venerdì, 31 agosto 2007
SCANNERS
Regia: David Cronenberg
Attori: Stephen Lack, Patrick McGoohan, Micheal Ironside, Jennifer O'Neill
Anno: 1981
Produzione: Canada
Il giovane disadattato Cameron Vale possiede dei misteriosi poteri mentali che gli permettono di agire col semplice pensiero sul sistema nervoso delle persone, fino a fare di loro ciò che vuole. Finisce catturato da alcuni misteriosi uomini che lo porteranno al cospetto del dottor Ruth, mente di una sezione sperimentale della multinazionale di armamenti della Consec. Vale scoprirà così dal dottore di essere uno Scanner, un super individuo dai poteri esp incredibilmente sviluppati. Ruth rivelerà poi che esiste un'organizzazione criminale di Scanners messa in piedi dallo psicopatico Revok, uno dei più forti Scanner mai nati: Vale accetterà così la missione di risalire a lui per ucciderlo e scongiurare il pericolo che questi super uomini conquistino il mondo. Durante le indagini, il giovane protagonista verrà però a conoscenza di un misterioso programma Ripe, sviluppato da una società chimica legata alla Consec....
Altro riuscito grande film di Cronenberg, questo avveniristico Scanners. Più tendente al fantastico che all'horror, il film predilige nuovamente il tema portante di quasi tutte le opere del grande regista canadese: la mutazione totale del corpo, la sua fusione e l'esplorazione di esso sotto ogni forma, quella che col successivo Videodrome verrà battezzata "poetica della carne". Il titolo, del tutto appropriato, è pura dichiarazione d'intenti: con i loro poteri esp i personaggi scannerizzano letteralmente qualsiasi sistema nervoso, che sia organico o che sia meccanico. Il protagonista (un inespressivo Stephen Lack) continua a leggere le menti delle persone, ad agire sui loro organi, e riesce pure a viaggiare attraverso le fibre ottiche di un gigantesco sistema informatico per leggere i file relativi al misterioso programma Ripe. Film diretto in modo secco e ruvido, con diverse scene brutali del tutto inattese e con un'interpretazione misurata di quasi tutti gli attori (eccellente il villain Revok interpretato da Ironside, ma purtroppo vivrà nell'ombra per quasi tutta la durata del film). Abbastanza gradevole il comparto musicale (di Howard Shore), e invece grandissima la sceneggiatura: l'originalissimo ed avveniristico soggetto del film (che anticipa di una decina di anni diversi concetti cyberpunk come quello della "rete") gode di un intelligente intreccio, e sopratutto di un finale spettacolare e disturbante da antologia, talmente enigmatico ed inquietante da entrare storia del cinema. Gli straordinari effetti speciali condiscono un film che sicuramente nella sua originalità e nei temi trattati rappresenta uno dei picchi di Cronenberg, e permettono di non badare a quello che è l'unico difetto: la regia. E' infatti fastidioso vedere al servizio di questa storia, essenzialmente d'avventura, una regia così asciutta e spenta, così totalmente fuori luogo!
giovedì, 30 agosto 2007
PROFONDO ROSSO
Regia: Dario Argento
Attori: David Hemmings, Gabriele Lavia, Daria Nicolodi
Anno: 1975
Produzione: Italia

Un pianista chiamato Mark Daly assiste per caso al cruento omicidio di una medium: corso subito dentro l'appartamento di lei per aiutarla, si rende conto che è troppo tardi. Al pianista rimane però impresso in testa un particolare importantissimo che non riesce a mettere a fuoco neppure con l'aiuto della polizia: inizierà quindi ad indagare per conto suo, con l'aiuto di una giornalista chiamata Gianna Brezzi. La verità risiede in una misteriosa villa abbandonata, teatro molti anni prima di uno spaventoso fatto di sangue. L'assassino è però ancora in circolazione...
E' nel 1975 che Dario Argento entra nella storia del cinema, guadagnandosi così lo status di maestro riconosciuto. Lo fa con Profondo Rosso, il cui titolo è tutto un programma: un thriller terrificante e pieno di tensione, che inizia e finisce nel sangue. Se con la cosidetta "trilogia degli animali" Argento aggiorna le trovate e le idee dei thriller di Mario Bava accompagnandole con alcune di sue, è in Profondo Rosso che i caratteri del suo cinema trovano totale consacrazione: la sublimazione del rituale dell'omicidio (il film ebbe numerosissimi problemi con la censura di tutto il mondo), la visuale in soggettiva dell'assassino, il gusto per i dettagli piccoli e macabri (l'omicida che giocherella con grottesche bamboline prima di agire), il gusto per i primissimi piani delle armi da taglio, l'omicida visto come babau nerovestito con l'immancabile cappellaccio, il celeberrimo doppio finale ed infine l'immancabile elemento risolutore, quel piccolo dettaglio che al momento della sua scoperta fa inquadrare la vicenda sotto un punto di vista totalmente differente. Profondo Rosso è tecnicamente il thrilling perfetto: la regia è talentuosa (il lungo piano sequenza che mostra Mark e Carlo parlare davanti ad una fontana), priva di sbavature, claustrofobica: riesce a far provare terrore con artefizi ed idee geniali (inquadrando il sudore che scorre gelido sul primissimo piano degli attori) o anche solo riprendendo da posizioni inquietanti. Argento non riuscirà più a ripetersi a questi livelli, neanche con il successivo Suspiria (in quel caso la regia più che per terrorizzare verrà usata per suggestionare). La scelta del cast è poi felicissima: oltre ad un fenomenale David Hemmings (già ammirato l'anno prima nel Blow Up di Antonioni in un ruolo peraltro similare) troviamo qui anche un ispiratissimo Gabriele Lavia, mai più probabilmente a questi livelli, e quasi al top è anche Daria Nicolodi. Non una grandissima attrice, ma la sua prova è qui ben più che discreta. Impossibile non soffermarsi poi sulla colonna sonora progressive rock ad opera dei Goblin (coadiuvati dal jazzista Giorgio Gaslini), qui alla loro prima storica collaborazione con Argento. Una collaborazione fruttuosa che porterà a dei brani musicali immortali che entreranno nell'immaginario collettivo italiano, forse più del film stesso: i brani composti in quest'occasione sono talmente spaventosi, ipnotizzanti, tesissimi e agghiaccianti da rendere un incubo ad occhi aperti il film. Gli incredibili e disturbanti colpi di scena e le incredibili rivelazioni sono la testimonianza di una sceneggiatura fantastica (scritta da Bernardino Zapponi e Dario Argento), quindi quali sono gli inevitabili difetti? presto detto: al di là degli innegabili meriti Profondo Rosso ha qualche lungaggine che si fa sentire sopratutto nella lenta parte centrale del film (che nelle sue frequenti concessioni ad elementi comici sdrammatizzanti finisce col diventare abbastanza soporifero), e per giunta a volte Dario sembra prendersi troppo seriamente con qualche inquadratura artistica di troppo, ma sono sottigliezze che non minano troppo il giudizio su uno dei più grandi film di culto di sempre del cinema della tensione. Una visione obbligata.
Curiosità: il film, dal titolo iniziale provvisorio "la tigre dai denti a sciabola", avrebbe dovuto costituire la "quadrilogia degli animali".
mercoledì, 29 agosto 2007
IL GATTO A NOVE CODE
Regia: Dario Argento
Attori: Rada Rassimov, Catherine Spaak, Karl Malden
Anno: 1971
Produzione: Italia - Francia

Nell'istituto Terzi, che si occupa di ricerche genetiche, avviene una scoperta sensazionale: tutti i delinquenti sono portati a compiere crimini unicamente in virtù di un determinato corredo genetico che solo loro possiedono. Una scoperta che non potrà mai venire alla luce, visto che le varie schede relative verranno trafugate ed i diversi scienziati che si sono occupati degli studi finiranno uccisi da un misterioso assassino.Ad indagare si metteranno il giornalista Carlo Giordani e Franco Arnò, un testimone cieco del primo omicidio, accompagnato dalla sua piccola figlia Lori...
Il Gatto a nove code è, essenzialmente, l'opera più debole del cosidetto "periodo d'oro" di Dario Argento (che parte dall'Uccello dalle piume di cristallo del 1969 e arriva al bellissimo Phenomena del 1985). Quello che in questa occasione parte come un ambizioso thriller dall'originale soggetto, si trasforma nel corso della sua durata in un giallo tendente al poliziesco quanto ad atmosfere e svolgimento, diretto in maniera tutto sommato buona ma che trova nella sceneggiatura a tratti confusionaria e nei troppi personaggi da gestire dei difetti che rovinano abbastanza vistosamente il gradimento generale. Qualche momento di grande atmosfera c'è (Carlo e Franco che scoperchiano la tomba di una vittima e cercano nel cadavere di lei un biglietto dalla vitale importanza); la colonna sonora, sempre ad opera di Morricone, convince; gli interpreti sono più che buoni (notevole la giovane ma già bellissima Catherine Spaak, che fu messa lì per volere dei produttori contro la volontà di Argento) ed infine qualche idea d'effetto c'è (dell'assassino vediamo sempre e solo l'iride), ma sono fuochi fatui in un giallo che scorre via in modo abbastanza ordinario e privo di mordente o di grosse sorprese. La confusione e sopratutto la noia che si respirano nel corso della visione, infatti, contribuiscono a togliere peso a questi pregi, e la quasi totale assenza di scene crude o sanguinose rende ancora più pesante il tutto. Il Gatto a nove code è un film ben curato e ben confezionato, che però delude le aspettative di chi si aspettava un thriller teso ed avvincenete come il predecessore. Una visione che, in definitiva, oltre a risultare al massimo gradevole dirà poco di più, agli spettatori occasionali così come ai fan del maestro internazionale del thrilling.
mercoledì, 29 agosto 2007
SPIDER MAN 3
Regia: Sam Raimi
Attori: T. Maguire, K. Dunst, J. Franco, T. Haden Church, T. Grace
Anno: 2007
Produzione: USA

L'ultimo episodio dell'Uomo Ragno si chiude con Mary Jane che finalmente si mette assieme a Peter Parker (dopo averne scoperto l'identità) e con Harry che, dopo aver scoperto la stessa cosa, è sempre più risoluto a voler uccidere il suo miglior amico per vendicare la morte del padre avvenuta nel primo film. Adesso la vita di Peter Parker scorre a gonfie vele: il lavoro va bene, è innamorato e ricambiato da Mary Jane, e si appresta anche a sposarla. Tutto inizierà a cambiare quando una misteriosa presenza aliena prenderà possesso del corpo del ragazzo, rendendolo più forte e possente ma anche più crudele. Sotto la possessione dell'entità aliena la vita di Peter inizierà a degenerare, sino a quando verrà lasciato da Mary Jane. L'Uomo Ragno riuscirà a liberarsi con enormi sforzi dal viscido parassita, ma solo per ritrovarselo come avversario quando quest'ultimo prenderà possesso del corpo di un suo rivale giornalista, trasformandolo nel mostruoso Venom. Oltre alla mostruosa creatura, Spider Man dovrà affrontare anche l'Uomo Sabbia, alleatisi con essa, e chiudere i conti con Harry, che con le attrezzature meccaniche del padre ha acquisito una forza mostruosa...
Spider Man 3 è un film irritante. Irritante perchè pur non esendo esente da pecche particolarmente gravi riesce, nella sua visione, a lasciare un giudizio abbastanza positivo, seppur dal retrogusto amaro. Ma andiamo con ordine. Terzo (e per ora ultimo) episodio della spettacolare trilogia di Sam Raimi dedicata al super eroe creato dalla penna di Stan Lee nel 1962, Spider Man 3 ne rappresenta sicuramente l'anello più ambizioso, ma anche il più debole e peggio riuscito. Difetto più grande è sicuramente da ricercare nell'imperfetta sceneggiatura: questa volta carne al fuoco ce n'è fin troppa (3 super nemici e tanti personaggi di una certa importanza), e come prevedibile il film non riesce ad essere semplice e lineare come il fantastico secondo episodio. Abbiamo così tanti personaggi male caratterizzati, che cambiano carattere o ruolo da un momento all'altro senza troppe spiegazioni, e a questo aggiungiamoci il fatto che Raimi, invece di dar loro quel maggiore background di cui necessitano, si perde in lungaggini varie che appesantiscono in modo non indifferente le quasi 2 ore e 20 di durata del film. L'eccessiva lunghezza della parte centrale della pellicola, in questo susseguirsi di avvenimenti e rivelazioni, si ripercuote così abbastanza brutalmente sulla parte conclusiva: per snellire un pò Raimi dirige in modo così veloce, sbrigativo e senza il benchè minimo phatos le scene risolutive, rendendo quello che sulla carta è un finale drammatico un'ordinaria conclusione senza coinvolgimento emotivo. Spider Man 3 come sceneggiatura e come risultato finale dista anni luce dal predecessore, così come le musiche (al posto di Elfman è subentrato Christopher Young, e si sente) ma fortunatamente non è tutto da buttare. Pur confuso e male gestito, il film rimane ugualmente uno spettacolo per gli occhi: anche se pure la regia è inferiore a quella straordinaria del passato, di scene d'azione da antologia ne troviamo anche qui parecchie, abbastanza almeno per fare entrare questo terzo capitolo tra i film più spettacolari della storia del cinema. Le prove interpretative del folto cast questa volta sono però solo discrete, ed è il solo Maguire (che qui riconferma ancora una volta la sua grande eccletticità a livello di espressioni facciali) a tenere in piedi la baracca: che peccato poi per tutti questi dialoghi così inverosimili! Spiccatamente comici per la quasi totale durata della pellicola, non riescono a reggere il confronto con quelli profondamente umani e realistici del passato! La mediocre sceneggiatura, il senso di anonimo che si respira un pò ovunque e l'originalità pari a zero rendono in definitiva Spider Man 3 un film gradevole che però, conclusa la visione, se si inizia ad analizzarlo a fondo non si può che rimanere basiti da quanto malamente sfigura con i predecessori.
mercoledì, 29 agosto 2007
SPIDER MAN 2.1
Regia: Sam Raimi
Attori: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Alfred Molina, Rosemary Harris
Anno: 2004
Produzione: USA

In un grave periodo di problemi familiari ed esistenziali, Peter Parker decide di smettere totalmente di vestire i panni dell'Uomo Ragno: vuole costruirsi la vita come una persona normale, e cercare di impedire il matrimonio della ragazza di cui è innamorato, Mary Jane. Tornerà sui suoi passi e troverà modo di farsi una ragione delle sue responsabilità quando si troverà costretto ad affrontare il folle dottor Octopus, uno scienziato che durante un esperimento fallito sulla fusione nucleare ha scoperto la capacità di usare come arma dei possenti bracci meccanici impiantati sul suo corpo, manovrabili telepaticamente (che lo rendono simile, praticamente, ad una piovra). Totalmente uscito di senno, lo scienziato si alleerà con Harry, amico d'infanzia di Peter, che mira ad uccidere Spider Man perchè questi gli ha ucciso il padre (alla fine del film precedente)...
Sono molto rari gli esempi di sequel che riescono a competere con l'originale, e rarissimi i casi in cui riescono addirittura a superarlo. Sam Raimi s'è spinto ben oltre, realizzando una pietra miliare del cinema fumettistico, che surclassa sotto ogni aspetto il primo Spider Man e che regala al pubblico di tutto il mondo il più riuscito film sui super eroi della storia del cinema. Spider Man 2 è un film spettacolare e maestoso, dove la regia di Raimi trova la sua definitiva consacrazione: virtuosismi a non finire, inquadrature estremamente ricercate, angosciose scene di lotta in volo (da antologia) che riescono letteralmente a far vivere la sensazione di combattere a centinaia di metri d'altezza, Il tutto in un montaggio veloce ed adrenalinico. Al di là della bellezza della regia e degli incredibili effetti speciali, Spider Man 2 trova però davvero la sua raison d'etre nell'eccellente storia: una sceneggiatura perfetta e priva della benchè minima sbavatura, dove tutti i personaggi sono resi incredibilmente umani grazie a profondi dialoghi ed alla grandiosa prova interpretativa di tutto l'ispirato cast (con vette di eccellenza raggiunte dal protagonista Tobey Maguire). Le musiche coinvolgenti (ancora un ispiratissimo Danny Elfman, che ci regala una delle sue migliori composizioni in assoluto) ed i frequenti omaggi fumettistici (partendo dai titoli d'apertura che combinano scene del film con varie scene dei fumetti, e giungendo a quelli di coda che hanno in sottofondo la mitica sigla del cartone animato degli anni '60) contribuiscono infine a rendere Spider Man 2 il primo film in assoluto che cattura in modo perfetto l'essenza del fumetto da cui è tratto. Per adesso il miglior film di sempre dedicato ai super eroi Marvel. Nota: la recensione fa riferimento alla versione in dvd denominata 2.1, quella che si può definire la maggiormente completa (inserisce due scene esilaranti scartate inizialmente dalla release cinematografica, cambia alcuni dialoghi ed allunga la spettacolare lotta sul treno tra Spider Man ed Octopus che avviene verso la fine del film).
mercoledì, 29 agosto 2007
SPIDER MAN
Regia: Sam Raimi
Attori: T. Maguire, K. Dunst, W. Dafoe, J. Franco, C. Robertson, R. Harris
Anno: 2002
Produzione: USA
Nella caotica città di New York la vita non sorride al giovane studente universitario Peter Parker. Preso in giro da tutti, timido e goffo, il ragazzo non riesce ad ottenere rispetto per la sua persona e può solo limitarsi ad osservare sofferente la ragazza di cui è innamorato, Mary Jane. La sua vita cambierà quando, morso da un ragno geneticamente modificato, ne erediterà la forza ed i poteri divenendo un uomo ragno capace di lanciare ragnatele dai polsi e di arrampicarsi sui muri. Se ai primi tempi Peter userà le sue strabilianti capacità per partecipare a gare di wrestling, la tragica morte di suo zio, ucciso da un criminale in fuga che lui stesso aveva evitato di catturare quando ne aveva l'occasione, gli farà capire che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Indossato quindi un rosso costume da ragno, Peter Parker diverrà Spider Man, l'Uomo Ragno: un super eroe che per evitare il ripetersi di tragedie come la sua combatterà il crimine a New York coi suoi poteri, fino a divenire un beniamino dei newyorkesi. Si troverà sulla sua strada l'inquietante Goblin, un super nemico capace di volare con delle misteriose attrezzature meccaniche: Goblin è in realtà Norman Osborn, padre del suo migliore amico Harry e presidente di un'industria sperimentale di armamenti. Dopo aver scoperto l'identità dell'Uomo Ragno, Goblin prenderà in ostaggio Mary Jane per convincerlo a seguirlo nei suoi criminosi piani...
Febbrile fu l'attesa del pubblico di tutto il mondo quando il talentuoso Sam Raimi, già regista di culto in ambito horror con la serie Evil Dead, annunciò di essere in lavorazione su uno spettacolare e costosissimo film sulle gesta di uno degli eroi più amati in assoluto dalle generazioni americane, cresciute per oltre 30 anni con le gesta di Peter Parker. Ed il risultato è, inutile dirlo, un immenso successo di pubblico, testimoniato dagli oltre 100 milioni di dollari racimolati in soli 3 giorni di programmazione. Fortunatamente il successo è anche di critica, perchè Spider Man è, essenzialmente, uno dei più grandi film di sempre dedicati ai super eroi: è una storia intrigante, originale, ottimamente scritta da David Koepp (già sceneggiatore e regista di culto grazie ai vari Panic Room, Jurassic Park ed Echi Mortali, e che purtroppo non parteciperà alla realizzazione dei due sequel) e ben interpretata da un cast di attori giovani ma bravi e pienamente in parte. Colpisce in questo senso la bravura del protagonista Tobey Maguire (abbastanza sconosciuto fino a quel momento), anche se sono apprezzabilissime anche le performance di tutto il resto del cast. Ma Spider Man non è solo questo: è un film che, al di là delle eccezionali sequenze d'azione e combattimento (filmate da un Sam Raimi in stato di grazia: riuscirà a fare meglio solo nel sequel, per poi parzialmente spegnersi nel terzo episodio) è anche profondamente psicologico. Proprio la psicologia e la caratterizzazione dei personaggi saranno il grande marchio di fabbrica di questa trilogia cinematografica, che al servizio di ottimi soggetti affiancherà quasi sempre (il quasi è d'obbligo, visto il flop del terzo episodio) grandiose sceneggiature che daranno moltissimo spazio a realistici ed umani dialoghi, oltre ad un grande peso dato alle vicende ed ai drammi interiori dei protagonisti (è impossibile non commuoversi per la morte dello zio di Peter, o non provare pietà per i tormenti interiori di quest'ultimo). Il comparto musicale è azzeccatissimo (Danny Elfman: una garanzia), così come è sontuosa la messa in scena di scenografie ed idee: Spider Man è, in definitiva, un film scorrevolissimo e spettacolare senza punti morti, che fa magicamente rivivere il mito dell'Uomo Ragno in una grande trilogia che farà la storia del cinema. Da vedere.
mercoledì, 29 agosto 2007
STRADE PERDUTE
Regia: David Lynch
Attori: Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty
Anno: 1997
Produzione: USA - Francia
Fred è un musicista jazz sposato con la bella Renee, di cui sospetta tradimenti. La loro vita diverrà un incubo quando sulla soglia di casa troveranno una videocassetta registrata che mostra qualcuno entrare di notte nella loro casa e filmarli mentre stanno dormendo. La polizia brancola nel buio fino a quando, poco tempo dopo, Fred dopo un'intensa allucinazione finisce (sembra) con l'uccidere la moglie, facendola a pezzi. Processato, Fred viene condannato a morte, ma proprio il giorno fissato dell'esecuzione ad uscire dalla sua cella sarà un altro uomo di nome Pete, che non potrà quindi scontare la pena e verrà rilasciato...
Lost Highway, ossia l'anticinema messo per immagini. Quello che nei primi momenti sembra essere un noir intrigante e misterioso si rivela poco dopo il solito delirio lynchiano senza nè capo nè coda, dove eros e thanatos si mescolano e si confondono in un'unica indeterminata materia: cambi di identità, passato che si mischia col presente, inquietanti individui dalla faccia azzurra che regolano lo scorrere del tempo, frugaci spaventose apparizioni, tante scene sessuali intervallate da visioni di morte, atmosfere talmente confuse, allucinogene e rarefatte da dare l'impressione allo spettatore di avere visioni da alcolizzato... Il tutto diretto in modo secco e scevro di particolari (Lynch predilige i grandi silenzi ed i dialoghi ridotti al minimo) da un'ottima oscura regia, che si amalgama perfettamente con i convinti temi musicali messi in piedi dal solito grande Badalamenti e con le diverse canzoni industrial rock che compongono la colonna sonora (Nine Inch Nails, Trent Reznor e Marilyn Manson, quest'ultimo talmente apprezzato dal regista da ottenere addirittura una parte nel film). Ad interpretare abbiamo un bravo Bill Pullman ed una buona Patricia Arquette, che rimangono comunque difficili da giudicare nel contesto dell'assurdità e dell'assenza di benchè minima logica che regge tutto il film: il piatto è così servito! Ironia a parte, siamo alle solite: se adorate il modo impeccabile con cui Lynch mette in scena il quadro di nosense ed astrattezza partorito dalle sue idee oniriche e visionarie (nello specifico dirà che Lost Highway tratta della storia di un assassino vissuta attraverso il punto di vista delle sue personalità multiple) adorerete questo suo lavoro. Se come chi scrive invece trovate questo genere di film inutile, pesante e dal senso d'esistere pari allo zero, evitate. Lynch ha azzeccato Eraserhead, ma avrebbe dovuto accontentarsi di quel film sperimentale piuttosto che focalizzare buona parte della sua filmografia unicamente su queste tematiche nosense, rendendo questi suoi successivi lavori pesantissimi vista anche la loro durata di due o tre ore. Inutile specificare che per chi scrive Strade Perdute è solamente l'ennesimo lavoro di autocompiacimento totale da parte di uno dei pochi esteti ancora viventi (forma 10, contenuti 0). Questo è Lynch: prendere o lasciare.
mercoledì, 29 agosto 2007
Tornato. Con un carico di recensioni scritte nei tanti momenti di pausa, visto che per quasi la totalità di queste due settimane sono stato a riposo per colpa di un'ignobile scheggia sul real tallone che mi impediva praticamente di camminare. Scheggia piccolissima, ma talmente in profondità che neppure i medici della croce rossa (!!) sono riusciti a toglierla...
In ogni caso grazie a Negative, Carla e Simonebocchetta per gli auguri di buone vacanze! ^^
lunedì, 13 agosto 2007
Bon, penso che quello di Imprint sia stato il mio ultimo commento. Stanotte parto per la Sardegna, e lì rimarrò fino al 28. Un grazie di cuore a chi mi ha seguito fino ad oggi: non vedo l'ora di tornare a commentare quando tornerò.
Piccola nota: come avrete notato, splinder continua a perseverare coi suoi bug. Adesso metà della home del blog ha tutti i post evidenziati in grassetto, così come i commenti scritti su altre pagine. Ma sono il solo che si becca sto schifo? Ho anche provato a contattare la redazione, ma in tre giorni ancora nessuno m'ha cagato. Che palle, madò...
lunedì, 13 agosto 2007
MASTERS OF HORROR 1.13 - IMPRINT: SULLE TRACCE DEL TERRORE
Regia: Takashi Miike
Attori: Billy Drago, Youki Kudoh, Michie Itô
Anno: 2006
Produzione: USA
Periodo vittoriano: un giornalista americano chiamato Christopher torna in Giappone per poter ritrovare la sua amata Komomo, una prostituta di cui si era innamorato e a cui aveva promesso di vivere con lui in America. Costretto a passare la sera in un bordello, si intratterrà con una inquietante prostituta che sembra averla conosciuta. La misteriosa donna inizierà a raccontare la storia che le vide insieme, ma man mano che la narrazione va avanti Christopher inizia a dubitare della veridicità del racconto. Solo dopo avergliela fatta ripetere più volte (e la storia ogni volta si arricchirà di nuovi particolari ed elementi) verrà fuori una terrificante verità...
Tredicesimo ed ultimo episodio della prima stagione di Masters of Horror (serie tv americana prodotta da Mick Garris e composta da episodi conclusivi lunghi un'ora, diretti dai migliori registi horror in circolazione), Imprint è sicuramente uno degli horror più disturbanti che siano mai stati prodotti negli ultimi anni. Un film dove Miike rispolvera tutti i suoi assi di battaglia: insostenibili e tremende scene di tortura, temi scabrosi (pedofilia, incesto, violenza domestica) e scene disturbanti (feti gettati nel fiume o buttati in sanguinosi secchi), il tutto amalgamato in una storia che parte tranquilla ma che poi si evolve, man mano che procede la narrazione, in una vicenda da incubo a più riprese genuinamente terrorizzante. Questo è Miike, e fortunatamente sembra non aver perso un briciolo del suo originale smalto che già aveva contribuito al successo dei vari Call, Ichi the Killer ed Audition. Contribuisce alla riuscita del film la quasi totale libertà data dall'emittente televisiva (via cavo) riguardo alle scene di nudo e violenza, qui ai massimi livelli (e che costrinsero l'emittente, bisogna dirlo, ad evitarne la trasmissione e a inserirla solo nei dvd ufficiali della serie). Tratto dal romanzo "Bokkê, kyôtê" di Shimako Iwai, Imprint è uno dei pochissimi film della serie Masters of Horror ad essere giunti in Italia: se avete un buon stomaco, la visione è d'obbligo. Un'ora e mezza di estremo disturbo e paura, il cui unico punto debole sta nel doppiaggio italiano (abbastanza dimenticabile).
Curiosità: è possibile ammirare un omaggio ad Ichi the Killer facendo bene attenzione ai disegni presenti su un arazzo, verso metà del film...