lunedì, 29 ottobre 2007
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
Regia: Fausto Brizzi
Attori: Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Cristiana Capotondi
Anno: 2006
Produzione: Italia

1989: in una solare Roma è ormai tempi degli esami di maturità per diverse classi scolastiche. Tutto non sembra andare però bene per Luca, che non solo dice all'odiato professor Martinelli cosa pensa di lui scoprendo che questi sarà uno dei membri interni della commissione, ma finisce anche con l'innamorarsi di Claudia, che si scoprirà poi essere la figlia del professore! Nei giorni che separano Luca ed i suoi amici dagli esami di maturità assisteremo quindi alle loro disavventure: Luca deve risolvere queste questioni con il suo prof, Riccardo deve riparare la Porsche distrutta da Luca prima che torni suo padre, e Massimiliano deve capire se mandare avanti la gravidanza della sua ragazza...
Scritto dai sceneggiatori di Neri Parenti e vincitore del premio "miglior regista esordiente" ai David di Donatello, la Notte prima degli esami s'è rivelato in questi due anni un autentico cult-movie in Italia, divenendo rapidamente il film italiano più venduto in dvd. Inno generazionale degli anni '80 (e per questo apprezzabile sopratutto dagli over 30), il film ha la pretesa di voler dare volto alla vita, ai disagi ed ai divertimenti della scorsa generazione attraverso la cornice della commedia italiana, facendo maturare (tra una disavventura e l'altra) gli agitati protagonisti e mettendoli a confronto con scelte di vita che li porteranno a prendere coscienza di se stessi nella fatidica notte prima degli esami. Un obiettivo sicuramente ambizioso che però naufraga visto che le parti prettamente drammatiche o serie non riescono davvero a coinvolgere, visto che sono affrontate in modo troppo sbrigativo e privo di conseguenze (la morte della nonna di Claudia). Se anche nei momenti puramente riflessivi il film non riesce a trasmettere i suoi messaggi, nel contesto della commedia siamo comunque, sicuramente, di fronte ad un film leggero e frizzante, mai troppo didascalico, e con una freschezza rara per ciò che concerne dialoghi e costruzione dei personaggi. I protagonisti del film sono infatti tutti simpatici, in certi casi brillanti (il professor Martinelli interpretato da uno strepitoso Giorgio Faletti), e le gag che li riguardano sono decisamente divertenti e gustose. Sicuramente lo spazio occupato dalla storia d'amore tra Luca e Claudia poteva essere usato in altro modo (a lungo andare questa storia iniziata a diventare tediosa e ad occupare troppo spazio), ma pur con questi difetti non mi sento di condannare troppo il film. La notte prima degli esami è una gradevolissima commedia che ricostruisce molto bene gli ambienti di quegli anni (pur con qualche anacronismo), e seppur forse poco riuscito come rappresentazione della vita, dal lato di puro intrattenimento diverte. Gradevolissimo.
domenica, 28 ottobre 2007
LA NOTTE DEI VAMPIRI
Regia: Tony Mandile
Attori: Pamela Karp, Douglas Gibson, Candice Leigh Bauman, Julia Cornish
Anno: 2002
Produzione: USA
Signore e signori, eccovi uno dei più brutti film di tutti i tempi: un vampire-movie realizzato in modo talmente povero e svogliato da candidarsi probabilmente come il peggiore di sempre nella sua categoria. La storia: la Terra è totalmente popolata dai vampiri (che in tutto il film mai si vedranno) e la protagonista Gwen, atea convinta, ricorre all'aiuto del suo maestro di vita Josef per poter riconquistare una chiesa adibita a sanguinosi rituali da parte di un ex prete convertito al vampiresimo. Cosa gliene importerà ad una atea del destino di una chiesa non ci sarà dato sapere, ma ci è invece dato di sapere che questo suo maestro a cui chiede aiuto è anch'esso un ex sacerdote cacciato dalla sua parrocchia per chissà quale motivo! E, cosa più assurda, questo nostro eroe "prete" ha un fisico scolpito ed un viso barbuto e cool (con tanto di gel!) che lo fanno assomigliare terribilmente a Chuck Norris (e dal grand'uomo eredita pure la più totale monoespressività del viso). I due quindi per tutta la durata del film andranno per i fatti loro, sconfiggendo di tanto in tanto dei vampiri, disquisendo sul confronto religione-ateismo (dialoghi talmente lenti, inutili, gratuiti, pesanti ed interminabili da distruggere i nervi dello spettatore) e poi riconquistando la chiesa utilizzando l'aiuto divino di Dio. Se già questa descrizione vi sembra ridicola sappiate che il problema non è davvero questo: il problema è che tutto è visto in modo serio con una però totale assenza di sangue e di tensione, con effetti make-up risibili e con una regia talmente povera da ricordare un telefilm qualsiasi. D'altro canto se tutto questo renderà il film una schifezza agli occhi degli appassionati del genere, lo stesso non si può dire per gli amanti del trash che troveranno qui pane per i loro denti. Il film rimarrà noioso anche per loro, ma verranno aiutati a digerirlo meglio grazie a diverse piccole genialità: partendo dal fantastico paragone vampiri-nazisti fatto diverse volta da Gwen, passando per il prete protagonista interpretato così male che anche nelle scene drammatiche sembra non essere minimamente interessato agli eventi, e arrivando quindi alla colonna sonora sempre fuori posto e a diversi sviluppi inverosimili e spassosi (invece che far armare gli abitanti del villaggio contro i vampiri, Josef fa loro ricostruire la chiesa?!) da ridere ce ne sarà abbastanza! Aggiungiamoci quindi dei personaggi che se ne vanno per la tangente (Gwen che dopo aver aiutato a ricostruire la chiesa piange perchè è venuta meno alla sua coerenza di atea?! Ma allora che l'ha costruita a fare?!) e gli abitanti delle città che di notte invece di rinchiudersi in casa spaventati giocano con l'aquilone o vanno in giro in bici, e capirete perchè qualche spunto interessante per il cinema della spazzatura si trova! Completa l'analisi del film il comporto dialoghi, abbastanza verosimili anche se ogni tanto sconfinano nel trash: a questo proposito è giusto ricordare uno degli ultimi dialoghi tra il nostro eroe prete e quell'altro vampiro: quest'ultimo dice al primo "spero tu non ti sia messo in testa di sconfiggermi anche questa volta", e il prode Josef "non sarà difficile visto che c'è la pedofilia in gioco!" Ma che vuol dire?! Cosa c'entra la pedofilia in questo contesto? Ma perchè?! Tirando le somme la Notte dei Vampiri è un film brutto e noioso che piacerà a pochi, ma ci sono almeno dei presupposti idioti per poterlo considerare come un gradevole film per gli amanti dell'involontariamente ridicolo. Speriamo non ci sia un sequel visto il finale apertissimo.
sabato, 27 ottobre 2007
S.CRY.ED
Produzione: Sunrise
Regia: Gorō Taniguchi
Anno: 2001
Formato: serie tv (26 episodi)

Dopo un gigantesco fenomeno naturale avvenuto nei pressi di Tokyo iniziano a nascere in quelle zone degli individui dotati di strani poteri speciali. Ribattezzati questi individui Alters, la gigantesca organizzazione Hold decide di utilizzarli per i suoi scopi, e per questo ottiene l'indipendenza di quella zona dallo stato giapponese e vi crea dentro una gigantesca città chiamata Lost Ground. Dentro Lost Ground la Hold fonda quindi un'organizzazione speciale chiamata Holy, che con diversi Alters al suo servizio si occupa di catturare gli Alters che stanno al di fuori della città per piegarli ai loro voleri. Kazuma è un giovane e potente Alter che vive fuori da Lost Ground, e che si procura da vivere per lui e la giovanissima Kanami facendo lavoretti illegali per il suo amico Kimishima contro la Holy. La sua vita cambierà quando durante uno di questi lavoretti verrà sconfitto e catturato da uno dei più forti Alter di Holy: Ryuho. Riuscito ad evadere dal loro quartier generale Kazuma inizierà un'attiva lotta contro Holy per poter riaffrontare Ryuho, ma anche quest'ultimo nei vari scontri con Kazuma inizierà a capire che c'è qualcosa che non va nell'organizzazione per cui lavora. Dopo varie peripezie i due finiranno a fare fronte comune contro l'organizzazione (a cui s'è aggiunto l'inquietante e misterioso Kyouji Mujo), anche se la loro forte rivalità sembra non voler diminuire...
S.CRY.ed è il secondo lavoro di Taniguchi, e nello specifico si tratta di una serie totally-action piena zeppa di combattimenti tra i protagonisti (o Kazuma o Ryuho) ed Alters dai poteri sempre più stravaganti: pensate ad un mix di X-Men e "Le bizarre avventure di Jojo" alla massima potenza farvi un'idea. Prima di andare avanti una premessa: Taniguchi è un genio. Detto questo, nello specifico, s.CRY.ed è una serie discreta che ha diverse intuizioni ed idee geniali, ma che però in uno schema narrativo ridondante e zeppo di filler inutili non riesce totalmente a lasciare il segno. Sono sicuramente stravaganti e curiosi i vari avversari che i nostri eroi affrontano così come generalmente ogni puntata si mantiene su un livello qualitativo medio-alto, ma il problema non sta in questo. Il problema è che non si riesce in nessun modo ad affezionarsi ai personaggi! Quelli principali godono di una discreta caratterizzazione (sopratutto Kazuma, uno scavezzacollo impulsivo all'ennesima potenza), ma quelli secondari, complice anche il chara design di Hirai totalmente poco incisivo ed accattivante (sembrano tutti uguali!), non riescono mai a ricordarsi. Proprio così: moltissimi personaggi, ma nessuno che lascia il segno o che fa rimanere male quando sparisce dalle scene. I combattimenti poi, nucleo fondante della serie, sono di qualità altalenante: a volte dinamici ed adrenalinici, altre volte svogliati, noiosi da vedere, dati da basilari animazioni povere di interesse (e sì che l'anno dopo la Sunrise ha realizzato Gundam Seed!). Tecnicamente siamo davvero di fronte ad un prodotto tutt'alpiù onesto, mentre narrativamente tutta la storia si sussegue senza colpi di scena particolari attraverso irrinunciabili puntate riempitive. Anche le musiche, altro vero marchio di Taniguchi, sono abbastanza dimenticabili almeno inizialmente (la situazione migliorerà nelle fasi finali senza comunque strafare). Come coinvolgimento siamo su una fase altelenante: le prime 5/6 puntate di presentazione sono buonissime, mentre col susseguirsi della visione tutto inizia a scadere nel prevedibile e nel noioso (sopratutto dalla fine del primo arco narrativo in poi, collocabile a metà serie) per poi riprendersi onestamente verso la fine. Insomma, una serie che sicuramente non si ricorderà per contenuti o coinvolgimento emotivo. A parte questo di spunti originali e degni di Taniguchi ne troviamo diversi: a partire dalla geniale idea (poi ripresa nelle opere successive) di cambiare le immagini della sigla iniziale man mano che vengono snocciolati avvenimenti con l'avanzare della serie (e finiremo con l'avere circa 7 versioni differenti!) per poi passare allo snaturamento di diversi clichè (c'è il classico triangolo amoroso, ma alla fine...), si nota pesantemente il tocco di uno dei registi più fuori dagli schemi che si trova in Giappone. L'idea poi di risolvere il plot narrativo nella puntata 24 e poi di terminare gli ultimi due episodi con una inutile ma dovuta mega-scazzottata finale tra i protagonisti (una metafora simbolica sul raggiungimento della maturità o proprio una presa in giro? Ai posteri l'ardua sentenza!) è davvero geniale ed imprevedibile! S.CRY.ed non è la migliore opera di Taniguchi, è una onesta storia di combattimento dotata di alcuni spunti e trovate davvero gustosi. Non per tutti, ma si può vedere. Nota: l'anime è stato poi riadattato sotto forma di manga dove la storia e gli eventi vengono radicalmente cambiati. Il fumetto è scritto da Yousuke Kuroda e disegnato da Yasunari Toda.
Curiosità: la posa con la spada del Super Pinch nell'episodio 10 verrà ripresa paro paro su Gundam Seed e Gundam Seed Destiny.
sabato, 27 ottobre 2007
LA VIE EN ROSE
Regia: Olivier Dahan
Attori: Marion Cotillard, Sylvie Testud, Clotilde Corau, Jean-Paul Rouve
Anno: 2007
Produzione: Francia - Gran Bretagna - Repubblica Ceca

Edith Piaf fu una delle più belle voci del dopoguerra, tanto da rivaleggiare con l'altrettanto leggendaria Marlene Dietrich. Eroina in Francia (sua terra natale), la cantante conobbe un successo immenso all'estero, sopratutto in America. La sua bellissima voce (capace di cambiare tonalità con una naturalezza sconvolgente) e l'immenso patrimonio che accumulò non bastarono però ad aiutarla contro le incredibili sfortune che la piegarono nel corso della vita e che la portarono alla morte a soli 48 anni. Fin da bambina fu trascinata via da un luogo all'altro da suo padre senza poter così instaurare legami sociali, e quando finalmente il suo talento fu scoperto iniziò a perdere molte persone care, che la portarono così ad una vita di eccessi di alcool e droga. Diversi film le sono stati dedicati (inediti però in Italia), e nel 2007 arriviamo così a "la vien en rose", diretta dal regista francese Dahan che tenta così di realizzare la sua opera più ambiziosa. Più accostabile ad un personale ritratto piuttosto che ad una biografia (si focalizza solo su alcuni aspetti ed avvenimenti della vita di Edith tralasciandone molti altri), il film di Olivier Dahan fa delle sue trovate cinematografiche (il suono del carillon di Edith che suona nei momenti più importanti della sua vita), della bravura assoluta della Cotillard a recitare e nei vari brani da lei cantati sicuramente i suoi assi nella manica, ma quanto a scorrevolezza non regge. Per una durata di 2 ore e 20 minuti assistiamo infatti a numerosi momenti della sua vita abbastanza slegati e senza un ordine preciso, che mischiano il passato con il presente mostrando una Edith sempre più vecchia e fisicamente racrapricciante per effetto dei suoi terribili eccessi. Per numerose volte durante la visione ci si domanderà quando il film avrà fine, perchè appunto non è davvero possibile riuscire a capire quando dare un finale a queste vicende così slegate le une alle altre, che in più di una volta sembrano potersi idealmente concludere ma che invece così non fanno. La parte finale (quella dedicata all'ultima notte in vita di Edith) è poi interminabile e per nulla coinvolgente, e per questo il giudizio finale non può essere del tutto positivo visto che s'è deciso di trascinare avanti la storia fino all'ultimo momento. Al di là dell'ottima confezione il film è spropositato nella sua lunghezza, e probabilmente accorciandolo di mezz'ora (azzarderei anche di 45 minuti) probabilmente l'effetto sarebbe stato lo stesso se non superiore. Lodevolissima l'interpretazione della Cotillard (speriamo di rivederla presto sullo schermo), ma questo film è troppo tedioso ed interminabile.
venerdì, 26 ottobre 2007
PLANETES
Autore: Makoto Yumikura
Serializzazione: 2001 - 2004
Casa editrice: Planet Manga
Formato: manga (4 volumi)

Imbroccare il fumetto della carriera è sempre difficile per gli autori di fumetti, ma c'è chi ci riesce quasi subito con una naturalezza che ha dello sconvolgente. Un esempio tra tanti è Makoto Yumikura, che sotto pressione del suo maestro Hiroaki Samura (autore dell' "Immortale") debutta nel mercato dei manga con PlanetEs, realizzando immediatamente quello che probabilmente è il lavoro della sua vita. Il plot è difficile da spiegare perchè essenzialmente non c'è: ci troviamo in un futuro non troppo lontano (2075) dove i viaggi nello spazio sono diventati per il genere umano quasi una normalità (la Luna è addirittura abitata da diverse basi spaziali), e nello specifico ci fermiamo a seguire le imprese di un gruppi di 3 astronauti il cui lavoro è raccogliere i detriti spaziali (i cosidetti "debris" ossia viti arrugginite, pezzi di satelliti rotti, etc.) per la sicurezza dei viaggi nello spazio. In un gelido spazio sconfinato inizieremo quindi a focalizzarci sulle avventure di tutti e tre i raccogli-detriti: Yuri è un russo che, dopo aver perso la moglie in un incidente spaziale, lavora da anni nello spazio per ritrovare un ricordo di lei disperso nel gelido vuoto; Fee è una grintosa madre che si domanda del perchè deve continuare a raccogliere inutilmente i rifiuti spaziali pur sapendo che questi continueranno a fiorire per colpa dell'uomo; Hachirota Hoshino (detto Hachimaki) è invece un giovanissimo ragazzo che, figlio di un famoso astronauta, ambisce a comprarsi una nave tutta per sè per andare dove gli pare in giro nello spazio. Attraverso le loro numerose storie, esperienze ed avventure impareremo quindi a conoscerli singolarmente, indagando nel loro animo e assistendo alla loro crescita come individui. Da un certo punto in poi il fumetto inizierà quindi a focalizzarsi principalmente su Hachimaki, che per trovare i soldi per comprare la sua astronave mira a entrare nella prima spedizione spaziale che dalla Terra porterà a Giove: il giovane è ambizioso, cinico, freddo, materialista ed egoista nelle sua sicurezza, e qui entrerà in gioco il quarto membro del suo gruppo, la giovane Tanabe, che ovviamente legandosi con lui inizierà a farlo maturare e crescere fino a fargli capire che non può esistere una vita priva del benchè minimo amore. Questa in breve la sintesi dell'accattivante premessa del fumetto, che nei suoi quattro corposi volumi inserirà tutte queste storie (a cui se ne aggiungeranno altre di altri personaggi) in una cornice di fantascienza realistica dai temi estremamenti variegati, tutti legati grossomodo ai problemi sociali della razza umana che anche oggi fanno discutere (religione, guerra, terrorismo, amore, il divario dei paesi del primo e del terzo mondo, etc.). Il tratto di Yumikura nei personaggi è molto tondeggiante e semplicistico, ma la cura posta nella realizzazione degli sfondi, nelle espressioni facciali e sopratutto nel realistico mecha design rendono le tavole di PlanetEs incredibilmente coinvolgenti e avvincenti da leggere. A questo aggiungiamoci una caratterizzazione dei personaggi semplicemente eccezionale e carismatica (per forza di cose si direbbe, visto che tutto è giocato sulle loro riflessioni e sulle loro avventure), una graditissima iniezione di umorismo mai fuori posto o esagerata, e sopratutto l'incredibile scorribilità con cui si divora questo fumetto senza rinunciare a pensare ai numerosi spunti riflessivi di cui è costellato: siamo di fronte ad una lettura accattivante che sicuramente porterà a numerose altre riletture, e che in queste continuerà a far ridere, a far riflettere o a tenere sulle spine anche se sapremo già come va a finire. Yumikura è sicuramente un genio della narrazione nel riuscire a trattare con così tanta semplicità, equilibrio e poesia un numero così elevato di temi e riflessioni senza mai scadere nel banale, e sopratutto un genio nel trattarli con un un piglio così accattivante, mai didascalico o noioso. Le soluzioni infatti adottate poi far riflettere i personaggi sono geniali e tengono incollati gli occhi sul fumetto: basterebbe soffermarsi nei bellissimi dialoghi interiori tra Hachimaki e la parte oscura del suo animo (l'Es freudiano, da qui il titolo "PlanetEs") per capire di cosa parlo. Dare una classificazione a PlanetEs è assurdo oltre che fuorviante: è banalmente una storia sulla vita, sulle ambizioni, sulle paure e sulla crescita dell'uomo, ma anche di più: è un piccolo gioiello, un rappresentante ideale della grandezza raggiunta dal fumetto come forma d'espressione. E', banalmente a dirsi, un piccolo capolavoro. Nota: buonissima l'edizione italiana della Planet Manga (sovracopertina, niente pecette, cura nelle traduzioni e nell'adattamento), ma peccato però per l'assenza delle originarie e bellissime pagine a colori.
Curiosità: senza neanche venire minimamente spiegato, la capigliatura di Haichimaki da bionda diventa improvvisamente nera nell'arco dei primi tre capitoli.
giovedì, 25 ottobre 2007
BATMAN BEGINS
Regia: Christopher Nolan
Attori: Christian Bale, Liam Neeson, Katie Holmes, Cillian Murphy
Anno: 2005
Produzione: USA

L'Ordine delle Ombre è un gruppo di ninja tibetani che, da secoli, appare sulle scene per distruggere le grandi civiltà nel momento del loro massimo degrado: questo permette alle città distrutte di poter così ripartire da capo, essendo infatti spariti crimine e corruzione. Uno dei massimi esponenti di questo gruppo, Ducard, prende con sè un giovane Bruce Wayne (che dilianato dal dolore per la perdita dei suoi genitori va in giro per il mondo per attaccare briga con i criminali) e lo allena facendone un potente combattente. Tornato alla sua Gotham City dopo aver abbandonato il gruppo, Bruce inizierà a vestire due panni: di giorno dirige la sua rinomata azienda, mentre di notte con l'aiuto del suo maggiordomo Alfred veste i panni di Batman, l'uomo pipistrello, il nero giustiziere di criminali in una città quasi totalmente corrotta. Si troverà per l'occasione a combattere il boss mafioso Carmine Falcone e l'inquietante Spaventapasseri, entrambi legati a qualcuno che vuole totalmente distruggere Gotham City...
Ben 8 anni dopo l'imbarazzante "Batman e Robin" di Schumacher ecco uscire il quinto episodio dedicato al tenebroso giustiziere di Gotham City: Batman Begins. Visto però le atmosfere bambinesche del film del '97 (che decretarono la sua stroncatura quasi unanime) si decide di rileggere da capo la storia dell'uomo pipistrello, perdendo così ogni continuity coi 4 film precedenti: prendendo come riferimento il fumetto ""Batman: anno uno" di Miller viene così nuovamente presentata dalle origini la storia di Bruce Wayne e di ciò che lo portarono a diventare Batman. Ed il risultato, incredibile a dirsi, è fantastico. Con Batman Begins infatti il regista Nolan azzecca probabilmente il miglior film mai dedicato all'uomo pipistrello, questo grazie ad una storia adulta incredibilmente tenebrosa e verosimile. Dimenticatevi dunque i combattimenti inverosimili, la comicità bambinesca e l'infinità di bat-gadget dei film passati perchè qui non ce n'è davvero più traccia: abbiamo invece una cupa, realistica e drammatica storia con pochissima ironia, un Bruce Wayne cattivo, debole ed instabile, e sopratutto un larghissimo spazio dedicato alla psicologia di Batman e dei suoi avversari. E a condurre il tutto una colonna sonora tenebrosa ed epica usata in modo ineccepibile: accompagna efficacemente ogni singola scena e non è mai invadente, anzi si potrebbe azzardare che sia per davvero la migliore cosa del film! Il cast è meraviglioso: Christian Bale è il miglior Batman di sempre così come Michael Caine il miglior Alfred. Liam Neeson è perfettamente a suo agio nei panni del precettore del futuro uomo pipistrello, mentre Cillian Murphy in quelli dello Spaventapasseri (qui alla sua prima apparizione nel grande schermo) mettere per davvero inquietudine! Tempo per tessere le lodi anche al carisma di Morgan Freeman, di Gary Oldman, di Ken Watanabe, di Rutger Hauer non c'è, ma è indubbio che Nolan sia stato un piccolo genio a imbroccare personaggi perfetti per il suo cast all-stars! Pochissimi i difetti: a parte le scene di combattimento poco coreografiche (e per certi versi confuse) e la fotografia non sempre all'altezza è davvero impossibile trovare difetti nel primo film che tratta di Batman attraverso una visione realistica e priva di forzature esageratamente super eroistiche. Un capolavoro? Probabilmente no per gli spettatori occasionali, ma sicuramente un film pienamente riuscito. Per i fan invece potrebbe essere addirittura qualcosa di più di uno splendido film...
lunedì, 22 ottobre 2007
BLOOD FEAST 2 - ALL U CAN EAT
Regia: Herschell Gordon Lewis
Attori: J.P. Delahoussaye, John McConnell, Mark McLachlan, Melissa Morgan
Anno: 2002
Produzione: USA

La minaccia di Fuad Ramses ancora non se n'è andata, visto che suo nipote (Fuad Ramses III) riapre il negozio di alimentari del nonno e finisce puntualmente posseduto anche lui dalla statua della sanguinaria dea Ishtar. Anche questa volta Fuad verrà incaricato da una madre di fare un sontuoso banchetto per la figlia che si sposa, e anche questa volta inizierà a procurarsi in giro membra, lingue, cervelli, mani e altre prelibatezze da ignare vittime (tutte amiche della sposa) per condire le portate...
Quasi 40 dopo il primo film gore della storia il regista Herschell Gordon Lewis per la pressione dei fan torna dietro alla macchina da presa per filmarne un sequel: abbiamo così Blood Feast 2, che quanto ad efferratezze ed umorismo ha ben poco da invidiare all'originale, anzi! Se come comicità abbandoniamo totalmente quella spassosamente involontaria del prequel per una più ricercata ed intelligente (l'investigatore Dave Loomis - citazione di Halloween - che vomita ogni volta che vede un cadavere; il suo collega Mike Myers - altra citazione del film di Carpenter - che sta ad analizzare i cadaveri sempre con qualche leccornia in bocca; o diverse scene volontariamente paradossali del tipo che i due entrano in una stanza con un cadavere per terra in bella vista e neanche se ne accorgono dicendo che è tutto normale!), quanto a scene gore siamo davvero a livelli altissimi, forse tra i massimi raggiunti nel cinema ultimamente! Gli effetti sanguinosi sono un pochino rozzi come il predecessore, ma qui osano davvero molto di più! Se nel cult del '63 infatti vedevamo unicamente il risultato delle mutilazioni operate da Ramses, qui lo vedremo tranquillamente all'opera in lunghe e divertenti sequenze di macellamento, sventramento, eviscerazioni e tanto di più! Interiora sparse a piene mani, gole mozzate con lunghi sanginosi zampilli, mani tritate manualmente in un tritacarne, scorticamenti del viso: un'impressionante e gustosa sarabanda di orrori viscerali che faranno la felicità dei fan dell'originale e che giustificano appieno il sottotitolo del film ("all u can eat" tradotto come un "tutto ciò che puoi mangiare"!), e che sono accompagnate da una geniale e divertente colonna sonora che a volte si rifà al basico ed allo stesso tempo leggendario tema musicale portante del predecessore (quello col tamburo che batteva all'infinito) e che altre volte è composto dalle canzoni dei Southern culture on the skids, un gruppo funky! La storia è uguale tale quale al primo Blood Feast e le interpretazioni come da copione ridicole, ma questo davvero conta poco in questo film che, nel paradossale umorismo, nelle scene ultragore e nei vari gustosi nudi gratuiti rappresenta probabilmente il testamento di un regista a suo modo leggendario. Gustosissimo.
Curiosità: nei panni del prete pedofilo (presente nel finale del film) un altro leggendario regista, John Waters.
domenica, 21 ottobre 2007
LE COLLINE HANNO GLI OCCHI
Regia: Wes Craven
Attori: Susan Lanier, Robert Houston, Martin Speer, Dee Wallace-Stone
Anno: 1977
Produzione: USA

In viaggio per la California un'allegra e numerosa famiglia finisce con il fare un incidente in pieno deserto, vicino ad una base militare. Sembra non esserci un vero modo per riparare l'auto, e mentre gli uomini si dirigono nuovamente sulla strada per cercare qualche distributore o aiuto, il resto della famiglia viene attaccata da una allucinante famiglia di cannibali che lì vive, sulle colline...
The Hills have eyes è un film di culto, questo non si può negarlo. Dopo l'Ultima casa a sinistra Craven sforna cinque anni dopo (1977) un nuovo crudo film ispirato ai fatti di cronaca americani, e nello specifico trae spunto dalla vicenda della sanguinaria famiglia cannibale di Swaney Bean. Il regista fa finire questa volta in pieno deserto un'allegra famigliola e qui la fa scontrare con una tribù di buzzurri cannibali, usando questo plot come pretesto per mostrare l'altra faccia cattiva dell'America, quella delle cattolicissime famiglie che all'occorrenza si trasformano in bestie pur di sopravvivere. Quest'idea di fondo non è davvero male e Craven si riconferma come uno dei registi horror più originali, ma purtroppo è proprio con questo film che il regista inizia a far conoscere il suo punto debole che diverrà portante nei lavori successivi: l'incapacità di coniugare ottime idee con una realizzazione degna. Questo film è infatti un deciso passo indietro rispetto alla cattiveria ed all'ottimo risultato raggiunto da Last House on the Left. Le colline hanno gli occhi è infatti un film a più riprese soporifero, mai troppo spaventoso e sopratutto molto noioso, una autentica brutta copia del Texas Chainsaw Massacre diretto dal "concorrente" Hooper qualche anno. I personaggi sono qui tutti mal caratterizzati, ed i protagonisti in particolare sono talmente irritanti ed inverosimili da non riuscire in nessun modo a fare immedesimare in loro gli spettatori. Le orribili musiche, le scene spaventose inesistenti, la violenza minima, alcune grossolane iniezioni di inverosimilità (la trappola con cui i ragazzi nel finale cercano di uccidere Giove) ed il finale che arriva di punto in bianco sono poi il colpo di grazia in un film che, al di là del suo messaggio e di qualche scena vagamente "cattiva", non riesce oggi più davvero a dire nulla come invece fece negli anni '70. Probabilmente surclassato dal recentissimo remake, The hills have eyes è un film che, come detto in apertura, è di culto. Peccato che oggi non ha davvero quasi più nulla da dire. Nota: due sono i sequel, uno diretto dallo stesso Craven e l'altro dal suo figlio Jonathan.
domenica, 21 ottobre 2007
TERMINATOR 2
Regia: Bruno Mattei
Attori: C. Ahrens, H. Tyler, G.G. Field, T. Lombardo, C. Ricke, D. Coulson
Anno: 1990
Produzione: Italia

2020: Venezia è stata distrutta dall'inquinamento e serve un'opera di bonifica, ma nelle fogne accadono diversi fatti inquietanti che impediscono i lavori. Viene mandata giù ad indagare la task-force militare chiamata Megaforce guidata da una scienziata e da Fuller, un inviato della Tubolar Corporation (l'azienda che deve occuparsi della bonifica), ma nelle fogne verranno alla luce sconvolgenti rivelazioni che hanno a che fare con gli esperimenti fatti dalla Tubolar...
Prendete dal telefilm di Star Trek degli anni '60 dei ridicoli costumi "avveniristici" (tra cui dei caschi da motorino!) e metteteli addosso a protagonisti incapaci. Adesso questi personaggi inseriteli dentro i corridoi delle fogne di una Venezia distrutta, e tenete conto che queste "fogne" assomigliano spaventosamente a giganteschi corridoi hi-tech presi direttamente dalla saga cinematografica di Alien. Non è finita: come trama prendete di peso il plot dell'Aliens di James Cameron (una missione di salvataggio da parte di una task force che si risolve nello scoprire che l'unica superstite è una bambina), mischiateci dentro mostri ed addirittura i replicanti di Terminator, e mischiate il tutto con assurdi viaggi nel tempo ed i deliranti ed involontariamente spassosi dialoghi a cui Bruno Mattei ci ha abituati con le sue produzioni. Ecco, siete quasi riusciti a farvi un'idea di Terminator 2. 1990: i due sovrani del trash italiano (Bruno Mattei e Claudio Fragasso) tornano a collaborare insieme in un nuovo cult del cinema di serie z. Per richiamare il pubblico intitolano il film "Terminator 2" per così spacciarlo come il sequel del capolavoro di James Cameron, ed in esso inseriscono tutta la loro poetica trashosa che già li aveva resi immortali con altre perle girate in tempi precedenti: il capolavoro è nuovamente servito! Iniziamo col dire che in questo film valgono le stesse considerazioni di "Rats - Notte di terrore": si tratta di una visione obbligata per chi vuole spanciarsi dalle risate. Tutto è davvero spassoso dall'inizio alla fine, e ci sono trovate talmente dementi da rendere il film uno spettacolo: tra le tante troveremo dei mostri che si avvicinano a velocità pazzesche ai nostri eroi e che quando attaccano sono praticamente immobili e fermi; un soldato che alternativamente in alcune sequenze è ferito e si contorce dal dolore ed in altre è vispissimo (pur con due pallottole in corpo!); un countdown per la solita distruzione totale che è interminabile; errori di battute esilaranti (il replicante che dice "avete cinque minuti prima della distruzione!" e nella scena dopo la voce elettronica dice "dieci minuti alla autodistruzione!"); le due protagoniste che a pochissimi secondi dalla fine del countdown avanzano a piccoli passi invece che correre ansimanti; i soldati che dicono "c'è un essere umano, andiamo a vedere chi è" e appena lo vedono prima gli sparano addosso a vista (si tratta della bambina!!) e poi lo rincorrono dicendogli di non aver paura, e tante altre genialate che rendono il film un capolavoro della risata. Come condimento poi, una colonna sonora assurdamente seria ed effetti speciali bruttissimi (i make up dei mostri sono sconvolgenti: un mix di Predator e delle creature acquatiche di Lovecraft!!): innegabile dire che da Bruno Mattei non ci si poteva aspettare di più, quindi esorto ogni amante del genere a procurarsi questo ennessimo cult del grande regista. Spettacolare.
sabato, 20 ottobre 2007
RATS - NOTTE DI TERRORE
Regia: Bruno Mattei
Attori: R. Raymond, J. Ryann, R. Gross, A. Glass, A. McBride
Anno: 1983
Produzione: Italia

Anno 225 d.B. (Dopo Bomba): una guerra nucleare ha ridotto il pianeta in un gigantesco deserto. La razza umana è sopravissuta, e si divide in due fazioni che si odiano: una che vive sottoterra, ed una alla luce del sole. Kurt guida un gruppo di teppisti in motocicletta in una cittadina deserta, e qui trovano una gigantesca abitazione piena di cibo e di attrezzature scientifiche che permettono di ricreare un ambiente verde e rigoglioso. Tutto sembra perfetto, ma i sventurati dovranno fare i conti con i ratti che infestano la zona: i perfidi roditori divorano le ruote delle loro motociclette, ed iniziano quindi a cacciarli...
Assoluto capolavoro del trash, non ci sono altre parole per definire questo cult diretto da un Bruno Mattei all'apice delle sue innegabili capacità di dirigere film a basso budget involontariamente spassosissimi. Rats è forse uno dei massimi esponenti di questo cinema esilarante, è un autentico spartiacque contro cui qualsiasi altro trash deve per forza di cose confrontarsi. Già l'idea di usare dei ratti come bestie assassine è fantastico, ma come vengano spacciati per ratti dei normali topi di lavoratorio ricoperti di olio è sublime. Così come è sublime vedere un esercito di ratti ora numerosissimo, ora composto da massimo 10 roditori, che viene rappresentato al buio da migliaia di ridicole sagomine che si muovono! Veniamo ai perfidi attacchi dei ratti: tolto il fatto che per tutto il film sono calmissimi e si fanno gli affari loro senza neanche attaccare i personaggi, le occasioni in cui li vedremo in azione sarà o quando qualcuno dalla regia li getta letteralmente addosso agli attori (nel film viene così fatto credere che stanno saltando come grilli!) oppure quando, dal nulla, ne cadono a cascate, come se stesse piovendo!! Anche se magari non c'è un soffitto!! Eccezionale! I personaggi poi sono semplicemente geniali, tra i migliori amici che una persona possa volere: una sorta di monaco con un ridicolo triangolo disegnato in testa che ha una pettinatura punk e che veste con un pacchianissimo costume giallo (si chiama Deus!!), una bella donna di colore dal vestito selvaggio e dai capelli ricci lunghissimi chiamata Chocolate, un nerd chiamato Video (!!!), uno con una giacca da comandante con spallino e medaglia d'ordinanza chiamato Duke, e tanti altri! I costumi sono tra i più fantastici che mi sia mai capitato di vedere. Ed i loro dialoghi tra i più deliranti e spassosi che si siano mai sentiti, sentire per credere! Praticamente a questo riguardo preparatevi sempre a sentire frasi come "ci uccideranno tutti!" oppure "sono troppo intelligenti!" o ancora "è una loro trappola!", frasi queste che suonano troppo spassose se si pensa che per tutto il film questi ratti sono più docili e buoni di un agnello!! Davvero infinite le scene cult da ricordare, perciò mi limito a segnalarne tre qualsiasi: la prima vede i nostri eroi incontrare un compagno morso da molti ratti, che intima ai sbigottiti amici di ucciderlo. Basterebbe toglierli di dosso i due ratti che ha e curargli le ferite per salvarlo, ma invece senza neanche pensarci il prode Kurt lo uccide all'istante!! E non con un veloce ed indolore colpo di pistola, ma arrostendolo vivo con il lanciafiamme! La seconda è nel finale, quando sempre i nostri eroi incontrano un compagno in piedi voltato che non risponde ai loro richiami. Solo girandolo vedono che è un cadavere! Ma allora come faceva da morto a stare in piedi?! La terza infine vede alcuni personaggi morire per ...? Davvero non si sa per cosa, visto che su di loro saltano addosso tre "ratti" senza neanche morderli e questi personaggi muoiono dolorosamente!!! Siamo davvero ai livelli massimo dell'epic-trash su tutto: storia, personaggi e musiche (una colonna sonora elettronica sul modello Goblin incredibilmente ridicola), e al di là della durata un pò troppo elevata (quasi un'ora e 40!) per almeno 3/4 della sua durata il film vi farà spanciare dalle risate. Capolavoro, capolavoro, capolavoro: chiunque ami il cinema del comico ha il dovere morale ed imperativo di guardarsi questo film. Nota: scritto con la collaborazione di Claudio Fragasso, celebre compagno di merende di Mattei. Scena cult: Duke, circondato (?!) da 4 topi, urla loro "io vi uccido! Mi fate schifo!" e quindi si autoesplode assieme a loro.
Curiosità: come set venne utilizzato per buona parte quello di "C'era una volta in America" di Sergio Leone.