mercoledì, 30 gennaio 2008
DASH KAPPEI: GIGI LA TROTTOLA
Autore: Noboru Rokuda
Serializzazione: 1981 - 1982
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (25 volumi)



Per amore delle mutandine bianche indossate dalla professoressa di pallacanestro, il piccolissimo e geniale Kappei decide di iscriversi al circolo della pallacanestro. Con le sue tecniche segrete farà vincere alla squadra il campionato nazionale e conquisterà il cuore della bella Akane, ma non è finita qui: si iscriverà quindi ad altri circoli sportivi eccellendo anche in loro, fino a partecipare nel finale ad un massacante deathmatch mafioso per vincere i soldi in palio, che serviranno a salvare la scuola dalla bancarotta...

Dash Kappei è un manga di culto, su questo non ci piove. Conosciuto in Italia come Gigi la trottola, la creatura di Noboru Rokuda s'è ritagliata da tempo un posto nell'olimpo dei manga come uno dei fumetti più divertenti ed umoristici che si ricordino. Le fantastiche avventure di Kappei, piccolo geniale nano amante delle mutandine bianche che attraverso esilaranti tecniche segrete riesce ad eccellere in ogni genere di sport (pallacanestro, ping pong e scherma) e a conquistare il cuore della bella Akane sono ormai leggenda, ma è giusto cercare di voler analizzare più in profondità e con spirito critico un fumetto così leggendario, ed è così inevitabile che Dash Kappei debba pagare pegno e rendersi conto dei suoi nei. Se infatti i disegni spassosi, l'umorismo fuori di testa e la simpatia innata di Kappei e dei membri della squadra di basket riescono a far letteralmente divorare i primi 15 volumi (si segue la numerazione italiana) attraverso numerose, autentiche risate, bisogna prendere atto che più si va avanti a leggere e meno si ride. Le trovate demenziali continuano ad esserci, personaggi ben caratterizzati e stravaganti ci sono, ma è la qualità delle gags che sfuma terribilmente, andando dal flebile all'insignificante (in certi casi addirittura al pessimo gusto): un calo così netto di idee raramente s'è visto, ed è così che Dash Kappei si ritrova dopo un ottimo primo arco narrativo a scadere in vicende e situazioni così idiote, grossolane e noiose da rendere davvero tristissimo andare avanti nella lettura. Qualche trovata spassosa ancora si ritrova, ma diluita col contagocce e mischiata con l'allarmante povertà generale si dimentica subito. Davvero un peccato, ma visto il prezzo abbastanza contenuto ed un'ottima prima parte forse le motivazioni per acquistare questo manga le si possono ugualmente trovare. Assolutamente insufficiente l'edizione italiana a cura della Star Comics: i 17 volumi originali vengono sottilettati a 25 e stampati su carta igienica. Nota: le vicende di Dash Kappei terminano nel volume 24. Il 25 raccoglie storie fuoriserie aventi in comune la figura di Joe Crocker, personaggio apparso negli ultimi volumi della serie principale. Peccato che qualitativamente anche questo numero speciale si attesta sull'insignificante.
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categoria:manga
martedì, 29 gennaio 2008
DARK BLUE WORLD
Regia: Jan Sverak
Attori: Ondrej Vetchy, Krystof Hadek, Charles Dance, Tara Fitzgerald
Anno: 2002
Produzione: Danimarca - Gran Bretagna - Germania - Italia - Repubblica Ceca



Dark Blue World è il classico film promettente nelle intenzioni, nel soggetto e nella regia (dietro la macchina da presa Jan Sverak, già premio oscar per Kolya), ma che delude abbastanza nel risultato finale. Narrare la travagliata vita di Franta, cecoslovacco ex aviatore della RAF per questo rinchiuso nelle carceri comuniste come nemico del popolo, poteva essere interessante. Poteva sicuramente interessare il confronto di opinioni tra lui e un compagno di cella ex nazista di come si è vissuta la guerra, così come era sicuramente originale l'idea del protagonista stesso che racconta tutta la sua vita durante i giorni di carcere. Eppure dietro le buone intenzioni tutto risulta banale, riducendosi alla solita storia d'amicizia tra il protagonista ed il suo miglior amico ai tempi della guerra in Inghilterra, dove la guerra ha ruolo secondario e dove tutta la storia verte sull'innamoramento comune dei due per una singola donna. Ecco quindi i soliti litigi, le scazzottate, ed ecco anche il riscatto e la redenzione finale della parte in torto, con contorno di combattimenti aerei ben realizzati. Un Top Gun militaresco? Praticamente sì, forse meno commerciale ma come si evolve è praticamente uguale. Segati via gli approfondimenti storici, segate via quelle che potevano essere interessanti vedute a confronto tra culture tedesche e cecoslovacche su come su come si viveva ai tempi: tutto si riduce ad una banale storia d'amicizia come se ne sono viste molte, che sarà ben raccontata e ben interpretata, ma rimane stuzzechevole, noiosa, troppo lunga e per certi versi inconcludente. Peccato.
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categoria:cinema
martedì, 29 gennaio 2008
NEKOMAJIN
Autore: Akira Toriyama
Serializzazione:
2001 - 2005
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)



Si sa, a volte è difficile per un autore di grande successo continuare a stupire il suo pubblico riciclando idee del passato. Toriyama è uno tra questi, ma si può ben dargli atto di aver saputo mantenere un profilo dignitoso, dopo il successo mondiale di DragonBall, con i successivi Cowa!!, Kajika e Sandland. Nulla di eccezionale o che rimarrà nella storia del fumetto, ma i tre manga si sono rivelati gradevoli storielle intrise di umorismo e originalità. Purtroppo è con il ciclo di storie di Nekomajin che tocca prendere atto del primo vero flop di Toriyama. Nekomajin e Nekomajin Z (la recensione fa riferimento al volume che raccoglie entrambe le serie e che idealmente è chiamato Nekommajin) sono infatti due cicli di storie decisamente deludenti, parecchio distanti dall'umorismo evocato in passato dall'autore. Andiamo con ordine: Nekomajin narra delle avventure di questo omonimo misterioso essere, una sorta di grande gatto che cammina a due zampe, ha l'altezza di un umano ed ha la capacità di parlare. Nekomajin è poi un grande esperto di arti marziali, e le usa unicamente per soddisfare il suo ego e dimostrare di essere il più forte di tutti. Nelle prime avventure lo vedremo quindi in giro nelle sue terre alle prese con uomini comuni, amici ed addirittura una coppia di improbabili alieni. Purtroppo nessuna di queste storie sono minimamente collegate, e anzi ciascuna presenta personaggi particolari che avrebbero il carisma necessario per diventare presenze costanti della saga (tra i tanti vi è pure un ragazzino supereroe!), ma che invece esauriscono il loro ruolo in una ventina di pagine. L'umorismo grossolano non aiuta a digerire l'insignificanza di queste storielle di basso livello, e se a questo aggiungiamo una sorta di illogicità nella sceneggiatura (sovente capiterà di domandarsi a che serve presentare certe situazioni assolutamente gratuite che non hanno alcuna ripercussione nel futuro) capirete perchè la prima metà dell'albo è assolutamente insufficiente. Anche Toriyama lo avrà capito all'epoca, e difatti non stupisce vedere come, nel ciclo di storie successivo, l'autore decide di risollevare il futuro editoriale della sua creatura scomodando nientepodimeno che i personaggi della sua opera di culto DragonBall! Nekomajin Z fin dal suo titolo è infatti una promessa d'intenti, che andranno a realizzarsi subito quando nelle nuove avventure Nekomajin affronterà uno dopo l'altro vari avversari provenienti dall'universo di Goku e co., compresi super sayan, figli di Freezer, e addirittura Vegeta e Majin Bu! E' qui che l'opera ritrova una vera dignità, visto che le gag di Toriyama tornano a livelli decenti, le storie mantengono una continuity e la nostalgia di DragonBall permette di apprezzare molte chicche e trovate parodistiche, tra cui un improbabile Vegeta che si inventa una chiamata al cellulare come scusa per non combattere contro Nekomajin! Purtroppo un'opera brevissima di cui solo metà di un certo valore non è certo una gran garanzia di qualità, e difatti Nekomajin nell'arco di 5 lentissimi anni di serializzazione sembra esaurito quasi subito le sue potenzialità, costringendo Toriyama ad una prematura conclusione (a fronte di varie schede illustranti una vasta tipologia di di Nekomajin, cosa che probabilmente avrebbe ispirato altri cicli di storie). Quel che rimane è in definitiva un fumetto abbastanza insignificante, che si risolleva fino ad arrivare alla sufficienza unicamente in merito ad un "secondo tempo" discretamente divertente, per chi è cresciuto con DragonBall. Ma evidentemente c'è molto di meglio in giro. Vagamente deludente l'edizione italiana Star Comics, che volendo adottare lo stesso identico formato della Perfect Edition di DragonBall per poterli idealmente accostare nella libreria, si dimentica fatalmente di ciò che rende migliore l'edizione di DragonBall: la presenza di tutte le originali pagine a colori.
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categoria:manga
domenica, 27 gennaio 2008
NELLA VALLE DI ELAH
Regia: Paul Higgins
Attori: Tommy Lee Jones, Charlize Teron, Susan Sarandon, James Franco
Anno: 2007
Produzione: USA



L'anziano Hank è un veterano del Vietnam, e gran parte della sua vita l'ha dedicata combattendo in nome della patria. Le sue convinzioni inizieranno a vacillare quando suo figlio Mike, di ritorno a casa dalle missioni militari in Iraq, farà perdere totalmente le tracce. Pochissimo tempo Mike verrà ritrovato morto, brutalmente fatto a pezzi e bruciato. Affranto, Hank inizierà ad indagare assieme ad una poliziotta, fino a scoprire orribili verità sul come la guerra e l'esercito hanno agito sui principi, sui valori e sulla morale dei soldati di ritorno dal fronte...

E' Paul Haggins che firma uno dei più grandi film antimilitaristi che si ricordino. Lo sceneggiatore di "Crash: contatto fisico" ci regala un grande giallo psicologico, che si avvale di ottime interpretazioni di un favoloso cast e che, nonostante una regia arida e secca, tiene inchiodati sulla poltrona dall'inizio alla fine. Ma classificare "giallo" Nella valle di Elah è riduttivo: stiamo parlando di un'indagine sociale mascherata da film drammatico, perchè nel tempo di due ore Higgins fornisce un ritratto disastroso, preoccupante e realistico di molte realtà americane: della debolezza delle istituzioni, del completo lavaggio di cervello operato dall'esercito sui soldati, delle crudeltà che si consumano quotidianamente in Iraq (ma potrebbe essere qualsiasi altro stato) e che portano i soldati e divenire spietate macchine da uccisione senza morale, delle tremende conseguenze psicologiche che perdurano sui soldati di ritorno a casa... Nella Valle di Elah è un film elegante fin dal titolo (citazione biblica della battaglia tra Davide e Golia), intenso e crudele, che fa stare male. Ma è anche un inno allo svegliarsi fuori, a porsi domande sul vero significato delle guerre e della violenza, ed una riflessione sulla violenza che genera altra violenza. Niente propaganda politica o palesi prese di posizione però: Higgins racconta il tutto con occhio distaccato, e pur mostrando realtà palesemente negative non vuole esprimere messaggi chiaramente conducibili ad una fazione politica. Cosa che piacerà anche ad un pubblico non tendente politicamente alla sinistra, che apprezzerà come l'altra parte la bellissima scena conclusiva con la bandiera statiunitense sventolante al contrario (odio per le istituzioni? Richiesta di aiuto per salvare il mondo dalla spirale di violenza?). Nella Valle di Elah è un film da vedere, e tra i più originali di questo 2007 appena trascorso.
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categoria:cinema
sabato, 26 gennaio 2008
IL BOSCO DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)



C'è davvero chi pensa che Rumiko Takahashi sia brava solo a disegnare opere bizzarre ed umoristiche (Ranma 1/2, Lamù)? No, perchè la "principessa dei manga" ha già confermato innumerevoli volte il suo talento eclettico spaziando dalle commedie al dramma, dal dramma al fantasy e pure finendo al romantico, ed è quindi con notevole interesse che mi appresto a commentare la sua prima vera opera spiccatamente horror, le cui atmosfere influenzeranno approfonditamente il recente Inuyasha. Sto parlando della Saga della Sirena, iniziata nel 1984 e andata avanti fino al 1994: tre volumi che raccontano in chiave horror e in atmosfere decadenti e malinconiche la vita di Yuta e Mana, due ragazzi che hanno avuto la sfortuna di avere guadagnare l'immortalità mangiando la carne della leggendaria creatura marina. A scanso di equivoci... qui le sirene non sono viste come romantiche bellezze mozzafiato, ma autentici ripugnanti mostri la cui carne mangiata o uccide, o trasforma in mostri o, in rarissimi casi, dona la vita eterna. In questi tre volumi la Takahashi disegna così numerose storie autoconclusive, quasi tutte aventi come protagonisti i due ragazzi alle prese con problemi di solitudine e paura di perdere l'altro/a, nel cui tragitto incontreranno ed affronteranno altri immortali in storie più o meno orrorifiche. In questo primo volume, intitolato Il Bosco della Sirena, troviamo 3 storie. La prima è ovviamente la presentazione dell'opera, e ci cala nel background principale: nel suo peregrinare centenario Yuta incontra in una foresta una congrega di donne anziane, che finiranno successivamente col rivelarsi sirene dalla vecchiaia millenaria in procinto di divorare la giovane e bella Mana, la cui carne immortale potrà riportarle alla giovinezza. Yuta salverà così Mana dopo una difficile battaglia contro le spaventose creature. La seconda storia è ambientata centinaia di anni prima in piena epoca feudale, ed ha come unico punto di collegamento con l'episodio precedente l'immortale Yuta. Rin è una giovane e forte ragazza di un piccolo villaggio di pescatori, alle prese con una banda di pirati. La ragazza incontrerà così Yuta e ne ne innamorerà, ed i due affronteranno assieme il gruppo di pirati che intanto vengono guidati da una donna che vuole catturare una sirena. Il terzo episodio è quello che dà il titolo al volume, ed è nuovamente ambientato ai giorni nostri: Yuta e Mana affrontano una bellissima ed immortale ragazza condannata a vivere per sempre con gravi malattie al corpo, ma dovranno scoprire l'inquietante segreto che la lega alla sua vecchia sorella. Delle tre storie la migliore è sicuramente la terza, ben scritta e sottilmente inquietante, ma è un peccato che il buon ritmo di narrazione di tutte e tre e l'originalità generale complessiva vengano spesso rovinate da caratterizzazioni abbastanza bruttine che pesano non poco sul gradimento finale. Yuta e Mana sono infatti due protagonisti poco caratterizzati, monotematici nella loro personalità: lui sempre a soffrire ed avere incubi sul suo passato, e lei sempre a fare l'eterna ingenua che non capisce nulla di ciò che prova per lui (una costante nei lavori della Takahashi, ma un briciolo di più fantasia proprio no?!). Peraltro poi se il soggetto delle tante storie della saga va più che bene, sono le sceneggiature che spesso lascinano a desiderare: possibile che in ogni episodio sia Yuta che Mana devono morire e resuscitare più o meno per 2 volte?! Alla lunga si scade nell'involontariamente ridicolo, con questi due personaggi che muoiono qualcosa 5 volte a volume e che poi resuscitano forti e felici come prima. Lo splatter scorre copioso, ma anche qui c'è un neo: inutile negarlo, il tratto così semplicistico e caratteristico della Takahashi mal si presta al venire utilizzato in storie dell'orrore, ed è anche per questo che emotivamente la saga è poco coinvolgente ed i momenti di vera suggestione sono diluiti col contagocce. I complimenti alla Takahashi vanno fatti per aver almeno provato a cambiare totalmente genere dopo aver ultimato Lamù, ma con un tratto simile e con una sceneggiatura ridondante e a tratti noiosa non si va lontano...
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categoria:manga
giovedì, 24 gennaio 2008
MASTELLA, GLI ITALIANI POSSANO PERDONARE IL TUO ANIMO MARCIO.
IO NON LO FARO'.
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lunedì, 21 gennaio 2008
FUNERAL PARTY
Regia: Frank Oz
Attori: Matthew MacFayden, Rupert Graves, Alan Tudyk, Peter Dinklage
Anno: 2007
Produzione: Germania - Gran Bretagna - USA



Al funerale del vecchio padre di Daniel e Robert arrivano ospiti da un pò ovunque, anche sconosciuti mai visti prima. Si intrecceranno così situazioni assurde, ricatti, morti, droghe, rapimenti ed altre amenità, che oltre a rendere il funerale un disastro riavvicineranno i due fratelli le cui strade si erano divise...

Ogni tanto escono al cinema dei film low budget interpretati da attori sconosciuti che diventano caso nazionale. E' successo con Blair Witch Project, Clerks, El Mariachi, e se ci spingiamo nel passato ne troveremo molti altri (Eraserhead, Gola Profonda etc.). Si può tranquillamente inserire in questa categoria anche Funeral Party, commedia nera diretta da Frank Oz (già regista di In & Out e Bowfinger) interpretata da attori inglesi sconosciuti ai più, che nel 2007 ha portato alle lacrime migliaia di spettatori vincendo pure diversi premi internazionali ai festival della commedia. Diversi sono i film che come Funeral Party tentano di esorcizzare un tema scomodo come la morte ed i funerali attraverso l'uso irriverente della commedia, ma sono ben pochi quelli che ci riescono così bene. Funeral Party è un gioiello, un piccolo capolavoro che nel folto cast di bravissimi interpreti e nelle situazioni surreali che si susseguono trova autentica sublimazione assurgendo a pietra miliare del genere. Uomini drogati che vanno di matto, vecchi sulla sedia a rotelle con problemi intestinali, nani gay ricattatori, preti blasfemi, morti.... Frank Oz se ne frega delle critiche perbeniste (che poi inevitabilmente arriveranno) e gioca le sue carte sul politicamente scorretto e sull'assurdo, sulla farsa, su dialoghi brillanti e spassosi impregni di humor inglese e sulla straordinaria interpretazione di tutti i simpaticissimi attori, pienamente a loro agio nel loro ruolo. Funeral Party può essere definito sotto certi punti di vista volgare e sboccato, demente e fuori di testa, ma è proprio in questo suo voler eccedere a tutti a costi su ogni fronte con brio e divertimento che riesce nel tentativo di ammazzare dalle risate gli spettatori (che dovranno inevitabilmente essere di vedute abbastanza aperte per apprezzare pienamente) come s'è prefissato. Spegnete il cervello, noleggiatevi il film e praparatevi ad una delle più grandi risate della vostra vita: Funeral Party non vi deluderà e rimarrà alla mente come uno dei più più genuinamente spassosi che abbiate mai visto.
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categoria:cinema
martedì, 15 gennaio 2008
IO SONO LEGGENDA
Regia: Francis Lawrence
Attori: Will Smith, Paradox Pollack, Charlie Tahan
Anno: 2007
Produzione: USA



2012: un nuovo virus creato dall'uomo trasforma il 90% della popolazione mondiale in orribili bestie idrofobe che temono la luce. Il dottor Robert Neville, uno dei pochi superstiti, inizia a New York a compiere delle ricerche per creare un vaccino. Dividerà le sue giornate col suo cane: di giorno a compiere ricerche, e di notte serrato in casa sperando che le creature non lo attacchino...

Terza trasposizione dell'omonimo capolavoro di Matheson, il film di Francis Lawrence si rivela un blockbuster abbastanza deludente, sicuramente inferiore al fantastico Ultimo uomo della Terra girato da Ragona nel 1964 ed assorto a capolavoro misconosciuto del cinema italiano. Ed è un peccato, perchè Io sono Leggenda è un film dal potenziale illimitato. Con la moderna tecnologia del cinema e con un pò di coraggio ad "osare" si sarebbe potuto tranquillamente superare i fasti del film di Ragona, eppure il regista non c'è riuscito. Sicuramente in più del film italiano questa produzione americana può godere di una regia talentuosa e spettacolare (ben coadiuvata da scenografie eccezionali: vedere una gigantesca New York tutta desolata e lasciata alla rovina fa una bella impressione!) e di un ottimo Will Smith che non fa rimpiangere troppo il ruolo che fu del compianto Price, ma i problemi sono altri. Tutti da ricercare sicuramente nella pessima scelta di usare sui mostri la cg (make-up artigianali proprio no? In computer graphic sono ridicoli e basta!) e sopratutto nel poco coraggio del regista di andarci pesante con le atmosfere. Non si riesce proprio a respirare quell'aria cupa, nichilista e senza speranza che si respirava negli anni '60, e anche il lieto fine stona davvero troppo se si pensa all'agghiacciante conclusione della prima mitica trasposizione. Se a questo ci aggiungiamo parecchie infedeltà con Matheson e certi artefizi messi lì per rendere la storia meno claustrofobica e cattiva, capirete perchè Io sono Leggenda ha poco da spartire col romanzo d'origine e con i precedenti due film. Rimane un buon horror, sicuramente ben confezionato ed ottimamente interpretato, ma per chi ha veduto l'Ultimo Uomo della Terra, l'unico merito di questo film sarà di ricordarcene l'esistenza e la bellezza.
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categoria:cinema
martedì, 15 gennaio 2008
I FANTASTICI 4
Regia: Tim Story
Attori: Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Julian McMahon
Anno: 2005
Produzione: USA - Germania



Un gruppo di 4 amici si fa finanziare un costoso esperimento spaziale da un imprenditore chiamato Victor von Doom, ma tutti e 5 per colpa di un'inesattezza dei calcoli del cervello del gruppo finiscono investiti da radiazioni che ne modificano il dna. Reed scoprirà così la facoltà di allungare ogni parte del corpo come se fosse di gomma, Susan di divenire invisibile e generare campi di forza, il giovane Johnny di prendere fuoco e di volare e Ben di trasformare il suo corpo in una massa rocciosa di incredibile potenza. Alle prese con esperimenti per tornare umani e per uscire dalla celebrità (verranno conosciuti dai neyworkesi come i "Fantastici 4") dovranno successivamente usare i loro poteri per affrontare Victor, che ha acquistato la facoltà di avere un corpo di puro metallo elettroconduttore e che, autonominatosi Dottor Destino, cerca di conquistare il mondo...

Seconda trasposizione del fumetto di culto di Jack Kirby (il primo, "Fantastic Four", è inedito in Italia), i Fantastici 4 è l'ennesimo movie supereroistico che va ad aggiungersi alla numerosa schiera di film tratti dalla Marvel che sono fioriti a fine anni '90/inizio 2000. Tra X-Men, Spiderman, Hulk e Daredevil vari come si inserirà la trasposizione di quello che è probabilmente il fumetto più caratteristico di sempre del genio di Kirby? Discretamente bene, non c'è dubbio, ma ben al di sotto dei risultati avuti con le avventure dell'Uomo Ragno e degli X-Men (indubbiamente i franchise più riusciti cinematograficamente). Apprezzabilissimo è sicuramente il film di Story, ben diretto, discretamente interpretato e con effetti speciali notevolissimi che fanno reggere benissimo l'ora e mezza di film grazie anche ad un umorismo simpatico e quasi onnipresente. L'unico problema risiede unicamente negli intenti del film: come si può pensare in soli 90 minuti pensare di condensare insieme sia la nascita dei Fantastici 4 (con conseguenti problemi personali e processo di autoconsapevolezza dei propri poteri) e la figura del Dottor Destino, uno dei più affascinanti villain di carta di sempre? Nel fumetto di Kirby il folle Destino è il dittatore dello stato immaginario della Latveria: un tiranno idealista che governa con pugno di ferro pur amando sinceramente il suo popolo e garantendogli ogni beneficio sociale. In un film così breve era impossibile dare una degna rappresentazione al mitico villain, ed ecco quindi che diventa banalmente un imprenditore megalomane che vuole conquistare il mondo e che affronta direttamente i Fantastici 4 venendo subito sconfitto. La figura appena abozzata del villain principale ed il suo ruolo minimale nel film (la sua entrata in scena si risolve negli ultimi 20 minuti di film), accantonato in preferenza di un ampio spazio dato alle psicologie dei 4 protagonisti, è probabilmente il motivo principale della palese inferiorità di questo Fantastici 4 con gli altri diretti colleghi Marvel. Serviva girare di più, serviva caratterizzare meglio il villain, servivano più idee ed uno sceneggiatore migliore: elementi questi che rendono Fantastici 4 un film divertente e coinvolgente da vedere, ma penalizzato da una brutta sensazione di incompletezza. Al cult di Kirby si poteva dare di più. E anche a Destino.
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categoria:cinema
giovedì, 10 gennaio 2008
LA PROMESSA DELL'ASSASSINO
Regia: David Cronenberg
Attori: Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent Cassel
Anno: 2007
Produzione: Canada - Gran Bretagna



Inghilterra. Una sconosciuta ragazzina russa di 14 anni, prostituta e drogata, muore dando alla luce un bambino. Anna, l'ostetrica, deciderà di cercare di rintracciare il padre di lei facendo tradurre il suo diario (rinvenuto tra le sue cose) dallo zio russo. Verrà alla luce una cruda storia di violenze sessuali ai danni della poveretta, da parte di una potente famiglia mafiosa russa anche lei residente in Inghilterra. Le strade di Anna e di Nikolai, autista della famiglia e consigliere del figlio del Padrino, si incroceranno...

Dopo Spider e dopo History of Violence, Cronenberg torna a stupire dirigendo un nuovo film che sembra non avere nulla a che vedere con le sue poetiche della Nuova Carne del passato. L'ottimo History of Violence sembrava gettare le basi su un neonato interesse del regista per il mondo delle grandi organizzazioni criminali, cosa che verrà pienamente riconfermata da quello che si rivela un nuovo grande lavoro. Interpretato da un Viggo Mortensen (altro punto di comune col lavoro precedente, peraltro nello stesso similare ruolo) e da una Naomi Watts decisamente bravissimi e credibili, Eastern Promises ("La promessa dell'assassino"?!) si rivela un noir intenso, violento e cattivo, cupo e con magistrali momenti di tensione. Si sa, film davvero riusciti sulle psicologie e sulla vita dei mafiosi con un plot decente che li giustifichi sono pochi, ma Cronenberg può ben vantarsi di essere riuscito a dire anche la sua sull'argomento. Una storia intrigante fa infatti da sfondo su buonissimi ritratti psicologici che ben illustrano la controverse vite dei mafiosi (la morte vissuta come una presenza costante tale da diventare normale e divertente; l'assurdità della vita e degli eventi che ti portano un giorno a stare su un trono e quello dopo a venire ucciso come l'ultimo dei porci, etc.), e certi momenti di vera paura e di disagio fanno ben respirare l'aria allucinata che prova una persona qualsiasi a mettersi contro il fior fiore della criminalità organizzata. Cronenberg si diverte a far respirare una tensione palpabile durante i dialoghi tra Anna e Nikolai o il Padrino, ma poi quando sembra che l'atmosfera di cattiveria si sia calmata, ecco scoppi improvvisi di estrema violenza, quasi animalesca, che provocano un autentico corto circuito nello spettatore (capolavoro di tensione e disturbo la sequenza di lotta nelle saune: un Nikolai totalmente nudo che combatte contro due sicari venuti ad ucciderli). Il solito magnifico finale lieto, ma allo stesso tempo aperto e con un inquietante punto interrogativo finale, è l'ennesima prova della grandezza e della genialità di uno dei migliori e originali registi contemporanei, che in tutta la sua carriera ha deluso veramente poco. Meno lineare di History of Violence ma ben più diabolico e nero, Eastern Promises si può definire sua naturale evoluzione ed è il solito must da vedere per qualsiasi appassionato di grande cinema.
postato da: God87 alle ore 19:26 | Permalink | commenti
categoria:cinema