domenica, 30 settembre 2007
FRANKENSTEIN
Regia: J. Searle Dawley
Attori: Augustus Phillips, Charles Ogle, Mary Fuller
Anno: 1910
Produzione: USA

Ben 21 prima del capolavoro di Whale, un altro regista aveva già girato un film sull'immortale creatura ideata da Mary Shelley. J. Searle Dowley era il suo nome, e assieme agli altri 3 attori di quest'opera venne totalmente dimenticato visto che il film sembrò disperso e totalmente perduto nel tempo. Fu così fino agli anni '80, quando il collezionista Alois F. Dettlaff annunciò di possederne l'unica copia ancora esistente, e la mise così sotto gli occhi degli appassionati di cinema di tutto il mondo. Grazie a questo collezionista finalmente anche noi oggi siamo in grado di riscoprire il primo film (ma sarebbe meglio dire cortometraggio visto che dura appena 13 minuiti) mai girato sulla figura di Victor Frankenstein e della sua creatura. Al contrario del romanzo d'origine (e di tutti i film successivi) la creatura viene qui creata artificialmente e non unendo pezzi di cadaveri, ma le suggestioni e la storia di fondo (seppur modificata) rimangono fedeli al romanzo. In soli 13 minuti Searle sintetizza buona parte del soggetto del romanzo, partendo dalla nascita della creatura e finendo quindi allo scontro finale tra essa ed il suo creatore nel giorno delle nozze di quest'utimo, attraverso scene inquietanti accompagnate da effetti speciali sbalorditivi (sopratutto vista l'epoca: basti pensare al processo di creazione del mostro o sempre questi che fissa Frankenstein da dentro lo specchio!), da una bella e tesa colonna sonora totalmente suonata al pianoforte e da vividi colori (giallo, seppia ed azzurro) che, ottenuti a lastre colorate, si mischiano perfettamente col canonico bianco e nero. Riuscire a reputare un capolavoro un film è difficile, ma questa piccola opera realizzata benissimo e teatralmente interpretata da un gruppo di bravi seppur sconosciuti attori ha tutte le carte per poter mirare a questa categoria: come il Gabinetto del dottor Caligari ed il Nosferatu di Murau, questo Frankenstein è un film la cui importanza nel cinema fantastico è innegabile.
domenica, 30 settembre 2007
THE THIRD - THE GIRL WITH THE BLUE EYE
Studio: Xebec
Regia: Jun Kamiya
Anno: 2006
Formato: serie tv (24 episodi)

Ryō Hoshino e Nao Gato danno vita, nel 1999, ad un romanzo a puntate serializzato sulla rivista Gekkan Dragon Magazine intitolato The Third, che grazie ad un ottimo successo arriva (per ora) a 17 volumi ed ispira anche un manga ed una serie animata a cura dello studio Xebec (Zoids, Fafner of the Azure: Dead Aggressor). E' proprio quest'ultima che mi accingo a recensire, e nello specifico non avendo letto il romanzo d'ispirazione posso giungere solo a due conclusioni dopo aver visionato queste 24 puntate che la compongono: o non ha nulla a che fare con il romanzo d'origine, oppure anche quest'ultimo è una schifezza terribile. Tecnicamente la cura per il prodotto è, come già preannuncia il nome dello studio, ineccepibile: ottime animazioni ed ottima colonna sonora, una regia fantastica nelle scene d'azione e sopratutto una cg mai invadente e sempre integrata perfettamente nelle immagini disegnate a mano, per un mix perfetto. E' nel reparto di storia e personaggi che siamo proprio nella mediocrità dilagante. La storia: la popolazione terrestre dopo la solita guerra catastrofica ha perso l'80% della sua popolazione e vive nel perenne deserto guidata dal consiglio dei Third, super uomini dotati di un terzo occhio sulla fronte capaci grazie a questo di incredibili poteri. Ci focalizziamo sulle avventure della giovane e bella Hanoka, soprannominata Sword Dancer per la sua abilità nell'uso della katana che le permette di svolgere il suo mistere di tuttofare nelle varie aree desertiche nel quale opera assieme al compagno Bogie (una AI risiedente in un piccolo tank). Anche Hanoka possiede un terzo occhio, ma non appartiene al consiglio dei Third visto che esso è blu, a testimonianza di essere risultato un esperimento fallito per diventare uno di loro. Nelle sue avventure la vedremo incontrare diversi personaggi: la giovanissima Milly, la bella e fortissima Paifu (innamorata segretamente di lei) e sopratutto Iks, un bellissimo e biondissimo giovane la cui identità è celata nel mistero. Tutto qui: in 24 episodi assisteremo unicamente a diverse saghe conclusive di 2/3 episodi poco legate tra loro, per poi giungere a quella conclusiva che in soli due episodi dà una sorta di conclusione alla storia legando in modo forzato e ridicolo quelle precedenti, lasciando aperti un sacco di fili in sospeso. Fossero almeno buone le diverse avventure di Hanoka l'opera in sè non sarebbe male, ma questa è purtroppo una vana speranza visto che, inutile girarci intorno, il grosso problema dei personaggi rende tutte queste vicende prive di interesse. Raramente si sono visti individui così piatti e banali: la solita protagonista bella e sensibile, il solito bello e misterioso che sorride sempre (non cambia espressione del viso in 24 puntate!!), la ribelle che odia gli uomini, i due Third belli e silenziosi che dicono banalità disarmanti... Tutto già visto e stravisto, e se già i personaggi principali sono messi così male, inutile dire che quelli di contorno sono ancora peggio, quasi grotteschi nella loro assoluta mancanza di caratterizzazione (c'è pure un morto, ma invece di lasciare il segno aggiunge solo uno sbadiglio in più!). Come ciliegina sulla torta poi, una invadente voci fuoricampo che in quasi ogni puntata ci illustra delle banalità disarmanti ("Hanoka sentiva qualcosa in fondo al suo cuore vedendo Iks"... ma cosa sarà mai?!). L'assoluta anonimità di quasi tutte le 24 puntate sommata alla noia che si respira ed alla mancanza di plot rendono The Third una delle serie più mediocri e noiose del 2006. Le due puntate finali vagamente coinvolgenti e le gradevoli sigle di apertura e chiusura sono troppo poco per salvare un prodotto così scialbo: da evitare.
sabato, 29 settembre 2007
AMON - APOCALYPSE OF DEVILMAN
Studio: Dynamic Planning & SPE Visual Works Live Studio
Regia: Kenichi Takeshita
Anno: 2001
Formato: oav (1 episodio)

La morte di Miki ha totalmente fatto uscire di senno Akira Fudo che, completamente posseduto da Amon, perde ogni minimo legame residuo con la razza umana e diventa un mostro omicida che distrugge e fa a pezzi chiunque trovi sulla sua strada. Per Akira c'è però ancora una speranza di tornare alla normalità, ossia sconfiggere nel suo inconoscio il terribile Amon. La battaglia sarà durissima e sanguinosa, ma finalmente Akira riuscirà a riacquistare l'umanità. Il passaggio finale mostra, sempre nell'inconscio, Akira che finalmente si trova faccia a faccia con l'odiato Ryo Asuka/Satana: il suo cuore è finalmente liberato dalla bestialità di Amon, e riacquistando la ragione, l'intelligenza e la razionalità decide di perdonare il genere umano per ciò che gli ha fatto, ignorando la presenza del nemico....
Dieci anni dopo il secondo oav di Ida, la Dynamic torna a sfornare un'altra opera animata dedicata al Devilman di Nagai. Abbandona però totalmente il fumetto originario e si concentra sullo spin-off "Amon: the darkside of the Devilman" disegnato da Yu Kinutani. La cosa assurda è però che pure con il manga di Kinutani questo mediometraggio di 45 minuti c'entra poco, visto che dal suddetto lavoro quest'oav prende unicamente il monster design "gigeriano" di Devilman ed il vago soggetto di fondo. Proprio così: Apocalypse of Devilman è un oav autonomo che non ha nulla a che fare con i vari fumetti dell'uomo diavolo, visto che li stravolge totalmente cambiando in modo radicale diversi passaggi e scene, facendone così totalmente perdere la continuità. Eppure Amon funziona benissimo: siamo di fronte a un impressionante filmetto ultra splatter ed ultra gore, ottimamente realizzato e con diverse commoventi sequenze oniriche particolarmente riuscite (mi riferisco a quelle che vedono insieme Akira e Miki). Un ottimo chara design adulto e cool (che poco c'entra col tratto di Nagai ma rimane ugualmente piacevolissimo da vedere), una avvincente colonna sonora metallara e delle animazioni superbe come non mai (guardando quest'oav capiremo davvero cosa significano combattimenti "bestiali") ci trasporteranno in una storia cupa dalle atmosfere cattive, dove in un susseguirsi di fantastiche scene d'azione e mattatoi di sangue (Amon è davvero una delle opere più animate più truci, splatterose e gore che si siano mai viste) assisteremo al cruento scontro tra Devilman ed un rossissimo Amon dall'aspetto luciferino (con pizzetto d'ordinanza!). Sicuramente qualche caduta di tono la troviamo nei combattimenti che ricordano in maniera spaventosa Dragon Ball (i demoni si lanciano sfere energetiche!) e sopratutto nel finale dove Akira perdona il genere umano, ma l'incessante azione che sta dall'inizio alla fine, l'altissimo tasso splatter, la gradevole storia e la spettacolarità dei bestiali combattimenti faranno rimanere a memoria Amon come un'ottimo prodotto di puro intrattenimento, che artisticamente sicuramente sfigura coi predecessori di Ida, ma che riesce ad emozionare dall'inizio alla fine. A prescindere che col manga di Devilman non c'azzecca nulla.
sabato, 29 settembre 2007
DEVILMAN - L'ARPIA SILEN
Studio: Dynamic Planning
Regia: Tsutomu Ida
Anno: 1990
Formato: oav (1 episodio)

Akira Fudo è finalmente riuscito a fondersi con un demone e nello specifico con il potentissimo Amon, già considerato uno tra i demoni più forti. Ryo Asuka è adesso in ospedale a riprendersi dallo shock e dalle ferite riportate dopo il sabba, e Akira dovrà quindi combattere da solo contro due terribili avversari che cercano di toglierlo di mezzo: il mostruoso Jinmen e l'arpia Sirene (Silen, nel vecchio doppiaggio della ex Dynamic)...
Secondo e per ora conclusivo oav dell'incompiuto adattamento del manga di Nagai da parte di Ida e Komatsubara, ed il risultato è purtroppo deludente. Nulla da dire riguardo alla realizzazione tecnica, praticamente allo stesso livello della precedente Genesi e quindi eccellente: quello che bisogna domandarsi è invece "se ne sentiva il bisogno?". C'era davvero bisogno di trasporre in animazione le battaglie con Jinmen e Sirene (che vengono qui condensati senza rispettare l'ordine temporale originario) che nel manga originario non dicevano nulla e rappresentavano unicamente avventure riempitive irrilevanti ai fini della vicenda? Perchè non focalizzarsi invece fin da subito a trasporre dall'avvento sulla Terra del re demone Xenon in poi? Ci troviamo così invece semplicemente due interminabili combattimenti, spettacolari per carità ma incredibilmente noiosi (sono stati ovviamente allungati rispetto al manga) ed inutili. I pochi motivi d'interesse stanno unicamente sulle poche inedite aggiunte (che accennano quello che sarà il futuro di Miki, sopratutto) che rimarranno comunque inutili per chi guarda quest'oav senza aver letto il fumetto, visto che non verranno più ripresi dato che la trasposizione si chiude qui con questo secondo episodio. In definitiva i pregi rimangono quelli della Genesi (chara, musiche, regia ed animazioni al top) e quindi il prodotto finale è sicuramente valevole, ma rimane ugualmente dimenticabile in quanto irrilevante ai fini della storia. Da guardare unicamente rodendosi a pensare a come sarebbe stata la trasposizione degli ultimi 3 superlativi volumi del manga.
sabato, 29 settembre 2007
DEVILMAN - LA GENESI
Studio: Dynamic Planning
Regia: Tsutomu Ida
Anno: 1987
Formato: oav (1 episodio)

Una volta assieme ai dinosauri abitavano la Terra anche i demoni, poi scomparsi a causa della glaciazioni. Dopo aver scoperto questo, Ryo Asuka viene anche a conoscenza del fatto che i demoni stanno per risvegliarsi per poter nuovamente fare loro il pianeta Terra. Farà arrivare l'amico d'infanzia Akira Fudo a casa sua e gli racconterà tutto, poi lo convincerà a tentare l'ultima carta per la salvezza del genere umano: fondersi con un demone per acquistarne la forza ed i poteri pur conservando la razionalità umana...
Primo degli oav diretti da Ida, che avrebbero dovuto sintetizzare il manga originario di Nagai e che invece si sono bloccati dopo solo 2 episodi per la morte del chara designer Kazuo Komatsubara. La Genesi è il primo di questi e, come da titolo, sintetizza totalmente il primo volume (si fa riferimento all'edizione d/visual) del celebre manga, giungendo fino alla nascita di Devilman. Il risultato è incredibilmente riuscito: il tratto grezzo e semi caricaturale di Nagai viene fedelmente riportato e leggermente ridefinito dall'abile penna di Komatsubara, divenendo ancor più inquietante. A questo aggiungiamo delle ottime animazioni (non per nulla il regista Ida è stato allievo di Hayao Miyazaki), la riuscita e spettrale colonna sonora di Kenji Kawai (il pezzo "show must go on" farà scuola) e lievissime modifiche ed aggiunte sul/al manga (la fine che fanno i genitori di Akira, che neanche si sono mai visti sul fumetto) che riescono nel loro piccolo a rendere ancor più teso questo primo episodio sulla nascita di Devilman. E' un peccato che dopo questo piccolo gioiello avremo un'altro oav abbastanza inutile sull'arpia Sirene e non riusciremo così a vedere invece trasposti in animazione gli ultimi 3 sconvolgenti volumi del manga, rendendo di fatto questa mini-serie oav un'idea ambiziosa ma incompiuta. Unica nota dolente il doppiaggio italiano della ex Dynamic, abbastanza professionale ma con voci fuori luogo e con una enfasi fin troppo volutamente ricercata nelle battute, tali da rendere a tratti irrealistici i dialoghi. In ogni caso una visione obbligatoria per i fans di uno dei più grandi fumetti della storia.
venerdì, 28 settembre 2007
AMON - THE DARKSIDE OF THE DEVILMAN
Autore: Yu Kinutani (storia di Go Nagai?)
Anno: 2001
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (6 volumi)

Non si riesce proprio a capire dove voglia parare Amon, e sopratutto la veste con cui giudicarlo. Sorta di side-story/rilettura del Devilman di Nagai ad opera del talentuoso Yu Kinutani, questo manga stupisce in innumerevoli aspetti: non solo negli straordinari e dettagliatissimi disegni di Kinutani, di una complessità allucinante (si mangiano quelli originari di Nagai senza problema) ma anche per lo straniante filo logico che segue. Primo volume ambientato subito dopo la morte di Miki avvenuta nella parte finale di Devilman: il demone Amon (il cui disegn qui è palesemente ispirato all'Alien di H. R. Giger) prende totalmente possesso del corpo di Akira, e con esso porta la distruzione totale del mondo annichilendo buona parte dell'umanità. Solo l'intervento di Dosuroku (uno dei teppisti amici di Akira, anch'egli conosciuto nel fumetto di Nagai) e di Lucifero riporteranno il giovane alla normalità, in attesa dello scontro finale tra devilman e demoni di cui già sappiamo l'esito. Secondo, terzo e quarto volume: di punto in bianco finiamo nella preistoria, quando demoni e dinosauri abitavano la Terra insieme, dove assisteremo alla nascita di Sirene ed alla prima reincarnazione di Amon in un giovane umano nato dalla stirpe delle sirene. Arriveremo così fino all'avvento di Lucifero che, coi demoni, dichiarerà guerra a Dio (raccontato nell'Apocalisse di Giovanni), ed infine nei volumi 5 e 6 torneremo nuovamente alla realtà, ma prima della morte di Miki e precisamente poco prima che Akira inizi a creare l'esercito di altri devilman. Partirà in questi ultimi due volumi una rilettura di Devilman da parte di Kinutani, una rilettura abbastanza fedele con l'aggiunta però di un villain dai misteriosi poteri e di alcune scene del fumetto originario rimodificate in modo parziale. Il risultato finale è un manga complesso, raccontato in modo radicalmente più difficile e confusionario del capolavoro del '72, e sopratutto non si riesce a capire come prenderlo: uno spin-off ufficiale o no? La scritta "Go Nagai" capeggiante in "storia" sembra mettere ufficialmente in continuity Amon con i diversi Violence Jack e Devillady, ma alcune stonature con questi ultimi sembrano suggerire che il nome Nagai sia messo unicamente per una questione di diritti d'immagine. Avrà davvero collaborato? E se sì quanto? Qualche idea degna di lui è ravvisabile in Amon, ma la trasformazione alquanto radicale del carattere di alcuni personaggi e queste trovate che non s'incastonano nella continuity ufficiale (sopratutto con Devil Knight) rendono davvero arduo capire se considerare Amon un tassello o no del complesso mosaico demoniaco messo in piedi dal grande maestro. L'impressione che va per la maggiore è sicuramente che quasi tutto sia farina del sacco di buon Kinutani, ragione questa per cui eviterò di tenere conto di questo Amon nella storyline ufficiale di Devilman. Amon è una gradevole opera, interessante e disegnata in modo divino, ma estremamente confusionaria e a cui non si riesce a dare una paternità: per questo non si sa neanche se consigliarlo agli amanti del uomo diavolo, e finchè non si avrà una risposta chiara sul come considerarlo vale il detto "prendere o lasciare".
venerdì, 28 settembre 2007
DEVILMAN
Autore: Go Nagai
Serializzazione: 1972 - 1973
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (5 volumi)

Akira Fudo, un giovane ragazzo dall'animo buono e puro, apprende dall'amico d'infanzia Ryo Asuka una terribile verità: milioni di anni fa ad abitare la Terra assieme ai dinosauri c'erano i demoni. Essi si stanno ora risvegliando dal lungo letargo dovuto al periodo delle glaciazioni, e si preparano a dichiarare guerra alla razza umana che ha occupato il loro pianeta. Solo fondendosi con un demone è possibile ottenere una forza mostruosa ed un cervello umano (quindi la razionalità, mancante ai demoni che vivono seguendo l'istinto), e Akira finirà col prestarsi a questa fusione per salvare il genere umano...
1973: la Toei affida a Go Nagai l'incarico di inventare un nuovo eroe per una serie televisiva. Dovrà essere un uomo demone chiaramente ispirato al Ryo Utsugi di Mao Dante, ma la serie dovrà essere tuttavia rivolta ad un pubblico di bambini. Nasce così Devilman, che però differirà pesantemente nelle versioni anime/manga. Mentre la serie televisiva Toei tratta temi bambineschi sotto la cornice di una serie super eroistica e presenta un Devilman dall'aspetto verde mutante dotato di gadget e colpi speciali, quello del manga è davvero tutt'altra cosa. Con il manga di Devilman nagai crea quello che diverrà il primo horror-splatter della storia dei manga, che influenzerà centinaia di autori per le atmosfere e l'aspetto dei demoni (ripreso di sana pianta da Kentaro Miura nel celebre Berserk). Quella che parte come un'avventura più seria di quella televisiva, si evolve successivamente in un'allucinante, nichilista, apocalittica storia sulla malvagità e sulle superstizioni dell'uomo, che culmina in uno dei finali più mortificanti e sconvolgenti che si ricordino. Trattando temi di religione, mitologia e psiche umana, Devilman diventa più di un semplice fumetto: rappresenta un viaggio senza speranza nell'animo più oscuro e bestiale dell'essere umano. Un viaggio all'inferno da parte di Akira/Dante, che accompagnato da Ryo/Virgilio scopre tutta la malvagità che si annida nel cuore degli esseri umani diventandone egli stesso vittima, trasformandosi sempre più da salvatore a nemico. I temi prediletti da Nagai sono qui tutti presenti: il dualismo dio/demonio tanto caro a Mazinger Z (quello che potrebbe rappresentare la salvezza degli esseri umani potrebbe anche diventarne il peggior nemico); la debolezza dell'animo umano (sempre più propenso all'istinto più che alla ragione); i riferimenti alla religione (che assurgerà a ruolo determinante) ed infine i frequenti collegamenti alla Divina Commedia di Dante Alighieri, tutti amalgamati insieme in una storia densa di sconvolgenti rivelazioni e dotate di superbe caratterizzazioni dei personaggi. Tratto semplicistico tipicamente anni '70, con diverse concessioni al comico ed al grottesco: provenendo dal fumetto comico (Harenchi Gakuen/Scuola senza pudore) il passato di Nagai si vede nelle sproporzioni dei volti e nelle anatomie dei personaggi, ma questo non deve trarvi in inganno. Contro ogni previsione, infatti, il disegno è perfettamente adatto alla storia che deve raccontare, e vi si fonde insieme alla perfezione contribuendo ulteriormente al donare una forza espressiva senza pari al fumetto, che alla distanza di oltre trent'anni ancora riesce ad annichilire e spaventare il lettore. Un capolavoro questo Devilman, un'opera di potente suggestione che non può lasciare indifferenti ed il cui acquisto è un obbligo morale per chiunque si definisca un amante dei fumetti e dell'arte. Peccato unicamente per alcune rare ingenuità, per il ritmo discontinuo di narrazione e per alcuni punti lasciati in sospeso, probabilmente perchè Nagai ha perso l'ispirazione nello scrivere ed ha voluto concludere un pò troppo avventatamente, ma sono davvero nei su cui si può correre tranquillamente. In anni successivi Nagai riuscirà a mettere in continuity Devilman con diverse opere, la più importante delle quali è Devillady che riesce a mettere per davvero la parola fine alle avventure di Akira Fudo: peccato però che Nagai creando Devillady creerà anche alcuni errori su Devilman, più importante dei quali va ricercato nel nome dato a Satana/Lucifero (non è un'unica entità!).
venerdì, 28 settembre 2007
IL GRANDE MAZINGER
Autore: Gosaku Ota (dal soggetto originario di Go Nagai)
Anno: 1974
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (4 volumi)

La vicenda riprende immediatamente dopo il finale di Mazinger Z: dopo aver distrutto il dottor Hell ed il suo esercito, Koji e Sayaka vanno a studiare in America lasciando in Giappone Shiro, Misato e Boss con il dottor Kenzo Kabuto e la sua troupe di scienziati, tutti riuniti nel Palazzo delle scienze. La minaccia nemica non è però ancora debellata: ad affrontare ora l'esercito dell'Imperatore delle Tenebre capitanato dal Duca Gorgon e dal Generale Nero (e poi dalla Marchesa Yanus e dal Maresciallo Inferno che altri non è che Hell tornato in vita) sarà il Grande Mazinger. A guidarlo sarà l'aggressivo, borioso e spietato Tetsuya Tsurugi...
Secondo atto della trilogia "ufficiale" di Ota, il Grande Mazinger è semplicemente un'occasione sprecata. Al contrario di Mazinger Z questo sequel parte addirittura bene senza legarsi minimamente alla serie televisiva e sembra che i risultati iniziali siano anche positivi, ma a lungo andare l'incapacità di Ota come autore manga si farà riconoscere. Nei primi momenti l'opera scorre via bene, con un primo volume che presenta diversi mini-episodi decisamente riusciti (compreso quello celebre di Jun che ha i complessi per il colore della sua pelle, episodio poi ripreso anche nell'anime). Il problema sono i tre volumi seguenti: assisteremo in 600 pagine circa a due/tre avventure lunghissime e dense di avvenimenti importanti e scene drammatiche. Benissimo direte voi, ma non è così visto che Ota riesce nella sua solita leggendaria capacità a non trasmettere un briciolo di epicità e dramma alle scene serie (proprio come in Mazinger Z!), rendendo queste lunghe storie unicamente tediose e lunghissime. Tutti i personaggi che muoiono lo fanno nello spazio di tre vignette in modo sbrigativo e privo di phatos, e sempre questo difetto si ripercuote nel bruttissimo finale, dove la morte di due personaggi importantissimi viene liquidata con un'unica orripilante vignetta conclusiva, di una pochezza disarmante. Capitolo disegni: Ota riesce addirittura a peggiore il già acerbo tratto di Mazinger Z, rendendo le vignette ancor più noiose e spoglie di particolari, rendendo la lettura un autentico macigno. Il tratto è così ancor più spoglio ed affrettato, contribuendo al mediocre risultato finale. Fortunatamente le parti comico-bambinesche sembrano essere un ricordo del passato (o meglio sono drasticamente diminuite!) ma questo conta pochissimo nell'ormai desolante quadro finale. Da prendere questo Grande Mazinger unicamente (come Mazinger Z, dopotutto) perchè considerato da Nagai la versione ufficiale del grande robottone. Se non siete fan sfegatati, lasciate assolutamente sullo scaffale. Sempre perfetta comunque l'edizione italiana d/visual, identica a quella del precedente Mazinger Z.
Curiosità: tra i vari episodi troviamo anche la trasposizione del film "Grande Mazinga contro Getter Robot", nel quale il team Getter e quello del Grande Mazinger uniscono le forze contro un invasore venuto dallo spazio.
venerdì, 28 settembre 2007
MAZINGER Z
Autore: Gosaku Ota (dal soggetto originario di Go Nagai)
Anno: 1973
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (5 volumi)

Il Giappone è in pericolo: il folle dottor Hell, aiutato dal fido barone Ashura e dall'esercito delle maschere di ferro del conte Blocken, mira a conquistarlo con un esercito di giganteschi e stravaganti robot rinvenuti nelle isole di Micene. L'unico a poter fermare le ambizioni del folle dottore è Koji Kabuto, un giovane scavezzacollo che riceve in eredità dal morente nonno un gigantesco automa realizzato con la superlega Z: Mazinger Z. Con i suoi amici (tra cui un collega del nonno) Koji inizierà una lunga guerra contro le spaventose armi di Hell, fino a costringere quest'ultimo ad allearsi con lo scomparso impero di Micene (appena tornato alla luce) capitanato dal generale Nero e dal duca Gorgon, entrambi al servizio dell'Imperatore delle tenebre. Ma a quel punto anche Koji potrà contare su un nuovo potentissimo alleato...
1973: in contemporanea con la trasmissione televisiva di Mazinger Z ad opera della Toei, Nagai ne realizza anche una controparte cartacea. Il Mazinger Z di Nagai verrà ricordato come un ottimo prodotto dove troveremo buona parte delle suggestioni che hanno caratterizzato l'autore nelle opere successive (sopratutto Devilman), ma i diversi sequel sempre da lui scritti rimarranno alla memoria come storie deludenti, troppo corte e in alcuni casi addirittura incompiute (Grendizer). Lo stesso Nagai, deluso dai suoi lavori, riconoscerà come vera mazinger saga ufficiale un'ulteriore versione caratacea, ossia quella scritta e disegnata dal suo collaboratore Gosaku Ota, realizzata anch'essa quasi in contemporanea con la sua. Il Mazinger Z di Ota al contrario di quello di Nagai (radicalmente differente dall'anime) parte come una semplice riduzione degli episodi della serie tv, ma poi chissà come prende una strada tutta sua dal terzo volume (come numerazione si fa riferimento alla recente riedizione a cura della d/visual). Nel terzo tankobon infatti Ota abbandona totalmente la trasposizione e va per i fatti suoi, donando all'opera una sua personale conclusione e svelando diversi retroscena curiosi, tra cui il passato di Hell e l'origine di Blocken ed Ashura. Non contento, inserisce pure in continuity le trasposizioni di due film celebrativi realizzati dalla Toei, nello specifico "Mazinga Z contro Devilman" e "Mazinga Z contro il generale Nero". Un'opera discretamente originale in questo senso, che godendo della benedizione di Nagai rimane un acquisto indispensabile per gli amanti di uno dei primi super robot della storia, eppure ci sono tre difetti che inficiano notevolmente il gradimento finale dell'opera, tanto da renderla consigliabile unicamente ai fan del suddetto robottone. Primo fra tutti il tratto di Ota. Inutile girarci intorno: sarà pienamente anni '70, sarà retrò, ma è brutto. Brutto ed estremamente semplicistico, talmente basilare e scevro di particolari (sfondi quasi inesistenti) da rendere le vignette quasi vuote. A questo si aggiunge poi la regia delle tavole, incredibilmente ordinaria e noiosa: inutile dire che il mix delle due cose rende la lettura pesantissima ed irrimediabilmente noiosa. Aggiungiamo ancora un lungo trashissimo episodio con giganteschi rospi spaziali carnivori, l'umorismo e le gag bambinesche che costellano l'opera quasi dall'inizio alla fine (si tratta infatti di un fumetto rivolto ad un pubblico di bambini, anche se dal quinto volume cambia registro visto che è stato poi serializzato su una rivista dall'audience più maturo) e la totale incapacità di Ota a dare un minimo effetto drammatico agli sporadici avvenimenti seri e/o tragici, e avremo così un quadro assolutamente non allettevole. Mazinger Z è un'opera sicuramente poco più che sufficiente letto con la mentalità odierna, che trova motivo d'interesse unicamente per il finale diverso dalla serie tv e per il fatto che Nagai consideri questo fumetto la serie default di Mazinga Z. Un fumetto, questo Mazinger Z, che quindi troverà quindi ragion d'essere solo se accompagnato nella lettura da un forte senso di nostalgia. Nulla da dire comunque sull'edizione italiana della d/visual, praticamente ineccepibile: rilegatura d'acciaio, sovracopertina, ottima carta (che nel terzo volume diventa un pò più trasparente ma molto più morbida) e pagine a colori fedelmente riprodotte. Nulla a che vedere con la la precedente versione Granata press, anche se rimane il rammarico per alcune pagine qui mancanti in confronto alla scorsa edizione, visto che in questo caso s'è attinto ad un'altra edizione giapponese del medesimo manga (in Giappone a detenere i diritti dei manga sono gli autori, no le case editrici).
giovedì, 27 settembre 2007
HALLOWEEN: LA NOTTE DELLE STREGHE
Regia: John Carpenter
Attori: Donald Plaseance, Jamie Lee Curtis
Anno: 1978
Produzione: USA

1963: durante la notte di Halloween il piccolo Michael Myers uccide sua sorella Judith, che stava per fare sesso con il suo fidanzato. Rimarrà rinchiuso anni in un istituto psichiatrico e verrà seguito dal dottor Lomis, che però verrà alla conclusione che l'inquietante bambino dagli occhi neri è la personificazione stessa del male. 15 anni dopo Michael evade dall'istituto e torna a casa sua, sempre durante la notte di Halloween. Se la prenderà con la giovane baby-sitter Laurie...
Halloween è un horror che ha fatto la storia, questo è innegabile. Costato 300.000 dollari ne ha incassati ben 50 milioni, grazie ad un passaparola formidabile durante il passare del tempo e delle proiezioni. Tante sono le sequenze entrate nel mito (lo spettacolare prologo in visuale soggettiva; il dettaglio delle mani sfocate per non far vedere che Michael è un bambino; la faccia di Michael che emerge dall'oscurità, etc.) che rendono artisticamente Halloween distante anni luce dal grezzo concorrente Venerdì 13, e sopratutto tanti sono gli innegabili meriti storici (uno dei primissimi slasher/teen movies della storia, che ha dato vita ad un nuovo fantastico boogeyman la cui inquietante maschera ha spaventato generazioni di ragazzi). Eppure, visto con la mentalità odierna, il secondo lavoro di Carpenter non convince. Al di là della storia non convince infatti in Halloween l'asfissiante lentezza di fondo (quasi tutta la vicenda va avanti in modo interminabile in un susseguirsi di apparizioni frugaci di Michael e dialoghi inutili), così come non riescono a stupire come all'epoca tutti i vari stereotipi di cui Halloween è infarcito. Ok, è stato Carpenter a metterli per la prima volta sullo schermo, ma se solo avrete visto anche un solo altro slasher prima di questo film, in Halloween vi annoierete e basta. Non vorrei fare sembrare il giudizio troppo pesante perchè sicuramente Halloween di meriti ne ha davvero tanti, ma è indubbio che visto oggi dimostra tutti i suoi limiti in confronto alle innumerevoli imitazioni che hanno migliorato il genere. Lodevole comunque la tesa colonna sonora scritta dallo stesso Carpenter (molto simile per certi versi al brano di Profondo Rosso) che viene ripetuta in ogni singola sequenza del film, e certe inquadrature assolutamente inquietanti e claustrofobiche che indicano ovviamente come la presenza di Michael, essendo il male stesso, è ovunque. La regia quasi mai ferma, la buonissima interpretazione degli attori (una Jamie Lee Curtis entrata nel mito, la cui interpretazione in questo film avvierà una prolifica carriera cinematografica) e la tesissima parte finale del film risollevano poi ottimamente la noiosissima parte iniziale e centrale, ma si tratta di pregi che non riescono però a mascherare il fatto che il film è consigliabile unicamente a chi vuole riscoprire una pietra miliare del cinema horror, e che è assolutamente sconsigliabile a chi ha già visto film similari. Risultati migliori e molto più sangue (totalmente assente qui) li troveremo nel successivo Halloween II di Rick Rosenthal.