con la Federazione. E' a est della penisola scandinava che la Federazione attaccherà una base di approvvigionamenti dei zeoniani, nel terrore che in futuro possa divenire la base di una loro controffensiva...
Quasi un seguito ideale di Record of MS Wars II, questo Revival of Zeon ne è globalmente molto simile, ma fortunatamente anche superiore come risultato finale. Dove in Record II assistevamo ad una raccolta di tanti episodi di battaglia slegati, confusi, noiosi e dimenticabili, in Revival of Zeon ci troviamo di fronte ad un'unica grande storia formata da diversi episodi legati l'uno all'altro cronologicamente, nel quale assisteremo a feroci e dramatiche battaglie tra mobile suit. Su questo aspetto gli amanti delle saghe UC di Gundam saranno felicissimi di sapere che in queste battaglie si vedranno un numero spropositato di mech: oltre ai classici Zaku e Dom, vedremo in azione anche The O, gli Z e ZZ Gundam, il Sazabi e pure un prototipo di Nu Gundam (questi ultimi due visti unicamente nel lungometraggio Char's Counterattack, di cui questo fumetto è prologo). Oltretutto, assieme al solito Frederick Braun (protagonista di diversi di questi speciali di Kazuhisa Kondo) vedremo anche Char in una breve parte, e diversi riferimenti ad Amuro e Bright. Insolitamente buono seppur non trascendentale pure il finale, che praticamente da inizio a Char's Counterattack. Sicuramente, tre le varie miniserie create da Kazuhisa Kondo su Gundam, questa ne è tra le meno peggio: i disegni sono ugualmente spesso confusionari, ma perlomeno questa volta sono un pelo più chiari e tecnici. E sopratutto si nota un notevole miglioramento addirittura nel chara design, insolitamente realistico e sufficiente. Opera che di per sè non va oltre la sufficienza, ma se volete avere un'occasione di vedere tutti i Gundam combattere insieme appassionatamente, forse questo è l'unico prodotto ufficiale che ve lo permetterà. Peccato per la solita edizione scarsa Panini: tavole ribaltate, alcune traduzioni non ottimali e smembramento del tankobon originario nelle solite due canoniche sottilette.