martedì, 26 febbraio 2008
MAO DANTE
Autore: Go Nagai
Anno: 1971
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (2 volumi)



Ryo Utsugi è uno studente liceale che, in molti suoi sogni, continua a trovarsi in un crepaccio dell'Himalaya al cospetto di un gigantesco demone. La sua vita cambierà quando, durante un'incursione alpina, scoprirà di possedere dei poteri che gli permetteranno per davvero di liberare il gigantesco mostro, e così i due si fonderanno insieme in un unico gigantesco corpo. Il gigantesco Mao Dante, posseduto dalla volontà di Ryo, inizierà così a cercare di scoprire la sua identità, e sarà l'incontro con la bella Medusa a rivelargli la sua origine e la storia di loro demoni. Una storia che sovvertirà i concetti di bene e male comunemente conosciuti...

Un anno dopo Harenchi Gakuen, e uno prima di Devilman, un appena 23enne Nagai aveva già scioccato le istituzioni con un altro manga assolutamente blasfemo e dissacratorio, che gli aveva accapparrato contro le ire funeste dei mass media portando la rivista su cui era serializzato a chiudere l'opera lasciandola incompleta. Mao Dante era il suo nome, ed ispirato alla Divina Commedia (di cui Nagai lesse da giovanissimo un adattamento per bambini) conteneva la prima vera idea di uomo-diavolo che poi sarebbe servita da prototipo al Devilman realizzato l'anno successivo. Capire il perchè di tutte le controversie fiorite addosso a Mao Dante non è assolutamente difficile: al di là della critica alle istituzioni sociali, Mao Dante osa per la prima volta rovesciare apertamente i ruoli di bene e male, prendendo apertamente posizione da parte di quello che è considerato male come gesto di critica e condanna alla società contemporanea fondata su una morale comune da tutti seguita ciecamente. Con Mao Dante, il giovane Nagai sviluppa per la prima volta la sua sapiente e spietata critica ai temi religiosi, demolendo nichilisticamente quell'ammasso confuso di morale, etica, ipocrisia, usi e costumi che governano la società contemporanea. Se in Devilman ha fatto la stessa cosa con risultati eccezionali, si può parlarne anche per Mao Dante? La risposta è un assoluto sì, perchè Mao Dante i numeri per essere considerato capolavoro li ha tutti. I due volumoni da 300 e passa pagine pubblicati dalla d/visual, a parte la solita altissima qualità di edizione (pagine a colori, sovracoperta, ottima stampa e rilegatura, etc), si leggono con una voracità incredibile. Qui Nagai, pur con un tratto datato quanto quello di Devilman (assurdamente superiore, però, nella complessità di sfondi) convince nuovamente, trasporta di nuovo negli abissi più oscuri della mente umana e dell'irrazionalità, conduce con tasso ipnotico il lettore fino alla grottesca scoperta finale che scardina totalmente le convinzioni di chi legge, producendo nuovamente un effetto di totale stordimento e sorpresa che ormai è entrato nell'immaginario collettivo degli amanti del geniale autore. Chi legge non disperi poi per l'assenza di finale e per i personaggi presentati e non più ripresi, perchè anche se l'opera è stata forzatamente chiusa, il finale aperto è geniale: i messaggi che l'autore voleva dare ci sono tutti, e anzi la conclusione è talmente elegante che anche come finale "default" sarebbe stato semplicemente perfetto. Interessante notare infine come in quest'opera l'autore fa un grandissimo uso di gigantesche tavole a doppia pagina (talmente tante che le 600 e passa pagine scoprirete di riuscire a leggerle in pochissimo tempo), poi scomparse nelle opere successive, e sopratutto come faccia un uso quasi totale di ombreggiature sui volti dei personaggi, artefizio questo che rende Mao Dante ancora più oscuro e tenebroso del successivo Devilman. E' poi anche da notare nuovamente la genialità di un autore che, senza aver mai voluto sceneggiare le sue opere (e Mao Dante non fa eccezione), ha continuato a disegnare inventandosi al momento gli sviluppi della vicenda, arrivano quindi per l'ennesima volta a sfornare una storia originalissima nata al momento. Concludendo, Mao Dante è un altro acquisto sicuro per gli amanti del buon fumetto ed ennesima grande prova di uno dei più importanti mangaka di tutti i tempi.
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categoria:manga
martedì, 26 febbraio 2008
LA TELA DELL'ASSASSINO
Regia: Philip Kaufman
Attori: Ashley Judd, Samuel L. Jackson, Andy Garcia, David Strathairn
Anno: 2004
Produzione: USA



Jessica, appena nominata ispettrice della polizia, inizierà ad indagare su alcuni omicidi che hanno come vittime tutti gli uomini con cui lei va a letto ogni sera. Inizierà a pensare di avere disturbi assassini e così cercherà di auto recludersi in prigione, ma quale sarà per davvero la verità?

Prendete tre divi di Hollywood famosi per alcuni film del passato, e metteteli dentro ad un film senza nè capo nè coda il cui senso d'esistere è pari a zero: ecco, vi siete avvicinati a capire cos'è la Tela dell'Assassino. L'assoluta inutilità di questo film, preannunciata già dai primi ridicoli dialoghi iniziali, diventa palese dopo davvero poco: se il soggetto principale può dirsi vagamente interessante (seppur già discretamente abusato), è la realizzazione complessiva che fa urlare allo scandalo. Stereotipi e clichè, situazioni e dialoghi inverosimili e fuori da ogni realtà, assoluta incapacità di sfruttare anche minimamente la bravura di due attori navigati come Jackson e Garcia, un un finale di una scontatezza assurda e quasi indecente... Se si può davvero parlare di film oggettivamente brutti, Twisted (come si è riusciti ad arrivare a chiamarlo La Tela dell'Assassino?!) è sicuramente un emblema di questa categoria. Troppo ad alto budget per poter essere considerato trash, e troppo poco involontariamente ridicolo per poter essere visto in chiave comica, Twisted è il classico thriller hollywoodiano brutto, mal fatto e con discrete potenzialità totalmente sprecate, oltre che con vari punti inspiegabili (tutti quei tic violenti che capitano a Jessica che vorrebbero significare?). Peccato davvero per la presenza di Jackson e Garcia in questo filmaccio.
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categoria:cinema
domenica, 17 febbraio 2008
VAMPIRES VS ZOMBIES
Regia: Vince D'Amato
Attori: Bonny Giroux, C.S. Munro, Maritana Carlson, Brinke Stevens, Peter Rugins
Anno: 2004
Produzione: USA



E' minimamente concepibile pensare di adattare un romanzo gotico del 1800 come il Carmilla di Le Fanu in un film chiamato Vampires vs Zombies? E sopratutto... è possibile dare un titolo simile ad un film dove non c'è nessun e ripeto nessuno scontro tra i due mostri citati? Evidentemente sottovalutavate Vince D'Amato, talentuoso trashmaker che con questo film dimostra fin da subito alte mire nel cinema spazzatura. La storia: il mondo è invaso da una terribile epidemia che trasforma tutti gli esseri viventi in famelici zombi, che hanno la particolarità di non vedersi per tutto il film. Lungo le desolate strade si muovono in una auto un padre ed una figlia (che sembrano avere una distanza d'età di 5 anni), e durante il viaggio incontrano così una misteriosa donna che affida loro la figlia chiamata Carmilla, chiedendo loro di portarla chissà dove. Ovviamente i due non si faranno problemi a esaudire la richiesta in quattro e quattr'otto (normalissimo!!), ed è così che inizieranno assieme un viaggio che li porterà ad incontrare in un vecchio convento abbandonato, per chissà quale scopo, Il Generale, vecchio militare in pensione (presumibilmente) che prima picchia con la spranga chi gli fa una domanda, e poi gli chiede qual'era la domanda. Il resto del film è inspiegabile, essenzialmente perchè è incomprensibile: se già la traccia iniziale di questo film può sembrarvi delirante, è la parte centrale che sconfina nel nosense più trashoso e lynchiano. Flashback, visioni di passato e presente che si mischiano insieme, personaggi nuovi che sbucano fuori da chissà dove ed hanno un ruolo inspiegabile, altri personaggi totalmente dimenticati per strada (che fine ha fatto la misteriosa madre di Carmilla?!), scene splatter e di nudo di una gratuità ed inverosimilità disarmante... in poco più di mezz'ora D'Amato rende assolutamente allucinante e cripticissimo tutto il film, tirando fuori tralaltro qualche vampiro e qualche ridicolo zombie dall'orrido trucco (han semplicemente gettato del fango addosso a delle persone?) e buttandololi così senza ragione in mezzo al pastrocchio generale senza uno scopo o una qualsiasi attinenza. Risate a crepapelle davvero in questo very low budget dalle alte ambizioni, e poi ancora... lesbicate nei posti meno opportuni, dialoghi dementi, stazioni di benzina con tanto di proprietario annoiato (alla faccia del mondo invaso dagli zombie...), attori assolutamente cani (vi è pure una scena assurda nel quale il rantolo di agonia di un tizio è vistosamente una risata!)... il senso di povertà totale si vede anche nelle riprese di inizio film dove la telecamera è vistosamente sporca e piena di graffi! Tra le scene cult vale la pena ricordare la lotta tra i due protagonisti ed un vampiro, che termina con l'uccisione della perfida creatura della notte (ehm.... dimenticavo di dire che in questo film i vampiri vivono alla luce del sole!!). Tutto normale, se non fosse che senza alcuna ragione plausibile i nostri due eroi segano pure via la testa al cadavere!! E poi hanno pure la pretesa di parlare più avanti del fatto che la loro era auto-difesa!! Altra scena di culto è da inquadrare quando Carmilla e la protagonista trovano per strada un militare zombie con una ridicola maschera antigas addosso, ritto in piedi. E' morto, come simboleggia un pugnale ficcato in mezzo al cuore. Tralasciando il fatto che gli zombi muoiono unicamente se gli si distrugge il cervello, si può sapere perchè deve stare in piedi se è morto?! E per quale astrusa ragione Carmilla ha l'impulso di maciullarlo se lui è già morto e non può fare niente?! E perchè poi il cadavere dello zombie si scioglie al sole?! Davvero, il senso di trash che si respira in questo piccolo capolavoro dell'involontariamente spassoso è alto, altissimo: fino alla fine non si capisce se bisogna ridere per il fatto che questo ultra-trash si dichiari ispirato a Le Fanu o per il fatto che il titolo non abbia il benchè minimo senso (chi sono i due mostri nella copertina del dvd?!). Che Mattei abbia trovato un nuovo erede? Vedremo. Ultima raffinata chicca la pubblicità ufficiale del film alla sua uscita in dvd: puro genio, oltre ad un altro valido motivo per spingere Le Fanu a rigirarsi nella tomba. "A new take on the Le Fanu classic, complete with surprising Lynch-esque plot twists and a wild splatter-punk finale to compliment the original erotic storyline and apocalyptic backdrop in this totally off-the-wall horror-action-comic vampire-lesbian story..."
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categoria:cinema
giovedì, 14 febbraio 2008
I CAVALIERI DELLO ZODIACO
Produzione: Toei Animation & Shueisha
Regia: Kazuhito Kikuchi & Kozo Morishita
Serializzazione: 1986 - 1989
Formato: serie tv (114 episodi)



I saint sono potentissimi guerrieri dalla forza sovraumana, capaci di distruggere il terreno e la roccia con la semplice forza dei pugni e dei calci, in virtù dell'esplosione della forza interiore detta cosmo. Sono i guerrieri che lottano per difendere Atena, dea della giustizia, hanno una potente armatura che li protegge e riappaiono sulla Terra ogni volta che vi torna l'oscurità. Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki sono i cinque saint più forti nella categoria bronze, e dovranno affrontare in terribili battaglie numerosi altri guerrieri che di volta in volta tenteranno di uccidere la dea Atena, reincarnata nella bella Saori Kido. Il Gran Sacerdote della Grecia, l'anello del nibelungo e il dio Poseidone sono i tre grandi avversari che dovranno sconfiggere...

Classico anime di culto entrato nell'immaginario collettivo di tutto il mondo con un successo senza limiti, il Saint Seiya della Toei (conosciuto come "cavalieri dello zodiaco" quasi ovunque nel mondo) è la tipica trasposizione Toei di celebri manga shueisha quando questi erano ancora in corso di serializzazione su rivista. Questo sottointende filler e allungamenti inventati appositamente in animazione per permettere alla storia principale del manga di prendersi avanti, e se in certi casi ciò si è risolto senza creare problemi, in altri le varie modifiche operate dagli sceneggiatori televisivi si sono prese il gran brutto merito di ingenerare incoerenze anche parecchio pesanti con gli sviluppi successivi inventati dall'autore nel fumetto. Questo è, come avrete capito, il caso di Saint Seiya. Ma se pensiamo che già il manga originario di Masami Kurumada aveva notevoli incoerenze, figuratevi una trasposizione che oltre a mantenerle ne aggiunge anche innumerevoli altre... In ogni caso a prima impressione la serie animata di Saint Seiya merita solo elogi: l'epica colonna sonora dai temi orchestrali ellenicheggianti, il superbo e intrigante character design di Shingo Araki (che annienta da solo il mediocre tratto del manga) e l'incredibile cura in animazioni e fondali rende Saint Seiya uno spettacolo per gli occhi. Peraltro la Toei modifica anche il mecha design delle varie armature, rendendole più belle e appariscenti, e sopratutto rende gli scontri più coreografici e spettacolari, aumentando il tasso splatter (ma diminuendo in compenso quello gore). Come se non bastasse, dopo la lunga saga del Santuario (che va dal primo episodio fino al 73), per permettere a Kurumada di andare avanti a disegnare la saga di Poseidone, la Toei ha anche la geniale trovata di inventarsi dal nulla una nuova lunga saga da ben 26 episodi, ispirata al secondo film animato realizzato per il grande schermo ("L'ardente scontro degli Dei", ispirato sua volta ad una storia fuoriserie del manga), intitolata "Asgard Saga", e qui c'è davvero molto da festeggiare perchè si tratta indubbiamente di una lunga saga filler assolutamente spettacolare, dotata di fantastiche musiche e suggestive ambientazioni ghiacciate. Siamo nella terra di Odino: qui i cinque bronze saint dovranno liberare Hilda, regina delle fredde terre polari, liberandola dall'anello del nibelungo che tiene prigioniera la sua volontà e che le fa mettere in piedi un piano di conquista del mondo. Ovviamente i cinque eroi dovranno affrontare i sette guerrieri del nord che la difendono, ed è qui che questa saga trova i suoi massimi pregi: quasi tutti i sette guerrieri godono di un'eccezionale profondità e caratterizzazione che non sono riscontrabili neppure nelle due saghe ufficialmente disegnate e scritte da Kurumada. La solitudine di Fenrir, l'amore impossibile di Hagen per la bella Flare, l'odio di Mime per il padre, la lealtà di Siegfried verso la sua regina... ciascuno dei guerrieri del nord ha una triste storia alle spalle che ne determina l'inclinamento malvagio, e ciascuno di essi perdendo inevitabilmente la vita contro i saint di Atena ha modo di riscattare il passato e di essere liberato dalle sofferenze, in momenti di rara commozione. Questa saga è sicuramente la migliore dell'anime, e riesce addirittura a far rimpiangerne l'assenza nel manga. Esauriti i pregi dell'anime vertenti sulla stupenda realizzazione tecnica e su questa saga-filler inventata di sana pianta ma tragica e bellissima da vedere, per il resto gli sceneggiatori Toei sono solo da fustigare per tutte le libertà che si sono presi dell'inventarsi da zero situazioni e sviluppi che generano incongruenze paradossali per tutta la serie. Non solo vengono inventati di sana pianta dei saint inverosimili e trash la cui costellazione non esiste (tra i tanti... saint del Delfino, della Medusa, del Ragno, i tre ridicoli Steel Saint etc.), ma in questi filler assurdi vengono a mancare sopratutto i presupposti su cui si basa la coerenza dell'intero universo narrativo ideato da Kurumada, ossia che i saint sono esseri umani e che indossare la potentissima armatura non rende il loro corpo immortale. Purtroppo questo la Toei non lo ha capito, ed è così che spesso e volentieri vedremo saint cadere in burroni senza farsi nulla, oppure in altre occasioni la cosa va all'inverso e vedremo addirittura i nostri eroi venire quasi sconfitti da semplici esseri umani che non hanno addosso nessuna armatura!! Fossero solo queste incongruenze sottili il problema... purtroppo gli sceneggiatori Toei si son presi libertà ben più gravi, tipo inventarsi fatti importanti che generano assurdità inspiegabili (Shaina era innamorata di Seiya fin dall'infanzia? Perchè allora a inizio serie cerca di ucciderlo in ogni modo come se non lo conoscesse?!) o addirittura chiudendo l'anime con la saga di Poseidone saltando totalmente quella di Hades (presente solo nel fumetto) dove tutti i nodi venivano al pettine. La serie si conclude così in modo inconcludente, con tanti sviluppi lasciati tragicamente aperti (la sorella di Seiya che fine ha fatto? Perchè i Gold Saint non sono intervenuti contro Poseidone?), il cui unico merito sta nel non aver fatto sputtanare l'ennesima incongruenza inventata dagli sceneggiatori poco prima  (il maestro di Shiryu che in passato ha affrontato il padre di Alberich: cosa assolutamente impossibile come si scoprirebbe leggendo la saga di Hades che si trova unicamente sul manga). Le tante incongruenze inventate dai filler della Toei forse risultano impercettibili da chi si visiona la serie autonomamente senza aver mai letto il fumetto di riferimento, ma per chi conosce bene il manga questa trasposizione tempestata di incongruenze si dimostra palesemente inferiore, denotando un'incoerenza rara che al fumetto, pur avendo oggettivi difetti, manca. Ignobili il doppiaggio e l'adattamento italiano, spesso santificati dai fans italici per il tono aulico inventato di sana pianta: evidentemente queste persone dimenticano che questi timbri vocali adulti si adattano pessimamente all'età dei protagonisti (che sono quasi tutti 14enni), e sopratutto corrono troppo facilmente sul fatto che molti dialoghi di una certa importanza vengono totalmente stravolti, reinventati o snaturati, con grave danno alla comprensione finale (Saga non è il fratello del precedente sacerdote!!). Scontato il cambiamento di quasi tutti i nomi, così come il classico riciclo di voci. Definitivamente si poteva sicuramente fare di meglio, ma per chi vuole guardarsi una bella serie di combattimenti tecnicamente stupenda e con sigle d'apertura (ovviamente jap, no quelle italiche) entrate nell'immaginario collettivo, Saint Seiya è la scelta giusta.
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categoria:anime
domenica, 10 febbraio 2008
Oggi è la giornata nazionale di ricordo delle foibe.

Io mi domando: ma quanto schifo fa questo giorno? Facile ricordare i migliaia di italiani crudelmente ammazzati dall'odio titino, ma qualcuno si ricorda a cosa era dovuto questo massacro? Me lo ricordo io: all'oltre MILIONE di morti slavi crudelmente massacrati dai fascisti.....

E poi vengo classificato come un lurido comunista criminale di parte....

QUESTA GIORNATA è VOLGARMENTE STRUMENTALIZZATA, non tiene conto di cosa sta dietro questo massacro. Vogliamo una giornata che ricordi tutti questi morti? Come minimo facciamo una che ricorda morti italiani e morti slavi, altro che fare i martiri noi e basta.

disgustorama
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sabato, 09 febbraio 2008
CURSE OF THE MAYA
Regia: David Heavner
Attori: Amanda Baumann, Joe Estevez, Todd Bridges
Anno: 2004
Produzione: USA



Renee e Geffrey sono una coppia che ha appena comprato su ebay una casa sperduta nel deserto. Decidono di andarci a vivere, ma quando arrivano la sorpresa è grande: dentro è tutta in disordine, e sulle pareti sono disegnati tanti simboli maya. Durante la permanenza nella casa Renee inizierà quindi a fare strani sogni premonitori, fino alla scoperta finale di un antico culto maya che riporta in vita i componenti della precedente famiglia di inquilini della casa, crudelmente sterminata da un misterioso individuo...

Curse of the maya è il classico prodotto straight-to-video che riesce a ridefinire ed aggiornare il concetto di trash, quindi chi è interessato ad un buon horror smetta pure di leggere, perchè il capolavoro del tuttofare David Heavner (regista, attore, sceneggiatore, operatore, fonico, effettista e pure compositore sonoro) va assaporato unicamente in chiave ironica. E qui, fortunatamente, il risultato non delude. Se già l'assurdità della trama può essere un buon stimolo a procurarsi questa perla, è la stupenda realizzazione che rende impareggiabile Curse of the Maya. Ecco quindi una bruttissima fotografia che rende ogni ambientazione schifosa da vedere; ecco un uso demente dei colori e delle illuminazioni che fanno sembrare il film girato negli anni '70 (e si parla del 2004!!), ecco una colonna sonora orribile e sempre fuori posto dalle sonorità che a volte sconfinano addirittura nell'allegra musica cubana (!!), ed ecco infine agghiaccianti e spassosi effetti video fatti con chissà quale ritrovato archeologico. Fortunatamente lo spettacolo non è finito qui: senso zero dei tempi dell'orrore (Heavener filma sempre le scene orrorifiche da lontano, fossero anche momenti di puro shock!), prima parte del film inconcepibilmente diretta in modo secco con dialoghi quasi assenti, quasi a sembrare impegnata (il regista si credeva Lynch?!), effetti splatter ridicoli, scene di nudo tra le più gratuite e fuoriposto di ogni era, plagi da Profondo Rosso (tra bambole a pezzi e shock infantili disegnati sulle pareti), cultura maya arricchita da assurdità e deficienze varie (campo di grano cosmico?!) e infine dialoghi e situazioni come al solito geniali. Per quest'ultimo punto basterebbe citare due sequenze di culto: la prima nel quale Renee invita a cena un perfetto sconosciuto e a tavola gli racconta tutti i dettagli più drammatici della sua vita (oltre 8 anni in un istituto pschiatrico, e shock familiari assortiti!), la seconda nel quale questo sconosciuto, che alla fine si rivelerà il cattivone dietro tutto, spiega perchè ha massacrato la famiglia di maya anni prima nell'eccezionale frase "lei era rimasta incinta e non voleva fare un aborto, e ho dovuto uccidere l'intera famiglia! So di cosa parlo.... le ofrii dei soldi per l'intervento, ma sapevo che non l'avrebbe fatto. Allora l'ho eliminata, ma il padre mi ha visto ucciderla e ho dovuto eliminare anche lui. Anche la madre mi ha visto, ed è stato allora che decisi di ucciderli tutti!". Il senso di squallore e povertà totale vengono poi amplificati nell'assurdo ed inspiegabile finale, e addirittura arricchiti dall'edizione nostrana in dvd, che inspiegabilmente non traduce in italiano ma fa rimanere inalterati i sottotitoli inglesi usati sulle parole in messicano! Davvero, questo filmaccio è ridicolo e assurdo dall'inizio alla fine, ma in chiave comica è l'ennesimo trash che merita la visione, ha alcune scene di culto (la famiglia di zombi che aiuta una del gruppo a partorire!!!) e lascia ben sperare per la futura qualità dei titoli di questo misconosciuto regista.
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categoria:cinema
sabato, 09 febbraio 2008
RYUSEI IL TEMERARIO
Autore: Tetsuo Hara
Serializzazione: 1995 - 1996
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (3 volumi)



Ryusei Kato è uno scalmanato ragazzo che, dopo essere diventato a soli 16 anni il coordinatore responsabile della lega dei motociclisti del Kanto, sparisce inspiegabilmente nel nulla abbandonando la sua band. Tornerà 2 anni dopo, per scoprire che tutti i ex compagni centuari, per colpa del suo sostituto Yashiro, sono finiti con lo spacciare droga per conto della Yakuza. Dopo aver messo a posto le cose il ragazzo inizierà così una guerra contro la Yakuza, che lo porterà quindi a conoscere Kido, il capobanda di una cosca. Dopo aver intravisto nel ragazzo notevoli potenzialità carismatiche, Kido decide di affidare a Ryusei un suo vecchio sogno: quello di creare uno stato nuovo che riunisca tutti gli insoddisfatti della marcia società giapponese. Per far questo porta Ryusei ad Hong Kong e gli fa conoscere il leader dietro quest'ambiziosa operazione: Tsurugi Jouga...

Grande, grandissima occasione sprecata. Tetsuo Hara è un autore dalle grandi potenzialità: non solo ha un tratto pulito, dettagliato, realistico e bello da vedere con grandissima abilità nelle ombreggiature, ma spesso e volentieri ha anche dimostrato di avere ottime abilità anche nel sceneggiare. Ryusei non fa eccezione, se non nel fatto che, dopo 3 splendidi ed accattivanti volumi dove ben conosciamo la storia, il protagonista ed i personaggi, tutto si conclude d'improvviso con un finale aperto. Perchè Hara ha voluto troncare così d'improvviso un'opera così interessante e dalle grandi potenzialità? Per poca voglia? Non sono molte le storie che raccontano così bene di carismatici personaggi novelli Che Guevara che vanno in giro per il mondo in cerca di creare un futuro, ed è davvero un peccato che questo fantastico Ryusei, così ben scritto e disegnato, sprechi tutte le sue potenzialità in questo modo. In ogni caso il manga è davvero interessante e merita la spesa, ed è vero che, come strillavano le pubblicità all'epoca della pubblicazione in Italia, racchiude in sè tutta l'energia del mitico disegnatore di Ken il guerriero: in qualunque modo lo si guardi il giovane Ryusei sembra davvero un giovane Kenshiro (come al solito Tetsuo Hara dà ai personaggi dei suoi manga lo stesso aspetto fisico), solamente in salsa macho. Se il guerriero delle sette stelle è sempre serioso e adirato, Ryusei è uno scavezzacollo, un giovane impulsivo a cui piace scherzare col fuoco e che non ha il minimo remore a commettere atti fuori di testa che gli balzano in testa al momento: molto più immaturo, sì, ma anche molto più divertente e simpatico! Peraltro sempre da Ken (ma anche da quasi tutti gli altri manga similari da lui disegnati, compreso Keiji il magnifico) Hara riprende l'uso di disegnare sproporzionate le figure di diversi personaggi (solitamente villain o teppisti), per meglio rendere al lettore le sensazioni di timore che generano ai loro interlocutori. Vi sono infine ripresi dai vari manga precedenti anche i soliti temi "virili" dell'amicizia, del combattere e morire fino alla fine per i propri sogni ed ideali, la ricerca dell'esperienza per diventare qualcuno... Sembra per davvero di rivedere un Ken il guerriero all'ennesima potenza e leggermente più spigliato, ed è davvero così che ci si rimane davvero male per questa conclusione aperta così frettolosa e deludente. In ogni caso da leggere, e peccato per l'edizione Star Comics di formato standard (disegni simili avrebbero meritato di un formato maggiore per essere meglio valorizzati) e di bassa qualità di rilegatura.
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categoria:manga
martedì, 05 febbraio 2008
LA MASCHERA DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)




Terzo e ultimo (per ora) atto dell'orrorifica Saga della Sirena disegnata dalla Takahashi, la Maschera si rivela una discreta conclusione, seppur penalizzata dai soliti difetti, veri marchi della saga, che tornano a farsi sentire. Le due storie presenti nel volume ("Lo Sguardo della Sirena" e "La Maschera della Sirena") sono infatti a certi tratti originali, ma il tratto così inadatto al genere continua a renderle poco coinvolgenti, per nulla paurose o inquietanti. I difetti sono più o meno quelli del primo volume: scene splatter a volontà, anche gore, ma disegnate con il tratto di Lamù non possono far altro che far sembrare il manga un'altra delle tante opere umoristiche della Takashashi per un pubblico giovanissimo. Ecco perchè risulterà decisamente difficile affezionarsi ai personaggi delle due vicende, e sopratutto ecco perchè ultimato di leggere questo (breve) volume vi accorgerete che, nonostante il finale totalmente aperto, non avete voglia di leggere altre avventure di questi due protagonisti, tali Yuta e Mana, che in 3 volumi non si sono evoluti minimamente rimanendo sempre fissi sulle loro basilari caratterizzazioni. "Lo Sguardo della Sirena" in ogni caso si rivela la storia meglio riuscita del volume: Yuta e Mana dovranno stavolta sventare la minaccia di Shingo, un altro "giovane" immortale che però è una bestia umana che gode nel'uccidere, e che ha come occhio sinistro il bulbo oculare strappato a sua sorella. Inutile dire che, come nel miglior giallo, in questo suo occhio è rimasta impressa sulla retina il suo volto agghiacciante che si appresta a strapparlo via, e questa cosa gli causerà numerosi problemi e traumi. Così come è inutile specificare che Yuta era legato a questa sorella (l'ennesima ragazza di cui era innamorato in passato) e cercherà quindi di vendicarla togliendo di mezzo l'odiato fratello. L'inevitabile finale melodrammatico da tragedia greca farà il resto, consegnandoci nel finale una storia sanguinosa con qualche buona idea (la sorella di Shingo imbalsamata viva) ma dalla troppa voglia di stupire ad ogni costo. Ancora peggio è "La Maschera della Sirena": praticamente un rifacimento del fantastico "Segno della Sirena" presente nel precedente volume, questo remake ha di nuovo ad oggetto una inquietante storia tra un bambino e sua madre, ma stavolta i ruoli sono invertiti ed è la madre il mostro della vicenda, che maschera il suo orrorifico volto (testimonianza di aver tentato senza riuscirci di acquisire la giovinezza eterna mangiando carne di sirena) strappando via la pelle del volto alle sue vittime e appiccicandola al suo. Mai come in questo caso i disegni della Takahashi sono così totalmente inadatti a raccontare la storia, ed è così che la storia scorre via noiosa e senza mai disgustare visto il tratto semplicistico e fuori luogo. Ad un altro autore forse raccontare le stesse storie con disegni diversi garantirebbe un grande risultato: alla Takahashi si può solo dire che senza modificare il tratto di disegno non ha possibilità di lasciare il segno in ambito horror.
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categoria:manga
sabato, 02 febbraio 2008
IL SEGNO DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)



Secondo volume della Saga della Sirena di Rumiko Takahashi, e incredibile ma vero quasi tutti i difetti del primo volume vengono cancellati dalle 300 pagine del secondo, quasi tutte di livello buonissimo. Si inizia con "Fine di un Incubo", brevissima storia di 30 pagine che mostra Yuta e Mana alle prese con un altro sventurato che, dopo aver mangiato carne di sirena, s'è ritrovato trasfromato in una gigantesca e ributtante creatura senza ragione. Il mostro, novello mostro di Frankenstein, possiede dentro di sè ancora un'animo buono e gentile che si manifesta quando rapisce Mana e se ne innamora, e la sua inevitabile fine viene resa commovente dalle tristi atmosfere di solitudine che la Takahashi riesce a sviluppare in sole 30 pagine. Se all'autrice si chiedeva una dimostrazione delle sue innegabili capacità nel disegnare storie brevissime ma coinvolgenti, è da darle atto che questa "Fine di un incubo" ne è un rappresentante ideale. Si continua con "Il giorno della promessa", che dall'incipt sembra un'ennesima storia malinconica sul sempre più irritante e ripetitivo passato di Yuta a contatto con ragazze con cui non potrà mai passare la vita insieme. Evidentemente sbagliavo, perchè anche se è vero che conosciamo un'altra delle sue ex fidanzate conosciute quasi 100 anni prima, è la storia messa in piedi che è assolutamente crudele e intrigante: inganni, lontani omicidi, favole nere, passato doloroso e sensi di colpa che riaffiorano... La Takahashi se la cava egregiamente nell'orchestrare questo malinconico e crudele cocktail, ed il risultato finale è una sorprendente e originale favola nera che tiene incollati alla lettura. Si arriva poi a "Il Segno della sirena" che dà titolo al volume, e siamo indubbiamente di fronte al miglior racconto del volume, un inquietante thriller psicologico con sanguinoso finale: i soliti Yuta e Mana questa volta dovranno difendere un adorabile bambino dalla madre che tenta di ucciderlo, ma man mano che la vicenda avanza nuovi fatti verranno alla luce, fino a portare ad una spaventosa scoperta finale: il bambino è un piccolo demonio, un immortale che ha ormai 800 anni e che ha passato tutta la sua esistenza a condannare donne a fargli da madre! Takahashi orchestra così una storia veramente inquietante che ha l'apice nel fantastico climax finale, dove il bambino inizia con una freddezza ed una cattiveria allucinanti a sparare e a cercare di sgozzare i due protagonisti. Per una volta il tratto semplicistico e solare dell'autrice funziona egregiamente nel rendere ancora più spaventoso il piccolo demonio dal volto divertito e sereno, ed è così che questa piccola gemma rende automaticamente un acquisto doveroso il volume per gli appassionati dell'horror. Conclude il volume la storia "La princessa Shari", ossia un nuovo tuffo nell'infinito passato di Yuta: nuovamente tornati all'era feudale, questa volta vediamo Yuta stringere amicizia con una ragazzina immortale che, avendo la vita eterna in virtù di budella di Sirena impiantate nel suo corpo dal folle padre, passa la sua vita a nutrirsi di viscere di animali ed umani, formentando l'odio di un monaco che vuole porre fine alle sue scorrerie. Fortunatamente anche questa storia è decisamente più riuscita del passato, e i vari momenti prettamente horror e inquietanti riescono con buoni risultati a far passare di testa la non ottimale caratterizzazione dei personaggi e l'inevitabile finale tragico, intuibile fin dall'inizio. In definitiva questo "Segno della Sirena" è una gradita sopresa per chi è rimasto deluso dal precedente "Bosco", ed è prova lampante che con una grande vena poetica, sanguinaria e orrorifica anche la Takahashi può scrivere e disegnare notevoli storie dell'orrore pur avendo un tratto sicuramente poco consono al genere.
postato da: God87 alle ore 10:55 | Permalink | commenti
categoria:manga