lunedì, 28 aprile 2008
KITARO DEI CIMITERI
Autore: Shigeru Mizuki
Serializzazione: 1959 - ...
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (3 volumi)

Se si dovesse scegliere un simbolo caratteristico per simboleggiare il fumetto italiano, molto probabile si finirebbe col presentare il classico Topolino (o Tex, nel migliore dei casi). In Giappone le cosa sarebbe molto più difficile: un DragonBall? Un One Piece? Andando indietro la scelta sarebbe ancora più difficile: Fantaman (Ogon Bat)? Doraemon? Kitaro dei Cimiteri? E' quest'ultima grande istituzione del Giappone che, per la prima volta in assoluto, esce dalla madrepatria in una prima edizione occidentale. D/Visual è la casa editrice che è riuscita nell'impresa, e per l'occasione sforna una delle migliori edizioni che si ricordino: tre volumi ottimamente rilegati e confezionati, dal look orrorifico (il titolo è pure scritto in fosforescente!) e dall'alto numero di pagine. Il primo volume poi, è già leggenda: oltre 300 pagine, di cui un ottimo numero di esse a colori, con le prime rarissime storie di Kitaro incredibilmente recuperate. Ma vediamo di fare chiarezza sull'opera: Kitaro dei cimiteri nasce nel 1959 in Giappone a cura di Shigeru Mizuki, ed è una vera e propria raccolta di storie horror sul modello delle celebri riviste horror americane di fumetti ("Creepy" e "Tales from the Crypt" in primis, richiamati direttamente anche dal tratto del disegno). Le diverse storie di Kitaro vertono, logicamente, sulle avventure dell'omonimo protagonista, un bambino-mostro che, accompagnato dal padre (un bulbo oculare!) e dall'infido doppiogiochista Rattus, vaga per il mondo incontrando ogni genere di mostro coi quali intraprenderà ogni sorta di incredibile avventure. Il successo di Kitaro dei cimiteri è e rimane spaventoso, altrimenti non si spiegherebbe come dal 1959 ancora oggi l'opera venga continuamente disegnata, e non si contano più ormai gli innumerevoli remake (a cura dello stesso autore), le numerose serie televisive (oltre 5!) e i diversi film con attori in carne ed ossa che hanno ottenuto uno strepitoso successo. Tralaltro visto il gran numero di riviste per cui è stato disegnato, Kitaro ha spesso e volentieri mutato i toni generali (visto il target a cui le riviste si indirizzati), e da horror è così diventato comico, poi avventuroso, poi un pò un pò tutto di più: è ovvio domandarsi se la d/visual sia veramente riuscita nell'impresa di portare, in soli 3 volumi, tutte le storie più caratteristiche e rappresentative di un fenomeno che dura da oltre 50 anni e che ha attraversato ogni sorta di genere, ed è con una punta di amarezza che bisogna dire che la risposta è no. I tre volumi d/visual sono da acquistare senza dubbio, per chi è interessato a riscoprire un genere di fumetto diverso dal solito blockbuster nipponico e che ha nostalgia dei mitici fumetti horror degli anni '50, ma bisogna purtroppo riconoscere due cose. La prima, è che per forza di cose molti racconti sono irrimediabilmente datati (altri tempi, altra sensibilità) e più di un vago sorriso non potranno evocare, nella loro semplicità. Il livello qualitativo delle storie è infatti medio-basso con pochi alti, e accanto a storielle molto gradevoli e divertenti (quelle presenti nei volumi 2 e 3, sopratutto) ve ne sono anche di molto noiose, o addirittura incredibilmente sintetiche e sbrigative, estremamente condensate come a testimoniare che l'autore volesse concluderle il prima possibile (esempio lampante l'ultima storia, "l'invasione dei tanuki"). Seconda e ultima considerazione è che voler rappresentare il fenomeno di Kitaro con una quindicina (circa) di storielle è semplicemente ridicolo: leggere la lista di tutte le storie di Kitaro (presente come dossier nei volumi 1 e 3) e vedere che neanche un 1/20 di esse è stata riportata, provoca una fastidiosa sensazione di incompletezza, di delusione, di occasione sprecata, di voglia di molto più materiale. Si poteva sicuramente fare di più, in questo senso. Concludendo, questa prima edizione occidentale delle avventure di Kitaro è deludente: siamo solamente al cospetto di un gradevole antipasto, sufficientemente gustoso per interessarci, sicuramente, ma troppo sintetico per restarci a lungo a memoria. Speriamo in qualche nuova edizione futura, delle avventure del piccolo Kitaro.
martedì, 26 febbraio 2008
MAO DANTE
Autore: Go Nagai
Anno: 1971
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (2 volumi)
Ryo Utsugi è uno studente liceale che, in molti suoi sogni, continua a trovarsi in un crepaccio dell'Himalaya al cospetto di un gigantesco demone. La sua vita cambierà quando, durante un'incursione alpina, scoprirà di possedere dei poteri che gli permetteranno per davvero di liberare il gigantesco mostro, e così i due si fonderanno insieme in un unico gigantesco corpo. Il gigantesco Mao Dante, posseduto dalla volontà di Ryo, inizierà così a cercare di scoprire la sua identità, e sarà l'incontro con la bella Medusa a rivelargli la sua origine e la storia di loro demoni. Una storia che sovvertirà i concetti di bene e male comunemente conosciuti...
Un anno dopo Harenchi Gakuen, e uno prima di Devilman, un appena 23enne Nagai aveva già scioccato le istituzioni con un altro manga assolutamente blasfemo e dissacratorio, che gli aveva accapparrato contro le ire funeste dei mass media portando la rivista su cui era serializzato a chiudere l'opera lasciandola incompleta. Mao Dante era il suo nome, ed ispirato alla Divina Commedia (di cui Nagai lesse da giovanissimo un adattamento per bambini) conteneva la prima vera idea di uomo-diavolo che poi sarebbe servita da prototipo al Devilman realizzato l'anno successivo. Capire il perchè di tutte le controversie fiorite addosso a Mao Dante non è assolutamente difficile: al di là della critica alle istituzioni sociali, Mao Dante osa per la prima volta rovesciare apertamente i ruoli di bene e male, prendendo apertamente posizione da parte di quello che è considerato male come gesto di critica e condanna alla società contemporanea fondata su una morale comune da tutti seguita ciecamente. Con Mao Dante, il giovane Nagai sviluppa per la prima volta la sua sapiente e spietata critica ai temi religiosi, demolendo nichilisticamente quell'ammasso confuso di morale, etica, ipocrisia, usi e costumi che governano la società contemporanea. Se in Devilman ha fatto la stessa cosa con risultati eccezionali, si può parlarne anche per Mao Dante? La risposta è un assoluto sì, perchè Mao Dante i numeri per essere considerato capolavoro li ha tutti. I due volumoni da 300 e passa pagine pubblicati dalla d/visual, a parte la solita altissima qualità di edizione (pagine a colori, sovracoperta, ottima stampa e rilegatura, etc), si leggono con una voracità incredibile. Qui Nagai, pur con un tratto datato quanto quello di Devilman (assurdamente superiore, però, nella complessità di sfondi) convince nuovamente, trasporta di nuovo negli abissi più oscuri della mente umana e dell'irrazionalità, conduce con tasso ipnotico il lettore fino alla grottesca scoperta finale che scardina totalmente le convinzioni di chi legge, producendo nuovamente un effetto di totale stordimento e sorpresa che ormai è entrato nell'immaginario collettivo degli amanti del geniale autore. Chi legge non disperi poi per l'assenza di finale e per i personaggi presentati e non più ripresi, perchè anche se l'opera è stata forzatamente chiusa, il finale aperto è geniale: i messaggi che l'autore voleva dare ci sono tutti, e anzi la conclusione è talmente elegante che anche come finale "default" sarebbe stato semplicemente perfetto. Interessante notare infine come in quest'opera l'autore fa un grandissimo uso di gigantesche tavole a doppia pagina (talmente tante che le 600 e passa pagine scoprirete di riuscire a leggerle in pochissimo tempo), poi scomparse nelle opere successive, e sopratutto come faccia un uso quasi totale di ombreggiature sui volti dei personaggi, artefizio questo che rende Mao Dante ancora più oscuro e tenebroso del successivo Devilman. E' poi anche da notare nuovamente la genialità di un autore che, senza aver mai voluto sceneggiare le sue opere (e Mao Dante non fa eccezione), ha continuato a disegnare inventandosi al momento gli sviluppi della vicenda, arrivano quindi per l'ennesima volta a sfornare una storia originalissima nata al momento. Concludendo, Mao Dante è un altro acquisto sicuro per gli amanti del buon fumetto ed ennesima grande prova di uno dei più importanti mangaka di tutti i tempi.
sabato, 09 febbraio 2008
RYUSEI IL TEMERARIO
Autore: Tetsuo Hara
Serializzazione: 1995 - 1996
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (3 volumi)

Ryusei Kato è uno scalmanato ragazzo che, dopo essere diventato a soli 16 anni il coordinatore responsabile della lega dei motociclisti del Kanto, sparisce inspiegabilmente nel nulla abbandonando la sua band. Tornerà 2 anni dopo, per scoprire che tutti i ex compagni centuari, per colpa del suo sostituto Yashiro, sono finiti con lo spacciare droga per conto della Yakuza. Dopo aver messo a posto le cose il ragazzo inizierà così una guerra contro la Yakuza, che lo porterà quindi a conoscere Kido, il capobanda di una cosca. Dopo aver intravisto nel ragazzo notevoli potenzialità carismatiche, Kido decide di affidare a Ryusei un suo vecchio sogno: quello di creare uno stato nuovo che riunisca tutti gli insoddisfatti della marcia società giapponese. Per far questo porta Ryusei ad Hong Kong e gli fa conoscere il leader dietro quest'ambiziosa operazione: Tsurugi Jouga...
Grande, grandissima occasione sprecata. Tetsuo Hara è un autore dalle grandi potenzialità: non solo ha un tratto pulito, dettagliato, realistico e bello da vedere con grandissima abilità nelle ombreggiature, ma spesso e volentieri ha anche dimostrato di avere ottime abilità anche nel sceneggiare. Ryusei non fa eccezione, se non nel fatto che, dopo 3 splendidi ed accattivanti volumi dove ben conosciamo la storia, il protagonista ed i personaggi, tutto si conclude d'improvviso con un finale aperto. Perchè Hara ha voluto troncare così d'improvviso un'opera così interessante e dalle grandi potenzialità? Per poca voglia? Non sono molte le storie che raccontano così bene di carismatici personaggi novelli Che Guevara che vanno in giro per il mondo in cerca di creare un futuro, ed è davvero un peccato che questo fantastico Ryusei, così ben scritto e disegnato, sprechi tutte le sue potenzialità in questo modo. In ogni caso il manga è davvero interessante e merita la spesa, ed è vero che, come strillavano le pubblicità all'epoca della pubblicazione in Italia, racchiude in sè tutta l'energia del mitico disegnatore di Ken il guerriero: in qualunque modo lo si guardi il giovane Ryusei sembra davvero un giovane Kenshiro (come al solito Tetsuo Hara dà ai personaggi dei suoi manga lo stesso aspetto fisico), solamente in salsa macho. Se il guerriero delle sette stelle è sempre serioso e adirato, Ryusei è uno scavezzacollo, un giovane impulsivo a cui piace scherzare col fuoco e che non ha il minimo remore a commettere atti fuori di testa che gli balzano in testa al momento: molto più immaturo, sì, ma anche molto più divertente e simpatico! Peraltro sempre da Ken (ma anche da quasi tutti gli altri manga similari da lui disegnati, compreso Keiji il magnifico) Hara riprende l'uso di disegnare sproporzionate le figure di diversi personaggi (solitamente villain o teppisti), per meglio rendere al lettore le sensazioni di timore che generano ai loro interlocutori. Vi sono infine ripresi dai vari manga precedenti anche i soliti temi "virili" dell'amicizia, del combattere e morire fino alla fine per i propri sogni ed ideali, la ricerca dell'esperienza per diventare qualcuno... Sembra per davvero di rivedere un Ken il guerriero all'ennesima potenza e leggermente più spigliato, ed è davvero così che ci si rimane davvero male per questa conclusione aperta così frettolosa e deludente. In ogni caso da leggere, e peccato per l'edizione Star Comics di formato standard (disegni simili avrebbero meritato di un formato maggiore per essere meglio valorizzati) e di bassa qualità di rilegatura.
martedì, 05 febbraio 2008
LA MASCHERA DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)
Terzo e ultimo (per ora) atto dell'orrorifica Saga della Sirena disegnata dalla Takahashi, la Maschera si rivela una discreta conclusione, seppur penalizzata dai soliti difetti, veri marchi della saga, che tornano a farsi sentire. Le due storie presenti nel volume ("Lo Sguardo della Sirena" e "La Maschera della Sirena") sono infatti a certi tratti originali, ma il tratto così inadatto al genere continua a renderle poco coinvolgenti, per nulla paurose o inquietanti. I difetti sono più o meno quelli del primo volume: scene splatter a volontà, anche gore, ma disegnate con il tratto di Lamù non possono far altro che far sembrare il manga un'altra delle tante opere umoristiche della Takashashi per un pubblico giovanissimo. Ecco perchè risulterà decisamente difficile affezionarsi ai personaggi delle due vicende, e sopratutto ecco perchè ultimato di leggere questo (breve) volume vi accorgerete che, nonostante il finale totalmente aperto, non avete voglia di leggere altre avventure di questi due protagonisti, tali Yuta e Mana, che in 3 volumi non si sono evoluti minimamente rimanendo sempre fissi sulle loro basilari caratterizzazioni. "Lo Sguardo della Sirena" in ogni caso si rivela la storia meglio riuscita del volume: Yuta e Mana dovranno stavolta sventare la minaccia di Shingo, un altro "giovane" immortale che però è una bestia umana che gode nel'uccidere, e che ha come occhio sinistro il bulbo oculare strappato a sua sorella. Inutile dire che, come nel miglior giallo, in questo suo occhio è rimasta impressa sulla retina il suo volto agghiacciante che si appresta a strapparlo via, e questa cosa gli causerà numerosi problemi e traumi. Così come è inutile specificare che Yuta era legato a questa sorella (l'ennesima ragazza di cui era innamorato in passato) e cercherà quindi di vendicarla togliendo di mezzo l'odiato fratello. L'inevitabile finale melodrammatico da tragedia greca farà il resto, consegnandoci nel finale una storia sanguinosa con qualche buona idea (la sorella di Shingo imbalsamata viva) ma dalla troppa voglia di stupire ad ogni costo. Ancora peggio è "La Maschera della Sirena": praticamente un rifacimento del fantastico "Segno della Sirena" presente nel precedente volume, questo remake ha di nuovo ad oggetto una inquietante storia tra un bambino e sua madre, ma stavolta i ruoli sono invertiti ed è la madre il mostro della vicenda, che maschera il suo orrorifico volto (testimonianza di aver tentato senza riuscirci di acquisire la giovinezza eterna mangiando carne di sirena) strappando via la pelle del volto alle sue vittime e appiccicandola al suo. Mai come in questo caso i disegni della Takahashi sono così totalmente inadatti a raccontare la storia, ed è così che la storia scorre via noiosa e senza mai disgustare visto il tratto semplicistico e fuori luogo. Ad un altro autore forse raccontare le stesse storie con disegni diversi garantirebbe un grande risultato: alla Takahashi si può solo dire che senza modificare il tratto di disegno non ha possibilità di lasciare il segno in ambito horror.
sabato, 02 febbraio 2008
IL SEGNO DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)
Secondo volume della Saga della Sirena di Rumiko Takahashi, e incredibile ma vero quasi tutti i difetti del primo volume vengono cancellati dalle 300 pagine del secondo, quasi tutte di livello buonissimo. Si inizia con "Fine di un Incubo", brevissima storia di 30 pagine che mostra Yuta e Mana alle prese con un altro sventurato che, dopo aver mangiato carne di sirena, s'è ritrovato trasfromato in una gigantesca e ributtante creatura senza ragione. Il mostro, novello mostro di Frankenstein, possiede dentro di sè ancora un'animo buono e gentile che si manifesta quando rapisce Mana e se ne innamora, e la sua inevitabile fine viene resa commovente dalle tristi atmosfere di solitudine che la Takahashi riesce a sviluppare in sole 30 pagine. Se all'autrice si chiedeva una dimostrazione delle sue innegabili capacità nel disegnare storie brevissime ma coinvolgenti, è da darle atto che questa "Fine di un incubo" ne è un rappresentante ideale. Si continua con "Il giorno della promessa", che dall'incipt sembra un'ennesima storia malinconica sul sempre più irritante e ripetitivo passato di Yuta a contatto con ragazze con cui non potrà mai passare la vita insieme. Evidentemente sbagliavo, perchè anche se è vero che conosciamo un'altra delle sue ex fidanzate conosciute quasi 100 anni prima, è la storia messa in piedi che è assolutamente crudele e intrigante: inganni, lontani omicidi, favole nere, passato doloroso e sensi di colpa che riaffiorano... La Takahashi se la cava egregiamente nell'orchestrare questo malinconico e crudele cocktail, ed il risultato finale è una sorprendente e originale favola nera che tiene incollati alla lettura. Si arriva poi a "Il Segno della sirena" che dà titolo al volume, e siamo indubbiamente di fronte al miglior racconto del volume, un inquietante thriller psicologico con sanguinoso finale: i soliti Yuta e Mana questa volta dovranno difendere un adorabile bambino dalla madre che tenta di ucciderlo, ma man mano che la vicenda avanza nuovi fatti verranno alla luce, fino a portare ad una spaventosa scoperta finale: il bambino è un piccolo demonio, un immortale che ha ormai 800 anni e che ha passato tutta la sua esistenza a condannare donne a fargli da madre! Takahashi orchestra così una storia veramente inquietante che ha l'apice nel fantastico climax finale, dove il bambino inizia con una freddezza ed una cattiveria allucinanti a sparare e a cercare di sgozzare i due protagonisti. Per una volta il tratto semplicistico e solare dell'autrice funziona egregiamente nel rendere ancora più spaventoso il piccolo demonio dal volto divertito e sereno, ed è così che questa piccola gemma rende automaticamente un acquisto doveroso il volume per gli appassionati dell'horror. Conclude il volume la storia "La princessa Shari", ossia un nuovo tuffo nell'infinito passato di Yuta: nuovamente tornati all'era feudale, questa volta vediamo Yuta stringere amicizia con una ragazzina immortale che, avendo la vita eterna in virtù di budella di Sirena impiantate nel suo corpo dal folle padre, passa la sua vita a nutrirsi di viscere di animali ed umani, formentando l'odio di un monaco che vuole porre fine alle sue scorrerie. Fortunatamente anche questa storia è decisamente più riuscita del passato, e i vari momenti prettamente horror e inquietanti riescono con buoni risultati a far passare di testa la non ottimale caratterizzazione dei personaggi e l'inevitabile finale tragico, intuibile fin dall'inizio. In definitiva questo "Segno della Sirena" è una gradita sopresa per chi è rimasto deluso dal precedente "Bosco", ed è prova lampante che con una grande vena poetica, sanguinaria e orrorifica anche la Takahashi può scrivere e disegnare notevoli storie dell'orrore pur avendo un tratto sicuramente poco consono al genere.
mercoledì, 30 gennaio 2008
DASH KAPPEI: GIGI LA TROTTOLA
Autore: Noboru Rokuda
Serializzazione: 1981 - 1982
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (25 volumi)

Per amore delle mutandine bianche indossate dalla professoressa di pallacanestro, il piccolissimo e geniale Kappei decide di iscriversi al circolo della pallacanestro. Con le sue tecniche segrete farà vincere alla squadra il campionato nazionale e conquisterà il cuore della bella Akane, ma non è finita qui: si iscriverà quindi ad altri circoli sportivi eccellendo anche in loro, fino a partecipare nel finale ad un massacante deathmatch mafioso per vincere i soldi in palio, che serviranno a salvare la scuola dalla bancarotta...
Dash Kappei è un manga di culto, su questo non ci piove. Conosciuto in Italia come Gigi la trottola, la creatura di Noboru Rokuda s'è ritagliata da tempo un posto nell'olimpo dei manga come uno dei fumetti più divertenti ed umoristici che si ricordino. Le fantastiche avventure di Kappei, piccolo geniale nano amante delle mutandine bianche che attraverso esilaranti tecniche segrete riesce ad eccellere in ogni genere di sport (pallacanestro, ping pong e scherma) e a conquistare il cuore della bella Akane sono ormai leggenda, ma è giusto cercare di voler analizzare più in profondità e con spirito critico un fumetto così leggendario, ed è così inevitabile che Dash Kappei debba pagare pegno e rendersi conto dei suoi nei. Se infatti i disegni spassosi, l'umorismo fuori di testa e la simpatia innata di Kappei e dei membri della squadra di basket riescono a far letteralmente divorare i primi 15 volumi (si segue la numerazione italiana) attraverso numerose, autentiche risate, bisogna prendere atto che più si va avanti a leggere e meno si ride. Le trovate demenziali continuano ad esserci, personaggi ben caratterizzati e stravaganti ci sono, ma è la qualità delle gags che sfuma terribilmente, andando dal flebile all'insignificante (in certi casi addirittura al pessimo gusto): un calo così netto di idee raramente s'è visto, ed è così che Dash Kappei si ritrova dopo un ottimo primo arco narrativo a scadere in vicende e situazioni così idiote, grossolane e noiose da rendere davvero tristissimo andare avanti nella lettura. Qualche trovata spassosa ancora si ritrova, ma diluita col contagocce e mischiata con l'allarmante povertà generale si dimentica subito. Davvero un peccato, ma visto il prezzo abbastanza contenuto ed un'ottima prima parte forse le motivazioni per acquistare questo manga le si possono ugualmente trovare. Assolutamente insufficiente l'edizione italiana a cura della Star Comics: i 17 volumi originali vengono sottilettati a 25 e stampati su carta igienica. Nota: le vicende di Dash Kappei terminano nel volume 24. Il 25 raccoglie storie fuoriserie aventi in comune la figura di Joe Crocker, personaggio apparso negli ultimi volumi della serie principale. Peccato che qualitativamente anche questo numero speciale si attesta sull'insignificante.
martedì, 29 gennaio 2008
NEKOMAJIN
Autore: Akira Toriyama
Serializzazione: 2001 - 2005
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)

Si sa, a volte è difficile per un autore di grande successo continuare a stupire il suo pubblico riciclando idee del passato. Toriyama è uno tra questi, ma si può ben dargli atto di aver saputo mantenere un profilo dignitoso, dopo il successo mondiale di DragonBall, con i successivi Cowa!!, Kajika e Sandland. Nulla di eccezionale o che rimarrà nella storia del fumetto, ma i tre manga si sono rivelati gradevoli storielle intrise di umorismo e originalità. Purtroppo è con il ciclo di storie di Nekomajin che tocca prendere atto del primo vero flop di Toriyama. Nekomajin e Nekomajin Z (la recensione fa riferimento al volume che raccoglie entrambe le serie e che idealmente è chiamato Nekommajin) sono infatti due cicli di storie decisamente deludenti, parecchio distanti dall'umorismo evocato in passato dall'autore. Andiamo con ordine: Nekomajin narra delle avventure di questo omonimo misterioso essere, una sorta di grande gatto che cammina a due zampe, ha l'altezza di un umano ed ha la capacità di parlare. Nekomajin è poi un grande esperto di arti marziali, e le usa unicamente per soddisfare il suo ego e dimostrare di essere il più forte di tutti. Nelle prime avventure lo vedremo quindi in giro nelle sue terre alle prese con uomini comuni, amici ed addirittura una coppia di improbabili alieni. Purtroppo nessuna di queste storie sono minimamente collegate, e anzi ciascuna presenta personaggi particolari che avrebbero il carisma necessario per diventare presenze costanti della saga (tra i tanti vi è pure un ragazzino supereroe!), ma che invece esauriscono il loro ruolo in una ventina di pagine. L'umorismo grossolano non aiuta a digerire l'insignificanza di queste storielle di basso livello, e se a questo aggiungiamo una sorta di illogicità nella sceneggiatura (sovente capiterà di domandarsi a che serve presentare certe situazioni assolutamente gratuite che non hanno alcuna ripercussione nel futuro) capirete perchè la prima metà dell'albo è assolutamente insufficiente. Anche Toriyama lo avrà capito all'epoca, e difatti non stupisce vedere come, nel ciclo di storie successivo, l'autore decide di risollevare il futuro editoriale della sua creatura scomodando nientepodimeno che i personaggi della sua opera di culto DragonBall! Nekomajin Z fin dal suo titolo è infatti una promessa d'intenti, che andranno a realizzarsi subito quando nelle nuove avventure Nekomajin affronterà uno dopo l'altro vari avversari provenienti dall'universo di Goku e co., compresi super sayan, figli di Freezer, e addirittura Vegeta e Majin Bu! E' qui che l'opera ritrova una vera dignità, visto che le gag di Toriyama tornano a livelli decenti, le storie mantengono una continuity e la nostalgia di DragonBall permette di apprezzare molte chicche e trovate parodistiche, tra cui un improbabile Vegeta che si inventa una chiamata al cellulare come scusa per non combattere contro Nekomajin! Purtroppo un'opera brevissima di cui solo metà di un certo valore non è certo una gran garanzia di qualità, e difatti Nekomajin nell'arco di 5 lentissimi anni di serializzazione sembra esaurito quasi subito le sue potenzialità, costringendo Toriyama ad una prematura conclusione (a fronte di varie schede illustranti una vasta tipologia di di Nekomajin, cosa che probabilmente avrebbe ispirato altri cicli di storie). Quel che rimane è in definitiva un fumetto abbastanza insignificante, che si risolleva fino ad arrivare alla sufficienza unicamente in merito ad un "secondo tempo" discretamente divertente, per chi è cresciuto con DragonBall. Ma evidentemente c'è molto di meglio in giro. Vagamente deludente l'edizione italiana Star Comics, che volendo adottare lo stesso identico formato della Perfect Edition di DragonBall per poterli idealmente accostare nella libreria, si dimentica fatalmente di ciò che rende migliore l'edizione di DragonBall: la presenza di tutte le originali pagine a colori.
sabato, 26 gennaio 2008
IL BOSCO DELLA SIRENA
Autrice: Rumiko Takahashi
Serializzazione: 1984 - 1994
Casa editrice: Star Comics
Formato: manga (1 volume)

C'è davvero chi pensa che Rumiko Takahashi sia brava solo a disegnare opere bizzarre ed umoristiche (Ranma 1/2, Lamù)? No, perchè la "principessa dei manga" ha già confermato innumerevoli volte il suo talento eclettico spaziando dalle commedie al dramma, dal dramma al fantasy e pure finendo al romantico, ed è quindi con notevole interesse che mi appresto a commentare la sua prima vera opera spiccatamente horror, le cui atmosfere influenzeranno approfonditamente il recente Inuyasha. Sto parlando della Saga della Sirena, iniziata nel 1984 e andata avanti fino al 1994: tre volumi che raccontano in chiave horror e in atmosfere decadenti e malinconiche la vita di Yuta e Mana, due ragazzi che hanno avuto la sfortuna di avere guadagnare l'immortalità mangiando la carne della leggendaria creatura marina. A scanso di equivoci... qui le sirene non sono viste come romantiche bellezze mozzafiato, ma autentici ripugnanti mostri la cui carne mangiata o uccide, o trasforma in mostri o, in rarissimi casi, dona la vita eterna. In questi tre volumi la Takahashi disegna così numerose storie autoconclusive, quasi tutte aventi come protagonisti i due ragazzi alle prese con problemi di solitudine e paura di perdere l'altro/a, nel cui tragitto incontreranno ed affronteranno altri immortali in storie più o meno orrorifiche. In questo primo volume, intitolato Il Bosco della Sirena, troviamo 3 storie. La prima è ovviamente la presentazione dell'opera, e ci cala nel background principale: nel suo peregrinare centenario Yuta incontra in una foresta una congrega di donne anziane, che finiranno successivamente col rivelarsi sirene dalla vecchiaia millenaria in procinto di divorare la giovane e bella Mana, la cui carne immortale potrà riportarle alla giovinezza. Yuta salverà così Mana dopo una difficile battaglia contro le spaventose creature. La seconda storia è ambientata centinaia di anni prima in piena epoca feudale, ed ha come unico punto di collegamento con l'episodio precedente l'immortale Yuta. Rin è una giovane e forte ragazza di un piccolo villaggio di pescatori, alle prese con una banda di pirati. La ragazza incontrerà così Yuta e ne ne innamorerà, ed i due affronteranno assieme il gruppo di pirati che intanto vengono guidati da una donna che vuole catturare una sirena. Il terzo episodio è quello che dà il titolo al volume, ed è nuovamente ambientato ai giorni nostri: Yuta e Mana affrontano una bellissima ed immortale ragazza condannata a vivere per sempre con gravi malattie al corpo, ma dovranno scoprire l'inquietante segreto che la lega alla sua vecchia sorella. Delle tre storie la migliore è sicuramente la terza, ben scritta e sottilmente inquietante, ma è un peccato che il buon ritmo di narrazione di tutte e tre e l'originalità generale complessiva vengano spesso rovinate da caratterizzazioni abbastanza bruttine che pesano non poco sul gradimento finale. Yuta e Mana sono infatti due protagonisti poco caratterizzati, monotematici nella loro personalità: lui sempre a soffrire ed avere incubi sul suo passato, e lei sempre a fare l'eterna ingenua che non capisce nulla di ciò che prova per lui (una costante nei lavori della Takahashi, ma un briciolo di più fantasia proprio no?!). Peraltro poi se il soggetto delle tante storie della saga va più che bene, sono le sceneggiature che spesso lascinano a desiderare: possibile che in ogni episodio sia Yuta che Mana devono morire e resuscitare più o meno per 2 volte?! Alla lunga si scade nell'involontariamente ridicolo, con questi due personaggi che muoiono qualcosa 5 volte a volume e che poi resuscitano forti e felici come prima. Lo splatter scorre copioso, ma anche qui c'è un neo: inutile negarlo, il tratto così semplicistico e caratteristico della Takahashi mal si presta al venire utilizzato in storie dell'orrore, ed è anche per questo che emotivamente la saga è poco coinvolgente ed i momenti di vera suggestione sono diluiti col contagocce. I complimenti alla Takahashi vanno fatti per aver almeno provato a cambiare totalmente genere dopo aver ultimato Lamù, ma con un tratto simile e con una sceneggiatura ridondante e a tratti noiosa non si va lontano...
lunedì, 17 dicembre 2007
DEVILMAN: TIME TRAVELLERS
Autore: Go Nagai
Anno: 1981
Casa editrice: D/Visual
Formato: manga (1 volume)

Dopo uno scontro con un demone, Akira e Ryo finiscono col finire in un buco spazio-temporale che li porterà a ritroso nel tempo in diverse famose epoche storiche. A Vienna incontreranno un giovane Hitler, nella Francia del 1400 Giovanna D'Arco, nella Grecia antica la dea Nike, poco prima della rivoluzione francese la regina Maria Antonietta e nel far west americano una tribù di Cheyenne in procinto di essere sterminata dagli uomini del genrale Custer. In ciascuna di esse Akira dovrà affrontare dei demoni che cercheranno di cambiare la storia dell'umanità...
Sulla carta, Shin Devilman (Time Travellers, fuori dal Giappone) sembra avere tutte le potenzialità per essere un signor fumetto: ambientata nel primo arco narrativo del capolavoro del '73 (quello che riguarda i primi scontri di Akira Fudo contro i demoni), questa raccolta di storielle fantasy (pubblicate in Giappone su diverse riviste e poi finalmente riunite in un unico volume) racconta delle diverse avventure di Ryo e Akira a spasso nel tempo in diverse epoche della storia. La possibilità di far incontrare Akira con personaggi storici famosi è intrigante, e l'ottimo disegno di un Nagai sicuramente più maturo come tratto (meno acerbo rispetto al passato), valorizzato da moltissime pagine a colori, sembra promettere benissimo. Eppure, il risultato è una delusione incredibile: pochissimo spazio (anzi, quasi inesistente) viene infatti dedicato all'approfondimento dei diversi contesti storici, e così tutto si riduce a brevi, basiche storielle dove i nostri due personaggi incontrano un personaggio importante, ci parlano e quindi affrontano il demone di turno. Incredibile è la piattezza di tutti questi episodi, dove nessun personaggio gode di una caratterizzazione minimamente sufficiente, e sopratutto incredibile è la pesante iniezione di inverosimilità che Nagai inserisce in ogni storia per chissà quali motivi. Basterebbe solo soffermarsi nell'episodio ambientato a Parigi tre giorni prima della rivoluzione francese per capire cosa intendo: Akira e Ryo che senza alcun problema si introducono nella reggia di Versailles e poi direttamente nelle camere di regina Antonietta senza che nessuno li fermi?! Ma come hanno fatto ad entrare ed arrivare fin lì?! Andiamo poi nell'avventura ambientata nel far west americano poco prima della battaglia di Big Horn: Akira e Ryo, due giapponesi moderni, entrano in un attimo in una tribù di Cheyenne e si adattano subito ai loro usi e costumi divenendo rapidamente due indiani anche loro?! Come hanno fatto ad imparare la lingua e la cultura dei nativi in così poco tempo?! E come mai sanno parlare perfettamente le lingue di ogni epoca?! Tedesco, francese, addirittura greco antico... questa collezione di spaventose ingenuità è imperdonabile, e qui vale ben poco la regola del "è solo un fumetto" perchè nell'originale Devilman c'era sempre stato un approccio fortemente realistico alla storia. L'assenza totale di finale (come hanno fatto a tornare al loro presente?) rimpiazzato da una brevissima storia ambientata nel finale del classico fumetto del '73 (ed inserita in appendice al secondo volume di Devilman nella vecchia edizione italiana Dynamic) è la conferma definitiva che questo volume, al di là dell'intrigante premessa iniziale, è scritto e disegnato in modo talmente svogliato che neanche si ha avuto voglia di dargli un finale. Dedicato unicamente ai fan sfegatati di Devilman. Nota positiva comunque per l'edizione italiana D/Visual, costosa ma infarcita di pagine a colori.
domenica, 16 dicembre 2007
ANNE FREAKS
Autrice: Yua Kotegawa
Serializzazione: 2000 - 2002
Casa editrice: Planet Manga
Formato: manga (4 volumi)

Anna è una giovanissima e bellissima ragazza di 16 anni, simpatica e dolcissima. Dietro la sua splendida facciata si nasconde però il demonio: è figlia di un ex boss della setta religiosa-terroristica Kakuseisha, e allenata fin da piccola al mestiere di killer è divenuta una sadica e spietata assassina che trova felicità nell'uccidere la gente. Metterà alle sue dipendenze due giovani disadattati (uno di essi, Yuri, ha lasciato morire la madre davanti ai suoi occhi), e con essi inizierà una sanguinosa guerra personale contro la Kakuseisha. Yuri si innamorerà di Anna e tenterà fino alla fine di farle abbandonare le sue sanguinose abitudini, ma sarà lui a riuscire nel suo obiettivo o lei a stregarlo facendolo diventare uno spietato assassino come lei?
Ed eccoci ad uno dei manga più disturbanti e nichilisti che si siano visti negli ultimi anni, Anne Freaks. A metà tra lo shojo (la tendenza a disegnare in modo kawaii i personaggi) e lo shonen (il tratto nel disegno e sopratutto la grande enfasi posta nelle scene d'azione), questa nuova originale opera della Kotegawa è probabilmente uno dei più cattivi fumetti che vi possa capitare di leggere. Una sorta di Natural Born Killers su carta? Diciamo di sì: Anne Freaks nasce per dare faccia al pericoloso fenomeno della delinquenza psicotica giovanile (quella alla Erika e Omar per intenderci), particolarmente presente nella realtà nipponica, e lo fa usando come protagonista una ragazza bellissima e carismatica che ha l'hobby di torturare e uccidere le sue vittime pur di raggiungere i suoi obiettivi. A fungerle da coscenza c'è Yuri, ma è inevitabile che la debolezza del ragazzo cadrà presto alle lusinghe ed alla seduzione di Anna. Se da un lato quindi il carisma e la bellezza di una bella psicotica portano ad un male spietato nella società, dall'altro abbiamo un commissario della polizia dai metodi fascisti che fino alla fine cerca di uccidere Anna ed i suoi complici anzichè cercare di riportarli sulla giusta strada visto che li considera irrecuperabili. A cercare di fungerle da coscenza ci penserà una collega della sezione minorile che vuole tentare di riportare i ragazzi sulla retta via, ma alla lunga si capirà che anche i suoi metodi (come quelli di Yuri) sono fallimentari, e così la polizia deciderà che la prossima volta farà fuoco istantaneo sui tre criminali senza curarsi dell'illegalità della cosa. Esistono davvero persone così irrecuperabili che solo uccidendole si può evitare che danneggino la società? Per la Kotegawa probabilmente sì, ed è in questo messaggio assolutamente provocatorio e senza speranza che Anne Freaks mette a disagio il lettore. A rendere poi ancor più disturbante il messaggio vi è poi la tendenza della Kotegawa a buttare su scenette kawaii e sull'umorismo certe situazioni decisamente truci o serie, come a tentare di buttare sul ridere il fatto che la protagonista di queste gag è una sadica assassina dal viso angelico: racrapricciante. Al di là dei messaggi controversi, Anne Freaks non si può in ogni caso definire un lavoro del tutto riuscito. Buonissimi e abbastanza dettagliati sono i disegni e le tavole, ma diversi personaggi si sarebbe potuto differenziali maggiormente dal lato dell'aspetto fisico, sopratutto nel caso di Moe, il prete e Yuri: tutti capelli corti neri e occhi sottili, tanto che spesso si incappa nel pericolo di confonderli. I primi tre volumi poi scorrono via abbastanza bene e con ritmo, ma nel quarto tutto scade: non solo assistiamo a colossali iniezioni di inverosimilità (un personaggio viene buttato giù da due piani con una corda al collo e sopravvive al soffocamento pur andando in coma: peccato che nelle impiccagioni si muore perchè il collo si rompe, non per mancanza d'aria) ma dobbiamo pure sorbirci un finale lasciato totalmente aperto. Certo, il messaggio nichilista d'apertura trova totale sublimazione in questa conclusione, ma magari si sarebbe potuto evitare di lasciare dei conti totalmente in sospeso e lasciati all'immaginazione. La buonissima caratterizzazione dei personaggi principali e le atmosfere cattive e senza speranza di questo disturbante manga sono probabilmente i motivi che vi convinceranno ad acquistare questi 4 volumi, ma Anne Freaks avrebbe potuto essere sviluppato decisamente meglio, sopratutto nel finale.