lunedì, 26 novembre 2007
Ci sono momenti in cui, svegliandosi nel cuore della notte grondanti sudore e con una ammirabile voglia di sboccare, ci si domanda se si ha commesso qualche porcheria in chissà quale vita passata per giungere a questo punto. E finchè ci si domanda questo, inevitabilmente si ripensa alla serata...
una serata partita nel migliore dei modi, altrochè! Scendere fin Padova dal Belpha per rievocare la mitica sbronza dell'anno scorso non ha prezzo (leggetevi il post del 19 o9ttobre presente nella sezione trash)! Ha prezzo invece guardarsi col Belpha in questione un film del calibro di Troppo Belli, magari accompagnando la visione con alcolici! Ha poi prezzo andare in uno dei pub più marci di Padova a bere una rivoltante lacrima di giuda per beccarsi un mal di testa ed una voglia di morire atroce. Inutile stare a ricordare la vodka, la birra, il vino e tutti gli alcolici di ordinanzia che ogni fucking true ha dovuto bersi per sentirsi la coscienza a posto.
Madò, che voglia di sboccare.
Ma col Belpha ci si diverte sempre, anche se ogni volta che si esce da casa sua si ha la nausea.
Qualche foto figa del film (courtesy of Belpha).
Costantino e Daniele nella loro proverbiale ed epica bellezza.
Costatino (a destra) nella sua rilettura di Bela Lugosi.
Prima inquadratura dei titoli di coda del fim: i capelli di Daniele affogati nel gel!
L'accattivante immagine finale dei titoli di coda.
Foto della serata, rigorosamente in versione marcia che fa molto snuff (courtesy of Danilosauro). Ovviamente quell'infame di un Belpha ancora non vuole apparire.
Io.

Ancora io.

Si vabbeh, per la terza volta me medesimo.

Danilosauro in una delle sue foto più carismatiche.

Teusch in una delle foto più trash della sua vita.

Si attendono ora solo le ultime foto fatte dal Belpha...
venerdì, 19 ottobre 2007
A volte è giusto che un vero uomo non dimentichi i lati oscuri della sua vita e torni a pensare ad essi in un misto di nostalgia e disgusto. A volte può anche essere possibile ricordare certi oscuri fatti con una certa ironia. Non potrò mai finire di ringraziare il buon Belpha per avermi potuto permettere di ricordare un fatto così velocemente rimosso dalla memoria: quella splendida sbronza del 16 dicembre dello scorso anno. Questo post non dirà nulla agli esterni, ma è dedicato a chi ha vissuto quella splendida notte a Padova.
Due immagini simboliche che non vi diranno nulla (c'è anche una mini-clip, audio ma per Belpha è troppo estrema per poter essere messa a disposizione di download), ma per me e gli altri protagonisti di quella vicenda queste due immagini così sgranate hanno un profondo significato:
PER NON DIMENTICARE.
lunedì, 23 luglio 2007
Poesia dedicata ad una persona non del tutto disprezzabile.
MIKISAURO
Un musetto fa capolino dall'insalata
E' lei! La Mikisauro!
Attento ai kiwi, o te li mangerà!
Nascondi i fumetti, o te li mangerà!
Metti uno shojo sopra una tagliola,
forse ci cascherà!
Nulla da fare,
la Miki è invulnerabile!
Cavalca il nero puledro nella notte
terrorizza le bestie di Bussero!
Mangia così tanta nutella
da far fallire la Nestlè!
Povero Mistè!
Che ne sarà di lui?!
Come tutte le sere msn accenderà
e soffrirà....
lunedì, 16 luglio 2007
Ed ecco qui il primo ed ultimo racconto che io abbia mai scritto, a 16 anni per l'esattezza, quando come tutti ero più ingenuo e pirla di quanto lo sia oggi. Riuscii pure a farlo pubblicare su tre siti di letteratura fantastica: Tenebria, Scheletri e La Tela Nera, ricevendo pure buoni commenti e addirittura una mail di complimenti da un lettore! Bei tempi, peccato che poi smisi di scrivere per perdita di ispirazione...
Nota: ovviamente letto adesso in questo racconto si notano un sacco di ingenuità, errori di scrittura e di lessico, e tanto altro. Preferisco, al contrario delle recensioni che ho postato finora, evitare di modificare. Certi ricordi è meglio se rimangono integri senza modifiche...
VETRO
La volta che decisi che non valeva più la pena di vivere era una gelida mattina di inverno. I miei erano appena usciti di casa per lavoro, e non pensavano minimamente cosa passava in testa al caro loro amato figlioletto 16enne. Non sapevano che il loro caro Johnny covava quest'istinto da ormai diverso tempo, ma finalmente aveva avuto il coraggio di metterlo in atto. "Quale sarebbe un modo esemplare di morire?", pensai. Avevo visto e letto moltissimi film, libri e fumetti riguardo a questo. "Dunque... ci si può tagliare le vene del polso", pensai, ma mi resi conto che non ne avrei avuto il coraggio. Idem quella di impiccarmi, perchè mi dava fastidio l'idea dell'osso del collo che si spezzava. Continuai a pensare. Non mi venne in mente nulla di nuovo. Avrei almeno voluto morire in modo dignitoso, in modo diverso, in modo NUOVO. Avevo visto in un certo film, mi pare un certo Hellraiser 2, un tizio scuoiarsi vivo con un rasoio da barbiere. Penso che nessuno l'avresse mai fatto nella realtà, e sicuramente una morte così avrebbe fatto parlare di molto, ma era da sempre che avevo il terrore del rasoio come arma da taglio, quindi rinunciai. L'idea era però buona. Dopo qualche minuto, finalmente arrivai alla soluzione. Il vetro. Anche questo l'avevo visto in un film, dove una tizia se l'era ingoiato ed era morta. Il vetro, ingoiato così, avrebbe, come dire, "tagliato l'interno dello stomaco". Non saprei come altro spiegare. Forse però sarebbe stato parecchio doloroso. Cominciai a sentirmi irritato. Non si può morire in modo spettacolare senza soffrire molto.
Mi misi a pensare se valeva davvero la pena morire in modo spettacolare. Non mi misi a pensare se valeva la pena morire. No! Ormai era deciso! Il vetro! Mi sarei ucciso tagliandomi con il vetro! Non certo ingoiandolo, perchè sarrebbe stato troppo doloroso, ma comunque tagliandomi. Presi la mia fedele mazza di baseball, con cui avevo battuto così tante palline, e l'abbattei con tutta la forza possibile sulla finestra della mia stanza. Con un frastuono enorme la finestra andò in mille pezzi rovesciando tutto il suo contenuto sulla terrazza. Cercando di non avere nessun ripensamento, presi in mano il coccio più grande, e lo avvicinai alla gola. Un'ultimo pensiero prese vita nella mia testa: una volta, quando andavo a dottrina, il prete mi aveva detto che suicidarsi è un peccato che porta all'inferno, perchè così si spreca la vita che il caro generoso signore ci ha dato. "Finirò all'inferno?". Cercai di non pensarci. Sperando di non trovare un'ultima scusa per rimanere in vita, con forza mi incisi un taglio abbastanza consistente nella gola. Non l'avrei mai detto, ma la sensazione non fu di dolore. E' come quando si è bambini: ci si mette a piangere non per il dolore, ma alla vista del sangue quando ci si taglia. Anche questo era il mio caso. Vedevo colare giù un sacco di sacco di sangue caldo che continuava ad imbrattarmi la maglietta, ma non sentii dolore, solo stanchezza. Dopo qualche minuto mi sentii svenire. Cercai di afferrarmi da qualche parte, ma non c 'era nulla a cui appendersi. Persi l'equilibrio e precipitai giù. Atterrai su tutti gli altri cocci di vetro. Questa volta sì che sentii il dolore, e urlai. Non ci riusci. Ero troppo debole. Emisi un gridolino. Le tenebre mi afferrarono. Chiusi gli occhi. Non li aprii più.
Neppure l'aldilà fu come mi aspettai. Per diverse ore mi ritrovai a vagare nel buio più totale. Non riuscivo neanche a muovere un muscolo. Ero trasportato dal buio. Non sapevo il perchè, ma ero sicuro che guardandomi la gola non avrei più trovato nessun taglio. Continuai a vagare immobile nel buio. Improvvisamente avertii due luci. Una gialla alla mia sinistra, e una rossa alla mia destra. Non so il perchè, ma ERO SICURO d'aver sentito qualcuno piangere. Il pianto proveniva da sinistra. lo sentii solo per una frazione di secondo, poi sparì. Finii trascinato verso la luce rossa alla mia destra, e persi conoscenza. Mi risvegliai poco dopo. Davanti a me c'era Satana. Non era affatto come me lo aspettavo. Aveva l'aspetto di una sagoma completamente nera, senza occhi, nè naso, nè bocca, nè orecchie. Insomma, aveva il viso completamente liscio. Pur non avendo bocca, parlò lo stesso. "Finalmente abbiamo un nuovo arrivato." In tutta la mia vita non avevo mai sentito una voce così conturbante, così seducente. Avevo anche la pelle d'oca, senza motivo. "Era da un pezzo che gente giovane come te non si faceva vedere. Meno male che sei arrivato tu...". Si fermò. Riprese parola pochi secondi dopo. "Perchè ti sei suicidato così giovane?". Tacqui. "Aspetta, lasciami pensare..."
"Scuola?"
"No".
"Droga?"
"No".
"Allora la risposta è semplice: amore, vero?"
Non annuii. Avevo paura.
"C'ho azzeccato, vero? E' questo che porta molta gente giovane come te qui. E tu non fai eccezione".
Si fermò nuovamente. E dopo qualche secondo riprese nuovamente a parlare.
"Immagino che tu sappia cosa ti succederà. Qui ti aspetta la dannazione eterna. Mai letto la Divina Commedia?".
A quel punto, dopo quella prova di coraggio che avevo sostenuto togliendomi la vita, scoppiai indegnamente a piangere. SAPEVO che non ce l'avrei fatta a rimanere lì per l'eternità.
"La prego, io... io... IO NON VOGLIO RESTARE QUI!", urlai a squarciagola.
"Non sei soddisfatto della tua scelta? Ma non preoccuparti, io non obbligo nessuno a rimanere qui contro la propria volontà. Se vuoi, puoi anche andare in paradiso, verso la beatitudine eterna. Basta che sali questa piramide".
Detto questo, Satana schioccò le dita, e improvvisamente il buio sparì, sostituito dalla luce. Mi trovavo ai piedi di una piramide enorme, altissima, che andava su su verso il cielo. Ero scalzo.
"Basta che tu la salga fino in cima per giungere al paradiso", mi disse.
"Coraggio, puoi farcela!"
Prima che gli potessi domandare qualsiasi cosa, scomparve. Riuscii finalmente a muovermi. Avevo davanti a me la piramide. Non mi restava altro da fare. Cominciai a salire i gradini.
Appena misi giù il piede sul primo scalino, urlai di dolore. Era pieno di cocci di vetro rialzati. Il piede cominciò a sanguinare.
"Calma", pensai. "Basta che tu salga lentamente cercando di appoggiare il piede sui cocci invece di metterlo giù di forza, per evitare di farti male", mi disse la voce della ragione. Seguii il consiglio. Passarono ore e ore, anche giorni forse. Il tempo non cambiava mai. Ero solo su una piramide al centro di un ambiente completamente bianco e incorporeo. Molto molto tempo dopo, in quel che era probabilmente il terzo giorno di scalata, avevo rimediato soltanto qualche piccolo taglietto ai piedi. Continuavo a salire su in maniera costante, anche se cominciavo ad accusare stanchezza e a domandarmi quando sarei arrivato in cima. Non sentivo nè fame nè sete, solo stanchezza.
Alla fine del quarto giorno ero ormai completamente stremato. Verso la metà del quinto crollai in avanti, tagliandomi su vari punti del corpo. Urlando di dolore mi rialzai di scatto, e perdendo l'equilibrio, misi giù di forza i piedi, infilzandoli nei cocci. Urlai nuovamente, e questa volta caddi all'indietro, precipitando giù per tutti gli scalini senza riuscire a fermarmi e continuando a tagliarmi su tutto il corpo. Per cinque giorni continuai a precipitare in giù, perdendo pezzi di corpo che finivano infilzati dai cocci. Mi ritrovai al punto di partenza. L'unico problema però è che mi rimanevano soltanto il busto, la testa e le braccia. Le gambe e i piedi non li avevo più. Non so perchè non ero morto. Inoltre questa volta il dolore LO SENTIVO. Lancinante, grottesco, indicibile. Dal mio busto usciva l'intestino. Riuscivo a muovermi, ma dovevo trascinare il busto con le braccia.
"MA COME CAZZO POSSO GIUNGERE IN CIMA SENZA GAMBE E CON TUTTI QUEI COCCI DI VETRO TAGLIENTI COME RASOI??????!!!!", urlai con tutte le mie forze.
Apparve improvvisamente Satana. Anche se non aveva nè occhi nè bocca, riuscivo lo stesso ad avvertire che ghignava.
"E tu speravi veramente di farcela? Non ti rimane che startene qui oppure riprovare a salire la piramide se vuoi essere graziato!", urlò.
"Ma come faccio?", ribattei piangendo, indicandogli le gambe che non avevo più.
"Oh, questi sono affari tuoi. Tu non puoi morire, quindi ci puoi riprovare tutte le volte che vuoi. Occhio però a quando cadrai finendo col perdere anche la testa, perchè in quel caso passerai tutta l'eternità a guardare lo stesso paesaggio!", rispose ridendo.
"Fin dall'inizio sapevi questo!", ribattei imprecando.
"Anche tu sapevi che morendo saresti finito qua. Forse avresti fatto meglio a suicidarti in maniera diversa per evitare questa tortura del vetro. Il supplizio deriva proprio dal modo in cui una persona è morta! Beh, adesso ti devo salutare. Speriamo che tra 1000 anni non sarai ancora qua!" Ridendo, Satana scomparve.
"Ecco perchè la gente quando si uccide lo fa sempre nella stessa maniera: forse il supplizio della corda per gli impiccati è molto meno doloroso del mio del vetro", pensai.
Capii che ormai ero fottuto per tutta la vita.
giovedì, 05 luglio 2007
La mia primissima riflessione sul cinema di David Lynch. Quanti ricordi... ;_;
Risale al 21 luglio 2004 ;_;
LYNCH: CINEMA DELL’AUTOCOMPIACIMENTO?
Cosa pensa uno spettatore dopo aver visto/vedendo uno dei piu’ famosi film di Lynch (ERASERHEAD, STRADE PERDUTE, MULHOLLAND DRIVE, DUNE)?
1) Smarrimento totale iniziale. “Che cazzo e’ successo?” si domanda lo sventurato.
2) Urge quindi rivedere un’altra volta il film per rendersi conto se ci si e’ lasciati sfuggire qualche particolare.
3) Ma se anche la seconda volta non si ha capito una mazza, allora il tizio pensa due cose: o e’ un pirla totale, oppure il film non ha senso.
Se propende per la seconda, allora puo’ considerarsi maturo: sa che il film non ha senso, quindi non guardera’ altre opere di quel regista. Se disgraziatamente propende per la prima, purtroppo, cio’ vuol dire che andra’ a vedersi altri film di Lynch, e non capendo neanche questi, pensera’ che sono film troppo intelligenti per lui, quindi considerera’ Lynch un genio.
Ma qual e’ la verita’? Benvenuti al cinema nosense di Lynch!
Che dire del suo cinema? Autocompiacimento, sia da parte sua che dello spettatore.
Del regista, che riesce a mascherare dietro la facciata di “opera d’arte” film senza ne’ capo ne’ coda dalla trama inesistente, e dello spettatore, che si compiace di sentirsi superiore nel guardare film apparentemente tanto “impegnati”. Ma la verita’ e’ un’altra…
Lynch, esperto volpone, con la sua straordinaria regia e con le varie sequenze oniriche/visionarie (e trash, questo e’ d’obbligo) riesce a dare da bere agli spettatori qualsiasi cosa, e questi, consezienti o no, gli danno corda..
Ecco spiegato quindi il perche’ di film assurdi come STRADE PERDUTE (“Lost Highway”) e MULHOLLAND DRIVE (id.).
Ma cosa lo spinge a continuare su questa strada?
Le capacita’ registiche le ha (non per nulla ha trionfato meritatamente a Cannes con MULHOLLAND), gli attori giusti anche, senza contare lo starordinario compositore Angelo Badalamenti. Ma allora cosa gli serve?
S-C-E-N-E-G-G-I-A-T-U-R-A.
E’ innamissibile che con le sue capacita’, si accontenti di trasporre sullo schermo veri e propri deliri (in senso negativo) !
Colpa degli sceneggiatori? Poco probabile. Scelta volontaria? Esattamente.
Eccoci quindi tornare al punto iniziale: autompiacimento? Si’.
Un cinema (coniato da lui quindi) che sta distruggendo quello classico. Quest’ultimo, quindi, che nasceva per esempio per raccontare la realta’ in modo personale e figurativo (espressionismo tedesco) oppure per raccontarla in modo distaccato (neorealismo italiano) , a volte sacrificando la regia (come i primissimi o ad esempio quelli di Pasolini), sta venendo trasformato da Lynch in un cinema dove importano piu’ i virtuosismi della telecamera che la storia (quello che NON DOVREBBE mai succedere).
Colpa sua? Sicuramente. Degli spettatori? Puo’ darsi.
E’ ora che la fetta di pubblico che lo adora (che spero non sia molto alta: l’insuccesso commerciale di STRADE PERDUTE e’ un buon segno) apra gli occhi e la smetta di supportare le sue storie fuori da ogni logica: devono ficcarsi in testa che buoni attori (Arquiette e Pullman in STRADE e Naomi Watts in MULHOLLAND), ottime musiche (STRADE) e regia fenomenale (MULHOLLAND) non portano a nulla se non supportate dall’elemento base di qualsiasi buon film. Un elemento che e’ il piu’ antico del mondo, e che ha permesso la nascita del cinema: LA STORIA.
Lynch, torna per favore a dirigere capolavori come VELLUTO BLU e ELEPHANT MEN, film con una storia grandiosa, che oltre a essere considerati a tutti gli effetti “veri film” sono anche quelli che ti hanno fruttato piu’ economicamente.
giovedì, 05 luglio 2007
Una poesia che composi il 10 luglio 2006 O.o
CAPELLI
Capelli
capigliatura divina
gioia della dea Venere che con tanto amore li rese fertili
crescete!
crescete o capelli
distruggete l'infernale calvizia
che tanto ci opprime
come i serpenti della sacra gorgone
agitatevi, divorate i pidocchi che insidiosi vi attaccano
e poi cadete, cadete!
Cadete nello scarico della doccia
per non più tornare...
domenica, 01 luglio 2007
Prima storica stroncatura dell'ultimo film di Fincher, apparsa sul forum di horrormagazine giovedì 31 maggio 2007 alle 21:41.
ZODIAC: LO SDEGNO
Pensavo che solo Lynch fosse un puttaniere del cinema, ma Fincher non vedeva l'ora di eguagliarlo e c'è riuscito, consegnando ai posteri un film che farà discutere a lungo, e nella mia lista nera un titolo in più. Sono troppo scazzato per tutto ciò che ho dovuto rinunciare a fare per vedermi sto robo immondo (per la cronaca, ho rinunciato a doccia, cena e studio per una interrogazione di domani), quindi un commento veloce veloce.
Thriller/giallo tesissimo, le cui 3 ore di durata pesano pochissimo. Coinvolgente, intrigante, inquietante, con alcuni momenti di tensione indicibili... tutto quello che di buono volete dire, ditelo. Fatto sta che sto finale del cazzo lo distrugge alle radice, togliendogli il senso d'esistere.
3 ore spese a seguire le seghe mentali di questi sfigati per non sapere chi era il colpevole alla fine?? Ma che è sta me*rda?! 3 ore spese a raccontare della vita di tutti questi personaggi ben caratterizzati che spendono 15 anni della loro vita nell'indagare su sto zodiacale, e tutto finisce con una semplice scritta "il caso non è stato risolto?"
No davvero, ogni ulteriore commento è superfluo. Sto robo so già che piacerà a molti per la sua originalità di finale e di storia. A me NO. E mi riservo il diritto di metterlo nella lista nera dei film più inutili e bastardi che il cinema abbia mai partorito. Pure Non aprite quella porta IV ha più senso d'esistere di questa porcata immane, e dovranno passare eoni prima che Fincher mi convinca a dargli una seconda possibilità.
Lynch è riuscito a rovinare un capolavoro come Mulholland Drive con 15 minuti finali atroci. Fincher lo ha nettamente superato, distruggendo 3 ore fantastiche coi soli titoli di coda.
Bocciato senza appello, con sdegno.
Jacopo
mercoledì, 22 marzo 2006
Uhm... oggi non ho l'ispirazione di scrivere qualcosa. Mi limito a postare una canzone che ho scritto mesi e mesi fa per non ricordo neanche cosa -.-
Sì, vabbeh, ecco il capolavoro *_*
(se non ricordo male presi ispirazione da "the number of the beast" degli iron cosi)
FEAR THE AZTECO
He's coming back
has got a knife!
he's gonna slam you down
and make you die!
He's cruel and greed
Oh I fear him!
The azteco is coming back
with his bloody hat!
He's got a head in his hand
and now he want's me dead!
I'm gonna run away
but I think he's gonna kill me anyway!
(Chorus)
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear!
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear!
(solo)
He's coming back
has got a knife!
he's gonna slam you down
and make you die!
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear the azteco
Fear!